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“Non posso stare seduto ad aspettare che questa
malattia mi consumi del tutto, senza aver fatto nulla per riacquistare
la mia dignità di uomo”. È il testamento morale lasciato da Nicola
Lovecchio, l’ex capoturno al magazzino fertilizzanti dell’Enichem di
Manfredonia, cui si deve da autodidatta il meticoloso lavoro di
ricostruzione dei cicli produttivi e delle materie prime utilizzate
all’interno dell’industria chimica e che ha portato all’incriminazione
di 10 ex dirigenti Eni e di due esperti di medicina del lavoro
dell’Università di Bari, attualmente sotto processo per disastro
ambientale e omicidio colposo.
Non fumava, né beveva, l’operaio manfredoniano che, poco più che
trentenne, scoprì nel ’94 di aver contratto una forma di neoplasia
polmonare. Decisivo fu l’incontro con Maurizio Portaluri, nel ’95
all’ospedale di San Giovanni Rotondo. L’oncologo esponente di Medicina
democratica fu il primo a collegare la malattia di Lovecchio al suo
lavoro in fabbrica. I due cominciarono l’indagine in perfetta
solitudine: difficile fu persino la raccolta delle cartelle cliniche
degli altri operai deceduti. Si giunse così all’esposto denuncia
contro l’Enichem del ’96. Il 21 novembre dello stesso anno Lovecchio,
già gravemente malato e sottoposto a numerosi cicli di chemioterapia,
sostenne un interrogatorio di oltre 8 ore. Si fermò solo una volta per
chiedere una caramella. Morirà sei mesi dopo.
Era malato dal ’91, ma i medici dell’azienda avevano omesso di rendere
note le sue reali condizioni di salute. Si dovette ricorrere ai
carabinieri per entrare in possesso delle cartelle cliniche. L’azienda
sapeva e aveva taciuto. Come nel ’76. Al processo, iniziato tre anni
fa e ancora in corso, sono una trentina i soggetti ammessi dal
tribunale come parti civili. Tra questi, la Regione Puglia, la
Provincia di Foggia, il Comune di Manfredonia, il ministero
dell’Ambiente. Nell’elenco figura anche l’associazione Bianca Lancia,
composta da tutte donne, che nell’88 ha denunciato alla Corte europea
dei diritti dell’uomo gli effetti dannosi prodotti dallo stabilimento
chimico sulla popolazione. A parlare sono, in proposito, i dati
dell’Organizzazione mondiale della sanità: a Manfredonia si è
registrato negli ultimi 30 anni un eccesso di mortalità per tumori
allo stomaco nei maschi e un aumento di tumori alla laringe, di tumori
maligni alla pleura e di mielomi multipli nelle donne. In crescita
anche le leucemie e le malattie non tumorali dell’apparato
genito-urinario, “eccessi riscontrati che possono essere indicativi di
effetti dalle esposizioni da arsenico”. È durata dieci anni la
battaglia di Bianca Lancia, fino al clamoroso risultato del ’98: la
condanna dell’Italia da parte dell’organismo comunitario per gravi
inadempienze in materia ambientale e per violazione della Convenzione
di Strasburgo, che sancisce “il diritto al rispetto della vita privata
e familiare”, violato dalle emissioni nocive dell’Enichem e non
impedito dalle autorità statali. |