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Primo Maggio

Manifestazione nazionale a Locri. La centralità del Mezzogiorno

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Primo Maggio

Manifestazione nazionale a Locri
La centralità del Mezzogiorno

di Segreteria Cgil Calabria

Da oltre 100 anni i lavoratori di tutto il mondo festeggiano il primo maggio e, per la prima volta nella storia sindacale italiana, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di tenere questa importante giornata di mobilitazione e di lotta in Calabria e nella città di Locri. È una scelta politica importante per la Calabria e una grande opportunità per tutti i lavoratori, i pensionati, i disoccupati e i cittadini calabresi, che sicuramente sapranno accogliere tale evento con una consistente e forte partecipazione di massa.

La giornata di lotta del Primo maggio 2006 è la continuità della manifestazione del maggio 2005 di Lamezia Terme per dire, ancora una volta, basta allo strapotere della criminalità organizzata e all’emergenza e alla tracotanza manifestatesi con atti delittuosi di eccellenza, per ultimo a Locri quello dell’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno. Le confederazioni nazionali, con la manifestazione del Primo maggio 2006 a Locri, continuano a porre la necessaria e giusta attenzione ai problemi del Mezzogiorno e in particolare della Calabria e della provincia di Reggio Calabria. È una giornata di mobilitazione, dei lavoratori e dei pensionati, di grande valore e significato sindacale, perché pone al centro delle rivendicazioni il lavoro, lo sviluppo, la difesa della Costituzione italiana, la libertà e le azioni di contrasto alle mafie.

È da Locri che, dopo la manifestazione dello sciopero generale del 25 novembre 2005, riparte la lotta sindacale per porre con forza, innanzitutto al nuovo governo Prodi, al governo regionale e agli enti locali calabresi la richiesta di una nuova politica che faccia finalmente uscire le regioni meridionali e, soprattutto, la Calabria dalle condizioni di sottosviluppo storico in cui si trovano. Le regioni del Mezzogiorno sono una risorsa indispensabile per la ripresa economica del paese e per stabilire la cooperazione economica e sociale con l’area del Mediterraneo. Inoltre, la soluzione dei problemi occupazionali e la qualificazione della forza lavoro e dei disoccupati sono fattori fondamentali per una maggiore coesione sociale e per lo sviluppo del Mezzogiorno e del paese. La sinergia fra crescita, sviluppo e nuova occupazione nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Calabria, deve dare speranza alle popolazioni e, soprattutto, ai giovani disoccupati che oggi, diversamente dai loro padri, spesso sono costretti a emigrare per avere un lavoro precario e mal retribuito.

Il ripristino della legalità, nel paese e in Calabria, a iniziare dalle regole che governano il territorio, è la condizione necessaria per lo sviluppo, la democrazia, la libertà e la convivenza civile. Il sistema politico affaristico e malavitoso per molti anni ha indebolito e a volte smantellato le regole e gli strumenti di democrazia, incidendo pesantemente nelle trasformazioni del territorio e del potere economico e politico. Tutto ciò ha significativamente ridotto la credibilità delle istituzioni pubbliche, in particolar modo della pubblica amministrazione. L’assenza di regole, in alcuni casi, e il mancato rispetto, in altri, hanno minato il rapporto di fiducia fra i cittadini e le istituzioni di governo del territorio. Sono anche questi i motivi che hanno portato all’annullamento di ogni forma di interesse collettivo e a favorire la riduzione del peso dell’intervento produttivo a discapito della rendita parassitaria.

Cgil Cisl e Uil reagiscono a tutto ciò con chiarezza e in modo determinato con la giornata di lotta del Primo Maggio, così come hanno già fatto i giovani di Locri, che vogliono costruire e vivere il loro futuro in Calabria e a Locri. È pertanto fondamentale, attraverso la mobilitazione, smantellare il perverso intreccio fra criminalità e affari che ha pesantemente limitato gli spazi di democrazia nel territorio.
Infine, altro aspetto importante della mobilitazione del Primo maggio 2006 è quello di dire no all’ingiusta legge sulla devolution, che modifica gravemente e in peggio la carta costituzionale, mettendo in discussione l’unicità dello Stato Italiano e la solidarietà fra le regioni ricche e quelle povere. Lo Stato nazionale, al di là del luogo in cui ogni singolo cittadino vive, dovrà comunque continuare a garantire tutti i diritti universali, quali scuola, sanità e sicurezza.
 

(Rassegna Sindacale, 27 aprile 2006)

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