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La vita di Giuseppe Di Vittorio

di Felice Chilanti

3. Il grande sciopero generale

Ma le dimostrazioni tumultuose e prive di ogni direzione si risolvevano negli assalti al Comune; poi arrivava la polizia, arrivavano i carabinieri a cavallo, i braccianti venivano travolti sotto gli zoccoli ferrati degli animali e tutto tornava come prima.
Il primo grande sciopero generale si svolse a Cerignola nel 1904, il bracciante non ancora tredicenne Giuseppe Di Vittorio vi prese parte attiva. Era il mese di maggio, la stagione della fienagione e la vigilia della mietitura. II giovane lavoratore si era avviato all'alba verso i campi, col pane e il libro nella bisaccia ma trovò alla barriera un gruppo di scioperanti che già avevano fermato altri lavoratori.
«Che succede?», domandò il ragazzo. «C'è il grande sciopero» gli dissero.
«Il grande sciopero per il salario, come fanno gli operai di Torino e di Milano».
Fu quello un annuncio gioioso per l'adolescente già assetato di giustizia, già animato da un sano spirito di rivolta contro la crudele società feudale.
E subito partecipò al movimento, tra i più animosi; sentiva che il prendere parte a quella lotta, nel modo migliore, era una questione di onore.
Così il dodicenne Di Vittorio, alla barriera di Cerignola, gridava: «Vogliamo il salario. Vogliamo l'orario di lavoro. Viva il grande sciopero! Viva la giustizia!».
Erano con lui, pieni di entusiasmo e di coraggio, altri ragazzi, fra cui uno, suo compagno di lavoro, un giovane bracciante della sua età di nome Ambrogio. E quando, chiamata dagli agrari, arrivò la polizia con l’ordine di stroncare la protesta, i due giovanetti si trovarono in prima fila, alla testa della folla tumultuante.
La polizia aprì il fuoco e cinque lavoratori caddero fulminati, decine di uomini e donne urlavano di dolore per le ferite riportate, e Giuseppe Di Vittorio, nello sgomento di quella tragedia, si guardò intorno, a cercare il suo compagno: lo chiamò più volte: «Ambrogio, Ambrogio!»; poi lo riconobbe, a terra, immerso nel suo sangue, in mezzo alla strada.
Altri ragazzi accorsero e insieme con Di Vittorio sollevarono il giovane corpo senza vita e lo recarono alla mamma, al babbo, ai fratelli, dentro la casetta desolata.
Intorno alla memoria del ragazzo caduto si formò il primo gruppo di giovani animati da un senso di rivolta contro la società. Giuseppe Di Vittorio, l’anno successivo, il 16 maggio, giorno dell’anniversario dell'eccidio, seguito dai suoi giovani compagni, commemorò nella sede della Lega dei braccianti il giovane caduto. Da quel primo nucleo di giovani scaturì, nel 1908, il Circolo Giovanile Socialista di Cerignola.
Era difficile mantenere contatti con il mondo; era difficile sapere che i circoli giovanili, nelle grandi città operaie del Nord, esistevano già. Giuseppe Di Vittorio lo aveva letto per caso, in un giornale, e subito gli venne l'idea di costituire uno di quei circoli al suo paese,
Cominciò a svolgere un lavoro di propaganda.
La sera, nella «cafoneria» e la domenica sulla piazza del paese e durante gli interminabili viaggi dal centro abitato al latifondo, per più mesi Giuseppe Di Vittorio parlò ai giovani di Cerignola proponendo la costituzione del Circolo giovanile. Egli stesso non sapeva esattamente che cosa fosse un Circolo socialista: sentiva istintivamente che intorno a quella organizzazione avrebbero dovuto raccogliersi i giovani migliori, i più coraggiosi, i lavoratori più apprezzati.
Svolgendo quell'opera di propaganda la personalità dell'adolescente Di Vittorio si andava intanto sviluppando: egli poté osservare che i suoi compagni lo ascoltavano con grande attenzione. Non aveva certo idee chiare, ma chiari erano i suoi sentimenti. Il circolo nasceva così come lo sviluppo di un principio di solidarietà, un aiutarsi, un volersi bene, uno stare uniti per far valere i propri diritti. Queste in sostanza erano le idee del propagandista e bastavano allo scopo, riscaldate com'erano dalla passione di un nascente apostolato.
Di giorno in giorno il suo lavoro, i suoi argomenti si affinavano e intorno a lui crescevano l'interesse e la simpatia dei più. Ben presto i giovani di Cerignola andarono a cercarlo, si raccolsero in numero sempre più grande intorno a lui. Finalmente nella primavera del 1907 (Di Vittorio aveva quindici anni) il circolo fu costituito con quattrocento iscritti.
Giuseppe Di Vittorio compilava con le sue mani i lunghi elenchi degli aderenti, la domenica mattina sulla piazza, non gli fu difficile convincere i giovani a dedicare ogni giorno qualche ora di lavoro straordinario al pagamento della pigione di una sede.
Vi fu una grande festa a Cerignola quando, affissa sull'uscio di una casetta una tabella con la scritta «Circolo Giovanile Socialista», i quattrocento aderenti poterono raccogliersi tutti insieme, per la cerimonia dell’inaugurazione.
Avevano aderito al circolo i giovani lavoratori più svegli, più intelligenti, più impazienti di migliorare le proprie tristi condizioni di vita. Ben presto nella popolazione tutta si formò la fondata opinione che i giovani del circolo erano l'élite della gioventù cittadina. L'appartenenza al circolo era un segno di distinzione, chi tra i giovani voleva essere qualcuno si iscriveva al Circolo socialista.
Sotto la guida di Giuseppe Di Vittorio le prime lotte dei giovani di Cerignola ebbero caratteri suggestivi; quei giovani svolsero ad esempio un’intensa campagna di propaganda contro l’alcolismo e nei primi mesi di attività riuscirono a sviluppare una vera e propria agitazione, conclusasi con una dimostrazione davanti al Municipio, rivendicando la costituzione di una scuola serale e i libri gratuiti.
In quella occasione Giuseppe Di Vittorio fu per la prima volta «fermato»: non ancora dalla polizia ma dai Vigili comunali che lo trattennero nel loro corpo di guardia per qualche ora. Il sindaco del tempo non aveva neppure capito che cosa quei giovani chiedessero e quando Di Vittorio poté spiegarglielo disse: «Una scuola serale? Che idee sono queste?». E rimise in libertà il giovanetto dopo avergli dato uno scapaccione.
Qualche tempo dopo la protesta dei giovani diede i suoi frutti. La scuola serale fu costituita e Giuseppe Di Vittorio poté frequentarla conquistandovi il diploma della terza classe elementare.
Raccogliendo soldo su soldo i giovani del circolo riuscirono intanto a mettere insieme il denaro necessario per pagare l'abbonamento al giornale di Torino Sempre avanti! che era allora diretto da Oddino Morgari. Una copia di quel giornale era stata portata a Di Vittorio da un bracciante tornato da Torino, dove aveva fatto il servizio militare. Era un bracciante analfabeta e il giornale gli era stato consegnato da un operaio della grande città piemontese.
Ora tra Cerignola e il mondo vi era dunque un primo contatto. Lavorando anche quattordici o quindici ore al giorno Di Vittorio e gli altri giovani del circolo poterono abbonarsi ad altri periodici di indirizzo socialista, fra cui il minuscolo giornalino pei contadini Il Seme, e cominciarono ad acquistare alcuni opuscoli del tempo: «Il sogno», di Andrea Costa, «Il pane da mangiare», di Badaloni ecc.
I giovani del circolo erano dunque l'avanguardia dell'intera popolazione; ben presto essi divennero una forza grande per tutto il movimento dei lavoratori della città e nel febbraio del 1907 Giuseppe Di Vittorio fu eletto membro del Consiglio della Lega dei braccianti, quale rappresentante dei giovani. Così ebbe inizio la sua carriera di sindacalista.
L'avanguardismo dei ragazzi del circolo aveva determinato un vero e proprio risveglio: l'influenza di esso, su tutta la vita cittadina, andò assumendo un valore sempre più preciso. I giovani del circolo, guidati da Di Vittorio, portarono anche una vera rivoluzione in alcuni aspetti esteriori del costume feudale ancora esistente.
Vi erano allora, tra gli uomini della stessa città, divisioni formali che ne contrassegnavano i distacchi. I cafoni ad esempio, i lavoratori dei campi, i braccianti, portavano tutti il tabarro, chiamato in dialetto la cappa, mentre i commercianti, gli artigiani e gli agrari portavano il cappotto. I giovani socialisti, dopo aver considerato che la stoffa occorrente per confezionare una cappa era forse maggiore di quella necessaria per un paltò, si dissero: «Ragazzi, cos'è questa storia della cappa? Perché non ci facciamo anche noi i cappotti come gli altri?».
Fu proprio Di Vittorio il primo bracciante di Puglia a comparire una domenica d’inverno sulla piazza di Cerignola col paltò. La domenica successiva altri giovani portavano quell'indumento, tra lo sbalordimento generale. Anche qualche vecchio bracciante si lamentò: «Ma come? Siamo tutti uguali adesso? Vedrete che i signori non ci pagheranno più».
Le ragazze erano fiere che il loro fidanzato fosse iscritto al circolo giovanile. Oggi ancora Di Vittorio ricorda con un sorriso la sera in cui entrarono nella sede del circolo, irati, furiosi un uomo e una donna, genitori di una ragazza fidanzata con un certo giovane non appartenente a quell'organizzazione e fuggita nottetempo con uno del circolo.
I due se la prendevano con Di Vittorio, protestavano contro di lui.
«Io non so se quello che voi mi raccontate sia vero — disse allora il capo del circolo giovanile a quei vecchi contadini —, ma state tranquilli che se è iscritto alla nostra organizzazione si tratta di un lavoratore onesto, un giovane d’onore. Egli sposerà la vostra ragazza».

 

(www.rassegna.it, 23 giugno 2006)

BIBLIOGRAFIA

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