Il testimone

di Frank Barretti

Inopportune e scandalose quanto si vuole, le ultime immagini del Papa alla finestra del suo studio; tuttavia portatrici di un messaggio, di un addio tragico e consapevole del leader religioso rivolto ad una platea mondiale di non solo cattolici, il grido soffocato di chi vorrebbe ancora combattere e non può, come a rivendicare “ ho vissuto per voi e con voi “, per voi, cioè anche attraverso di voi, in uno scambio insistentemente cercato di valori da diffondere e di valori almeno da leggere e analizzare.

Si potrebbe dire in una parola: testimonianza, nel senso più alto e più complesso del termine. E che cosa è, se non testimonianza, la strategia del suo Pontificato di movimento, se non una Chiesa aperta, pur nell’impenetrabilità dei dogmi, e lui il parroco da un capo all’altro del globo, a volte bonario e pieno di slanci di vita, a volte sferzante, pauroso di una sola cosa, la solitudine e l’isolamento. Non fu, il suo, il destino di un solitario, ed egli fece di tutto perchè esattamente questo avvenisse.

Fu un mistico? In parte, ma non solo. Fu un pragmatico? Forse, ma impiegò gran tempo a ridisegnare e sbalzare in rilievo i connotati di una Chiesa che i suoi elettori avevano visto persa e sbandata nelle pieghe di un Concilio troppo permissivo e troppo vòlto al progresso, insomma l’avvento del Gran Restauratore, di un Messia fustigatore.
Almeno in parte è stato questo il ruolo di Karol Wojtyla, la riconquista di una forte identificazione per condurre Roma ai nuovi traguardi della modernità. Ne sanno qualcosa i teologi della liberazione e la Compagnia di Gesù, mentre salivano e si rafforzavano Opus Dei e Comunione e Liberazione. Ma grande fu la sorpresa quando ci si accorse che Wojtyla stava introducendo dell’altro nel suo disegno dichiarato, l’attenzione all’individuo, l’affermazione e la difesa della dignità e dei diritti di esso, ed oltre fino alla dimensione di nazione e continente, qualcosa di rivoluzionario in tempi di massificazione diffusa. I diritti dell’individuo e i diritti sociali: se ne legge in tante sue Encicliche ed esortazioni.

Ma allora fu un Papa politico. Certo che sì, sia per quanto riguarda la politica ecclesiale sia per quanto attiene alla politica tout court. Se all’interno della Chiesa l’auspicata maggiore collegialità rimase in buona sostanza allo stadio d’enunciazione, neppure tanto convincente, all’esterno il successo fu colossale. In capo a due anni la Chiesa fu portata al livello delle grandi potenze mondiali, con una allure da grande potenza spirituale, dispensatrice di strumenti morali e di pacificazione; non aveva divisioni, il Papa, ma la sua opinione ebbe un peso sempre maggiore, Capi di Stato, Re e ministri degli Esteri presero a frequentare, quando se ne presentava l’occasione, le stanze alte del Palazzo Apostolico e Karol Wojtyla distribuì consigli e comunque pareri per tutti. Quasi sempre alla pari, grande fra i grandi, America, Unione Sovietica o Francia che fossero.

Erano i tempi della guerra fredda, anche tempi di tentati assassinii, ma i colpi di pistola del sicario Alì Agca rimasero un losco episodio, chiunque sia stato ad armarne la mano. Tornando oggi a quegli anni, sembra stagliarsi la figura di un Wojtyla come stretto nella morsa del conflitto Est-Ovest, un conflitto che attanagliava soprattutto l’Europa. Bisognava rompere quella morsa e Wojtyla fece la sua parte, per quanto poté, agendo nel suo campo di provenienza, un Est europeo
già corroso dai piani del socialismo imposto e prossimo al fallimento: Polonia, Solidarnosc, Ostpolitik vaticana.

Fu vera gloria per Wojtyla? Sostiene Gorbaciov ( che del Papa fu co-protagonista alla fine degli Anni Ottanta): “ Tutto ciò che è successo nell’Europa Orientale non sarebbe stato possibile senza il grande ruolo, anche politico, che lui ha saputo giocare sulla scena mondiale. Anche oggi che nella storia d’Europa è avvenuto un cambiamento profondo, papa Giovanni Paolo II avrà comunque un grande ruolo politico. Siamo, infatti, in una fase molto delicata di passaggio in cui l’uomo, la persona, hanno e devono avere un peso davvero decisivo nella società”.

Wojtyla parve quasi schermirsi: “ Io non credo che si possa parlare di ruolo politico in senso stretto, perché il papa ha come compito quello di predicare il Vangelo. Ma nel Vangelo c’è l’uomo, il rispetto dell’uomo, dunque i diritti umani, la libertà di coscienza e tutto ciò che appartiene all’uomo. Se questo ha un valore politico, allora sì, vale anche per il papa. Ma sempre parlando dell’uomo, difendendo l’uomo”. Parole del marzo 1992. Da allora, uno studioso inglese prese a parlare di Wojtyla come del “ politico di Dio”.

Wojtyla, il Papa che capovolse il mondo. Vero, in un certo senso. Perché Wojtyla spostò sempre più l’attenzione al gran tema dei rapporti Nord-Sud, l’Occidente che domina e la povertà dei Paesi che non emergono mai. La difficoltà anche della Chiesa nel diffondere la cultura del riscatto e del progresso. In uno slancio di sincerità, durante il viaggio nei Paesi Baltici appena liberatisi dal dominio sovietico, ebbe a chiedersi, ragionando sui perché della nascita del comunismo, che qualche buon motivo doveva pur esserci alla base della rivolta, quanto forte fosse la sete di giustizia poi tragicamente tradita dai regimi totalitari.

Ma il mondo stava andando avanti nella direzione sbagliata, il mercato selvaggio, il terrorismo, lo scontro possibile con l’Islam, le guerre del Golfo. Il riconosciuto pacifismo del Papa è un semplice “ ismo” o un’idea fondante di convivenza civile dentro e fra gli Stati? Con un’intuizione geniale, nel lontano 1986, Karol Wojtyla aveva accolto ad Assisi i capi di tutte le religioni monoteiste per una sorta di patto sacro, da tutti sottoscritto: che le religioni, appunto, mai diventino occasione e strumento di guerra, il dovere di amare e del perdono sopra tutto. Nasceva lo “spirito di Assisi” nel momento più ambiguo e più duro della guerra fredda.

Oggi varrebbe la pena di soffiarci dentro un po’ tutti, e di soffiarci forte. C’è qualche cardinale d’alto rango che si affanna a spiegare come e qualmente lo stesso Poverello avrebbe qualcosa da eccepire, se l’Occidente, dall’America in qua, deve armarsi per lo meno spiritualmente, se vuole rispondere bene quando sarà chiamato all’eterno scontro con il Male d’Oriente. E’ chiaro. Chiaro? E’ tempo d’andare. Il testimone passerà ad altri.

Chi sarà il nuovo Wojtyla? Ci sarà un altro Wojtyla?

(www.rassegna.it, 1 aprile 2005)

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