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Quirinale: D’Alema, Napolitano, Marini, Amato

Il Vaticano elettore

   

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Quirinale: D’Alema, Napolitano, Marini, Amato

Il Vaticano elettore

di Frank Barretti

Lunedi 8 di maggio, ore 17. L’ Osservatore Romano, che è un giornale della sera, è uscito da pochi minuti e dispacci di agenzia già passano di mano in mano, nel cortile d’onore di Monte Citorio, brusio, qualche entusiasmo, qualche disappunto. Leggere per credere. “ La candidatura del diessino Giorgio Napolitano appare essere una nuova possibilità data al centrodestra di convergere su una candidatura condivisa “. Ma allora che succede? Succede che, nel caso Napolitano non ottenga i voti necessari, “ il centro sinistra virerebbe in maniera decisa su Massimo D’Alema nello scrutinio nel quale sarebbe sufficiente la maggioranza semplice “. 

E la Casa delle Libertà, la beneamata di Oltretevere, che dice? “ Non ha preso ancora una decisione in merito…qualche malumore, sempre all’interno del centrodestra, si era in precedenza registrato sulla rosa dei nomi che erano stati presentati al centrosinistra “, tanto che “ il segretario dei Ds Fassino ha detto, leggendo i nomi della rosa, che era inaccettabile una ‘pregiudiziale’ verso gli stessi Ds “. L’ Osservatore, inaspettatamente, si schiera a favore del candidato della sinistra? Attenzione a capir bene. Il nome di Napolitano “ risponde al requisito di mettere di fronte la Casa delle libertà a una scelta in ogni caso difficile: un ulteriore rifiuto consentirebbe al centrosinistra di far ricadere sulla Cdl la presenza di pregiudizi che impediscono il dialogo. Nell’altro caso il centrodestra si troverebbe ‘costretto’ ad accettare comunque un diessino al Quirinale, con la conseguente egemonia del centrosinistra nelle più alte sedi istituzionali del Paese, con relative difficoltà per la riconciliazione fra i due grandi blocchi politici esistenti in Italia “. Complimenti all’organo ufficiale della Santa Sede per il tempismo e per la dovizia di particolari di prima mano, evidentemente in suo possesso, tali da consentire una analisi di lucido realismo. Tradotto: D’Alema no, perché troppo progettuale, troppo politico-politico, su un orizzonte instabile e insidioso; Napolitano male minore, comunque uomo di lunga navigazione istituzionale, sensibile a molti valori a noi cari; in ogni caso occorre evitare che la situazione si incancrenisca e sfoci in colpi di testa irresponsabili, di qui l’emergere del fattore tempo.

L’Osservatore Romano cade sotto la diretta responsabilità della Segreteria di Stato, cioè del cardinale Angelo Sodano, regnante in regime di prorogatio in attesa della gran riforma attribuita alle intenzioni di Papa Ratzinger, il quale Ratzinger, in queste ore, viene dipinto nienteaffatto partecipe delle vicende italiane, anzi vagamente irritato per il frastuono che potrebbe derivarne. Musica affatto diversa sull’Avvenire, organo della Conferenza Episcopale, in pratica alla disposizione del presidente cardinale Ruini, del quale registra ogni respiro e ogni remoto desiderio. Qui siamo nel cuore della politica offerta e perseguita in chiave dichiaratamente moderata, di appoggio manifesto al quinquennio berlusconiano.

A guardar bene, anche in questa occasione il giornale della Cei sembra voler offrire al Cavaliere la piattaforna ideale per una riscossa, o almeno per una estrema resistenza in questa fase di trapasso post-elettorale. Ironizza, l’Avvenire su una “ elezione oltre la bandierine “, cioè una elezione di seconda classe, su nomi di seconda scelta e di improbabile futuro. Improbabile Napolitano? Sul piano formale certo che no, si tratta pur sempre di una personalità di “ un certo calibro “. Ma è il massimo delle concessioni. Anzi, il nome di Napolitano, viene usato come un passepartout in vista “ di apprezzabili candidature di garanzia e di convergenza istituzionale “. Insomma il merito di aver aperto “ un passaggio utile “ per poi sparire a vantaggio di chi si dispone “ ad attingere senza esitazioni e retropensieri alle indubitabili ‘riserve’ della società civile oltreché della Repubblica “.

Si sa che Camillo Ruini ha molto a cuore il futuro politico di Marcello Pera e di Mario Monti, il primo portabandiera dei neocon, il secondo di grande rilievo oggettivo con in più il bonus di aver frequentato le scuole dei Gesuiti. Con un colpo solo, duplice scivolata di eleganza. Ma l’occasione è buona per tornare alla questione-D’Alema e ai quattro punti “ di programma “ illustrati da Fassino, per accompagnarne la candidatura mai decollata. Basta poco per capire che l’obiettivo vero, oltre lo stesso ingombrante D’Alema, è il partito dei Ds, il diritto di questo a svincolarsi da ogni conventio ad escludendum, sorpreso in una sorta di “ strisciante deriva presidenzialistica “ e, in ogni caso, inaffidabile proprio perché dei democratici di sinistra si tratta. Bastava anche meno a rincuorare un ondeggiante Berlusconi per opporre un no ( definitivo? ) ad ogni possibile convergenza attorno a un candidato diessino, anche al “ gentiluomo “ Napolitano. Perché? Perché no.

L’Avvenire era stato in prima fila nel fuoco di sbarramento alla possibile candidatura D’Alema, registrando scrupolosamente le argomentazioni talebane di Radio Maria, accusando il presidente ds di essere quasi il promotore di “ applausi solo di facciata, di appelli di maniera, di ringhiosi insistenti mugugni fatti echeggiare nei palazzi della politica “, il tutto per scoraggiare Carlo Azeglio Ciampi e costringerlo a farsi di parte. Questa è la serietà del giornale ispirato da Camillo Ruini. Un vaticanista del calibro di Luigi Accattoli ha riferito che, sotto la veste pacata del ragionamento pubblico, in alcuni ambienti ecclesiastici “ si parla di lontananza di D’Alema dalla cultura cristiana e si arriva perfino ad affermare che, se venisse eletto, sarebbe il primo presidente della Repubblica non battezzato “.

Quanto pesano le pressioni del Vaticano nell’indirizzare i voti verso questo o quel candidato? Risposta difficile, talvolta allusiva. La cronaca sovviene con due episodi accertati, oltre alle storiche disponibilità postali del sempiterno Gianni Letta. Il primo. Scena, il santuario dedicato a Padre Pio, Rutelli raccolto in preghiera mentre assiste alla Messa officiata dal cardinale Angelo Sodano. Nel dopo messa incontro con Sodano nel corso del quale “ il segretario di Stato del Vaticano ha speso con Rutelli parole di appprezzamento verso il presidente del Senato, Marini. “ Episodio numero due, ancora più esplicito. Monsignor Rino Fisichella, designato da Ruini come cappellano di Monte Citorio, telefona a Clemente Mastella, segretario dell’ Udeur. La parola all’estroverso parlamentare beneventano: “ Mi ha chiesto perché appoggiavo D’Alema, e come mai non puntavo su un cattolico. Io non ci ho visto più, e gli ho risposto che doveva chiamare Casini, dato che alle elezioni avevano fatto votare per lui. Ha insistito, ha detto pure che D’Alema non è battezzato (ndr- ecco l’autore dell’anatema). E’ sempre in tempo per farsi battezzare, ho chiuso io “. La replica è spesso affidata a sottigliezze diplomatizzate e a parole molto misurate nei ricorrenti stati di necessità. Suscita una certa sorpresa, piacevole, scoprire una risposta del tutto adeguata su Europa, il giornale della Margherita. Federico Orlando osserva che “ i giornali della Chiesa dicono chi può e chi non può salire al Quirinale, come Francesco Giuseppe diceva quale cardinale poteva uscire papa dal Conclave e quale no “. La morale è che bisognerebbe “ ricordare ai monsignori che gli italiani decidono in autonomia chi vogliono come loro presidente “. Federico Orlando è una delle menti laiche e liberali della Margherita. Allievo e collaboratore in giornalismo di Indro Montanelli. Montanelli, com’è noto, non c’è più.

(www.rassegna.it, 9 maggio 2006)

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