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Subito un incontro con i vertici aziendali di
Banca Intesa e San Paolo. A chiederlo sono i sindacati del settore del
credito, all'indomani della fusione tra i due gruppi. A motivare la
richiesta, le notizie apparse su alcuni quotidiani secondo cui
l'aggregazione comporterebbe 15.000-20.000 esuberi. ''Abbiamo già
chiesto verbalmente un incontro con l'azienda - dicono i
rappresentanti di Fabi, Fiba-Cisl e Uilca - e stiamo per preparare una
richiesta formale per avere un quadro più chiaro in attesa della
presentazione del piano industriale''.
Quei 15.000 esuberi sono ''cifre campate in aria'' per il segretario
generale della Fisac-Cgil Mimmo Moccia, e ''illazioni'' per il
segretario generale di Fiba-Cisl Giuseppe Gallo. Moccia fa sapere che
la Fisac Cgil è ''assolutamente indisponibile a piani di esodo che non
siano su base volontaria, a una mortificazione dei livelli
professionali e a una politica incentrata solo sull'abbattimento dei
costi''. Un'ipotesi di soluzione sarebbe la cessione di sportelli ad
altri istituti: sempre il segretario della Fisac non esclude che ''un
corposo numero di sportelli vada a Credit Agricole come contropartita
al suo consenso all'operazione''. In attesa di valutare il piano
industriale - che non sarà pronto prima di ottobre, novembre - i
sindacati chiedono un primo confronto con l'azienda, un sorta di
incontro preliminare nel quale avere indicazioni più attendibili sui
contorni del nuovo gruppo.
Un gruppo bancario da 60 miliardi di euro di capitalizzazione, con
6.200 sportelli in tutta Italia, quasi 100 mila dipendenti, 13 milioni
di clienti e 540 miliardi di attivi. La settima banca d'Europa per
dimensioni. Questo il profilo della fusione tra Banca Intesa e
Sanpaolo Imi maturata, a sorpresa per molti, negli ultimi giorni. Il
via libera ufficiale è arrivato il 26 agosto, con l'approvazione dei
consigli dei due istituti. Semaforo verde anche dai soci stranieri,
Crédit Agricole e Banco Santander. Qualche condizione l'hanno posta
solo gli azionisti francesi di Intesa, che hanno chiesto la tutela dei
loro interessi strategici.
Il gruppo sarà co-guidato dal presidente di Intesa, Giovanni Bazoli, e
da quello del Sanpaolo Enrico Salza. Bazoli presiederà un consiglio di
sorveglianza, Salza invece il consiglio di gestione. Al timone,
operativamente, andrà Corrado Passera, affiancato da due direttori
generali, uno dei quali Pietro Modiano.
"L’aggregazione fra Banca Intesa e San Paolo Imi darebbe vita un polo
bancario nazionale di dimensione europea, così come richiesto dalle
nuove dimensioni del mercato e dall’esigenza di salvaguardare, nello
scenario globale, forti poli di interesse nazionale – è quanto afferma
in una dichiarazione il segretario generale della Cgil Guglielmo
Epifani - . E’ evidente che per dare un giudizio più compiuto per le
implicazioni delle integrazioni industriali e delle conseguenze su
qualità e quantità dei livelli occupazionali sarà necessario conoscere
il progetto nel suo dettaglio. In ogni caso andrà prevista, nei tempi
più rapidi possibili, l’apertura di un tavolo di confronto fra il polo
che si andrebbe a creare ed i sindacati di settore, perché il processo
possa avere anche le caratteristiche di un trasparente e costruttivo
rapporto fra impresa e lavoro – conclude Epifani”. |