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di un negoziato sfibrante, durato mesi. E tanto
accanimento dimostra forse che il paziente, cioè il sistema delle
relazioni industriali, qualche problema ce l'ha. Certo non sono mancati gli
elementi positivi in questa vicenda, a cominciare dall'unità
rivendicativa di Fim-Fiom-Uilm, della quale s'era persa traccia da
qualche anno. Il gioco a isolare la Fiom questa volta non è riuscito.
Ma è sull'altro fronte che si sono viste le crepe, tra le imprese, con
Federmeccanica che non riusciva a trovare una posizione che
rappresentasse tutti i suoi: dai piccoli imprenditori che facevano
ostruzionismo alle grandi fabbriche che volevano l'intesa coi
sindacati. Raccontano i giornali che c'è voluto l'intervento di
Montezemolo (nella doppia veste di presidente di Confindustria e della
Fiat) per sbloccare l'impasse.
Ed è proprio dai commenti e dalle interviste apparsi oggi sulla stampa
che trapela la soddisfazione per l'intesa nel mondo sindacale. Un
"accordo pulito": così lo definisce il segretario generale della Fiom
Gianni Rinaldini, sentito dall'Unità. Sulle regole, su orario e
flessibilità -sottolinea Rinaldini - il ruolo delle Rsu resta
immutato. Le azioni di lotta, prosegue il leader Fiom, 'hanno dato un
forte contributo al risultato'. E' stata, racconta, 'una questione di
'dignità'. I lavoratori 'si sono detti: 'Ma perché ci trattano così
dopo un anno di lotte?'. C'é stato, afferma il segretario della Fiom,
il rischio che saltasse tutto, perché alcune proposte erano 'irricevibili'.
Proprio per questo, aggiunge, l'unità è stata importante ed 'é sempre
un valore in sé. Ma lo è tanto più perché ci siamo dati regole che
hanno tenuto pur in una vertenza durissima'. Rinaldini esprime
rammarico perché si è arrivati all'accordo dopo un anno: 'Si poteva
arrivare alla conclusione in tempi molto più rapidi se non ci fosse
stato il tentativo di Federmeccanica di fare uno scambio tra aumento
salariale e peggioramento delle condizioni di lavoro'.
Per Guglielmo Epifani si è trattato di ''un contratto finalmente
normale, firmato dalle parti, tutte insieme''. Per il segretario
generale della Cgil, è questa la ''novita' piu' rilevante'' del
rinnovo del contratto dei metalmeccanici. In un'intervista al Sole
24 Ore Epifani sottolinea come abbia ''pesato positivamente il
cambio di guida della Confindustria''. ''Poi qualcosa e' cambiato
anche all'interno del mondo dei metalmeccanici''. ''Il tentativo di
isolare la Fiom - continua Epifani - e' fallito. Le imprese l'hanno
visto sulla propria pelle: marginalizzare il sindacato piu' forte non
porta risultati se non quello di deteriorare il quadro della vita
aziendale''. Per quanto riguarda il sistema della contrattazione
Epifani ritiene che si debbano ''stabilire forme di misurazione della
rappresentativita' democratica: le elezioni tra i lavoratori, il peso
degli iscritti, il voto dei lavoratori sulle piattaforme e sugli
accordi siglati. Da qui nasce la forza e la legittimita' di quello che
il sindacato fa unitariamente''. ''Noi della Cgil -aggiunge- vogliamo
consolidare il processo unitario a due condizioni: le regole della
democrazia sindacale; il rafforzamento dell'autonomia del sindacato.
Poi abbiamo un progetto programmatico che parte da un nuovo Patto
fiscale. Il Patto sociale e' generico, neutro. Con la leva fiscale si
puo' invece riorientare la distribuzione del reddito''.
Sul fronte delle imprese si registra il commento di Massimo Calearo,
presidente di Federmeccanica, che parla di "accordo oneroso ma
positivo. Però deve anche essere l'ultimo accordo che noi facciamo con
questo sistema arcaico". Questo sistema, sostiene Calearo in
un'intervista alla Stampa, è "fuori dalle regole di mercato: le
imprese metalmeccaniche vivono di concorrenza e di mercato ed il
fattore tempo è fondamentale". Tuttavia, dice, è "un buon accordo.
Senza vincitori né vinti". Il presidente di Federmeccanica lamenta
l'assenza della politica da tutta questa vicenda: "Da questo governo -
fa notare - non abbiamo ricevuto niente o poco. (...) Sulla
competitività delle imprese non abbiamo sentito una parola". Secondo
Calearo si apre adesso "un periodo lungo di pace sociale". E' un
contratto "oneroso", ribadisce, ma "compatibile con una situazione di
difficoltà". "Questo negoziato ha mostrato la necessità di cambiare
strada", e, intervistato dall'Unità, aggiunge che "sono finiti i tempi
della lotta e sono ormai definitivamente maturi quelli del confronto;
il nemico non è il padrone, né lo è l'operaio: il nemico è fuori dalla
fabbrica, è la burocrazia, il fisco inadeguato, la politica e i
governi che non prendono decisioni a sostegno delle imprese".
'La lotta dei lavoratori e la determinazione del sindacato ha reso
possibile l’intesa per il rinnovo contrattuale dei lavoratori
metalmeccanici”. A dirlo è la segretaria confederale Cgil Carla
Cantone, sottolineando che si tratta “prima di tutto di un’importante
risultato politico, che consente a questi lavoratori e lavoratrici di
avere firmato unitariamente il loro contratto dopo le vicissitudini
degli ultimi 10 anni”. Aggiunge Cantone: “La prossima settimana la
parola passa ai lavoratori. Ora occorre portare a termine
positivamente le trattative per il rinnovo contrattuale di oltre 3
milioni di lavoratori che hanno aperto i tavoli del confronto a
partire dagli edili, tessili, chimici, gomma plastica, concia,
agricoli, cartai e altri, così come il governo deve definitivamente
onorare l’accordo quadro sul pubblico impiego”. |