Il ministero emana la circolare sui call center

I sindacati: un passo importante

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Il ministero emana la circolare sui call center

I sindacati: un passo importante

“La circolare ministeriale di indirizzo ai servizi ispettivi sui call center rappresenta un primo segnale importante dell’intenzione di questo esecutivo di metter ordine alla giungla delle false collaborazioni. Che lo si faccia a legislazione vigente nulla toglie alla volontà esplicita di riscrivere la legislazione sul lavoro, ponendo di nuovo al centro il lavoro subordinato a tempo indeterminato". E' quanto afferma in una dichiarazione la segretaria confederale della Cgil Nicoletta Rocchi. 

"Dopo anni - prosegue Rocchi -  in cui i rapporti di collaborazione hanno segnato la vita di tanti giovani, determinando la precarietà di un’intera generazione, si coglie ora un primo segnale contrario.
Assumendo i primi responsi della giurisprudenza di merito, la circolare dice con nettezza che l’organizzazione del lavoro non può basarsi su altro che non il lavoro stabile, e che le forme di collaborazione devono essere chiaramente ancorate ad attività riconducibili ad un progetto, il che, nel settore dei call center, porta ad escludere tutte le attività di “servizio clienti” (il cosiddetto inbound), e che la legittimità di collaborazioni nelle attività promozionali (il cosiddetto outbound) deve essere rigorosamente condizionata all’esistenza di una campagna promozionale, terminare con la stessa, ed essere svincolata, nella sua esecuzione, da ogni vincolo di orario o di disciplina aziendale Si pongono così – prosegue la sindacalista - le premesse per una radicale riforma di questo settore, troppo spesso contrassegnato da commesse aggiudicate al massimo ribasso, e con condizioni di lavoro, contrabbandate per collaborazioni, troppo simili a regimi di cottimo. La Cgil, assieme alle altre Organizzazioni sindacali confederali, si batterà perché a tutti questi lavoratori siano garantiti diritti e stabilità d’impiego, e si augura che il governo sappia accompagnare alla necessaria fase di repressione la predisposizione di adeguati strumenti di accompagno alla stabilità delle imprese solide – conclude Nicoletta Rocchi”.

Plauso anche dalla Slc, il sindacato della comunicazione della Cgil: “Un valore politico importante che imprime un’accelerazione al dibattito sulla precarietà”. E’ quanto Emilio Miceli, segretario generale dell’Slc-Cgil attribuisce alla circolare emanata dal Ministro del Lavoro “seppur nella forma –precisa- di indicazioni operative ai servizi ispettivi dell’Inps, dell’Inail, dell’Enpals, oltreché alle Direzioni provinciali e regionali del lavoro". Il sindacalista spiega che si tratta di “un atto amministrativo con cui si è stabilito di chiarire che tutti i lavoratori che non hanno la padronanza del loro tempo, dei ritmi di lavoro, e che dunque non possono gestire né pianificare la propria attività, sono lavoratori subordinati. E benché possa apparire come una banalità, tale non è visto che –sottolinea il sindacalista- l’impeto deregolatorio del precedente Ministro e del Governo non hanno consentito di fare tanta chiarezza”.

In ogni caso, puntualizza Miceli, “a scanso di equivoci, i problemi della precarietà nei call center non sono superati, tutt’altro! Negli incontri che hanno preceduto la stesura della circolare –fa sapere infine Miceli -, abbiamo, com’è ovvio, dovuto superare le resistenze del mondo delle imprese che però, con questo passo, diventano vere imprese, ed il lavoro nei call center, vero lavoro, almeno parzialmente”. “Se poi affronteremo, così come concordato, il tema dei costi e quindi degli appalti –conclude- riusciremo alla fine ad imprimere una regolazione vera ad un mercato sorto spontaneamente e terreno di scorribanda di speculatori”.

Più cauto il giudizio di Nidil, che sottolinea come, se anche il passo in avanti c’è stato, il traguardo sia ancora lontano, perché “la gran parte delle attività viene svolta in ‘out bound’ e utilizza perciò in modo diffuso rapporti di collaborazione”.

Anche per la Uil la circolare "rappresenta un fatto importante sia per il metodo concertativo, che ha coinvolto tutti i soggetti interessati, sia per il merito, che contribuisce a mettere ordine in un settore dove hanno prevalso fenomeni di precarizzazione dei rapporti di lavoro e di dumping sociale''. E' quanto afferma, in una nota, il segretario confederale Uil Paolo Pirani.''Il fatto politico rilevante e' che la circolare interpreta e da' attuazione ad un capitolo importante della legge 30, completando un percorso iniziato con l'abolizione dei co.co.co. e la definizione delle collaborazioni a progetto, percorso che era mancato nell'azione del precedente governo'' aggiunge Pirani sottolineando che ''occorre ora procedere con un azione di informazione e di confronto, stipulando accordi sindacali che sviluppino processi di stabilizzazione nei rapporti di lavoro e che diano, cosi', concrete prospettive a quei lavoratori che operano in queste realta'''.

Infine l'Assocontact, associazione delle aziende di call center che aderisce a Confindustria, giudica positivamente la circolare ma chiede tempo per le imprese per adeguarsi alle nuove regole. Le imprese che offrono servizi di call center in outsorcing occupano circa un terzo dei 250.000 lavoratori che operano nel settore. ''Come associazione - spiega il presidente di Assoconctact, Umberto Costamagna - diamo un giudizio positivo sul metodo perche' il ministero ci ha voluto coinvolgere e sul merito perche' condividiamo l'obiettivo del ministero di dare omogeneita' al settore per evitare fenomeni di dumping. Tutto cio' che e' volto a fare chiarezza e' condivisibile. Ma della circolare - sottolinea - temiamo la rigidita' nella definizione di quello che e' attivita' in bound (servizio al cliente, quei casi in cui l'operatore non gestisce la propria attivita', ndr) e out bound (le campagna pubblicitarie, quelle in cui ci puo' essere attivita' autonoma, ndr). Ci sono non poche imprese soprattutto piccole e medie che hanno lavoro al confine tra queste due attivita'. Noi pensiamo ci voglia elasticita' e crediamo ci debba essere del tempo per adeguarci alle nuove regole''.


Venerdì notte precaria a Catania
I lavoratori dei call center di Catania terranno venerdi’ una manifestazione per dire “stop alla precarieta’” e rivendicare diritti e tutele. Alle 17.30 partira’ un corteo da Villa Bellini che fara’ tappa alla Prefettura, dove alle 19 il Prefetto ricevera’ i rappresentanti sindacali. Altre iniziative si terranno in serata “con lo scopo- spiega Barbara Apuzzo, della segreteria regionale Cgil- di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che a Catania riguardano 3.500 persone distribuite in una trentina di call center e che sono gli stessi dei circa 6.000 lavoratori dei call center di Palermo e di tutte le altre migliaia nella regione”.Alle 20 a Catania comincera’ inoltre la “Notte precaria” che vedra’ , nel cortile della Camera del lavoro, anche performances teatrali e musicali. “Il nostro obiettivo- dice Apuzzo- e’ unificare le lotte dei lavoratori, domani a Catania poi nel resto della Sicilia, per lanciare una vertenza generale sui call center, dove attualmente le forme di lavoro atipiche e precarie toccano punte del 90%, con retribuzioni bassissime, nell’assenza di tutele e di prospettive per i tanti giovani siciliani impegnati”. Apuzzo sottolinea come “in queste strutture la logica del profitto a tutti i costi, sfruttando la fame di lavoro che c’e’ in Sicilia, sia spinta alle estreme conseguenze. Basti pensare che a Catania, alla Cos, che fattura 25 milioni di euro- rileva l’esponente della Cgil- venga destinato alle retribuzioni il 10% di questa cifra mentre il 90% va in utili”.

(www.rassegna.it, 15 giugno 2006)

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