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La strage di Portella della Ginestra è un crocevia
della storia, non solo della Sicilia, ma anche dell’Italia del secondo
dopoguerra. È la prima manifestazione di una “strategia della
tensione”, e le tante ricostruzioni dell’evento si sono tinte di
“giallo”, favorendo il susseguirsi di ipotesi complottistiche sui
“misteri” legati a quel
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1° maggio del 1947. La ricerca “La memoria e il
lutto” non segue questa strada. Si propone, invece, di tornare al
vissuto e di riflettere anche sulla percezione che i protagonisti ne
ebbero, di rintracciare le tante memorie che hanno conservato
palesemente o silenziosamente l’evento della strage all’interno della
stessa comunità, che è la vera protagonista dell’eccidio, in modo da
restituirle al presente.
Una ricerca di fonti orali, una serie di videointerviste che il sito
del Centenario pubblica
in
forma ridotta e nella
versione
integrale. Le testimonianze dei familiari delle persone
uccise, dei testimoni diretti, dei sopravvissuti; ma anche le
leggende, le discrepanze, i luoghi comuni che si sono nel tempo
addensati attorno all’accaduto. Le fonti orali sono poi incrociate con
le fonti tradizionali e documentarie: un lavoro, quindi, tra storia e
narrativa, teso a costruire un “museo della memoria”. La ricerca ha la
durata di due anni: è commissionata dalla Cgil Sicilia, è realizzata
dalle Università degli studi di Palermo e di Catania, dall’Istituto
meridionale di Storia e scienze sociali, dal Centro studi Pio La Torre
e dall’Istituto Gramsci siciliano. Sostengono la ricerca anche la
Fondazione Di Vittorio, la Camera di lavoro di Piana degli Albanesi,
il Consorzio sviluppo e legalità di San Giuseppe Jato.
Lo speciale di
www.100annicgil.it propone inoltre
un servizio su “Portella della Ginestra. Indice dei nomi
proibiti”, il poema della scrittrice Beatrice Monroy, messo in scena
dalla Compagnia dell’Elica per la regia di Gigi Borruso, che
ripercorre i fatti della prima grande strage della storia repubblicana
attraverso la voce delle vittime. Nel poema, pubblicato dalla Ediesse,
sono infatti donne e uomini poco più che bambini in quel lontano 1°
maggio 1947 a raccontare della guerra appena finita, della fame, del
fascismo caduto, del desiderio di riscatto che i contadini e gli
operai siciliani allora sentivano fortissimo.
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