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generale Guglielmo Epifani, il pubblico di Mantova e
tre scrittori emergenti Tre autori della nuova generazione, tornata a
scrivere sui problemi del mondo del lavoro. Epifani parlerà con loro
dei più pressanti temi che riguardano i giovani: le nuove attività, le
incertezze di generazioni sempre più in bilico, l’incubo della
precarietà permanente. La presenza di Epifani a Mantova durante il
Festival arricchisce ulteriormente una manifestazione unica e
coinvolgente, giunta alla decima edizione a conferma del
riconoscimento di pubblico e di critica ormai acquisito. Il
Festivaletteratura è un’iniziativa speciale, ricca di quel fascino
particolare che nasce dal sapere, dalla scoperta di idee, di mondi e
di cose nuove, dalla voglia di ascoltare dalla voce dei protagonisti
le loro storie, che avvolgono in una specie di fremito tutta la città.
Mantova, in questa occasione, sembra splendere più del solito di quel
connubio tra la cultura e le sue bellezze architettoniche e
artistiche. Non c’è palcoscenico migliore di quello del Festival per
raccontare i nostri primi cento anni. Un palcoscenico aperto, col suo
pubblico e i suoi autori, al mondo intero. Un palcoscenico in cui
ricordare che la storia della Cgil è un’unica cosa con la storia
sociale, politica, economica e istituzionale del nostro territorio e
del paese. È la storia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che con
sacrifici, determinazione e lotte sono riusciti a dare un contributo
fondamentale alla crescita e allo sviluppo economico, civile e
democratico di Mantova e dell’Italia. È attraverso il lavoro che
milioni di lavoratori hanno saputo riscattarsi e rivendicare con
dignità il proprio ruolo nella società.
A Mantova nel 1861, subito l’unificazione d’Italia, si sono sviluppate
le società di mutuo soccorso e hanno avuto luogo le prime lotte
contadine, sfociate tra il 1880 e il 1885 nei moti della Boje. Moti
che restano uno dei simboli più significativi della lotta dei
braccianti e dei lavoratori della terra per contrastare la pellagra,
per rivendicare orari meno massacranti e salari che permettessero alle
famiglie una vita dignitosa. A San Rocco di Quistello, piccola
località in provincia di Mantova, è nata nel 1890 la prima lega
contadina d’Italia. In città si è costituita nel 1901 la federazione
provinciale dei lavoratori della terra, che ha anticipato di pochi
mesi quella nazionale. La Federazione nazionale si è trasformata nel
1902 in segretariato – in capo al quale, nel 1905, è stata eletta una
donna, Argentina Altobelli – con sede nazionale a Mantova.
Da queste radici trae origine la nostra storia che, col passare del
tempo, ha saputo interpretare il passaggio da un territorio
prettamente rurale e agricolo a realtà industriale. Un solo filo
conduttore, per noi, non è mai cambiato: porre al centro del nostro
impegno le condizioni di chi lavora. Oggi più che mai, di fronte alle
trasformazioni che rischiano di spingere milioni di giovani verso la
marginalità sociale, privandoli di diritti e di tutele, sottoponendoli
a ricatti e a imposizioni, è necessario ridare valore al lavoro,
ridare dignità e certezze a chi si affaccia al mondo del lavoro.
Celebrare il nostro centenario ha quindi un duplice significato: da
una parte recuperare la memoria, dall’altra utilizzare questa memoria
per interpretare l’attualità e i cambiamenti in atto. Credo che lo
spirito di rievocazione del Centenario della Cgil sia molto simile
allo spirito del Festival. Due mondi, il Lavoro e la Letteratura, si
amalgamano nell’identica volontà di capire, di ascoltare e conoscere
il passato e il futuro. |