|
Negli anni tra il 1976 ed il 1983, ad opera di una
dittatura militare, si consumò la più brutale tragedia della storia
argentina, concretatasi in un vero e proprio genocidio.
Tra il 1930 ed il 1983, in Argentina, si avvicendarono governi
militari in numero superiore a quelli scelti con il voto popolare e si
ebbe in media un colpo di stato ogni dieci anni. Il primo avvenne nel
1930 allorché, ad opera di militari che professavano una ideologia
assimilabile a quella imperante nello stesso periodo in Germania e in
Italia, venne deposto il presidente Hipólito Yrigoyen, appartenente
al partito radicale e rappresentante dei ceti medi immigrati dall’Europa.
Nel 1943 prese il potere un gruppo di militari che erano sulle
stesse posizioni dei precedenti, in quanto simpatizzanti con le
potenze dell’Asse. Di questo gruppo faceva parte l’allora
colonnello Juan Domingo Perón, che assunse la carica di segretario al
lavoro e alla previdenza sociale e successivamente di ministro della
Difesa e di vicepresidente. Fin dal primo incarico Perón avviò una
politica che appariva rispettosa dei diritti dei lavoratori e ispirata
alla dottrina sociale della Chiesa cattolica. Nel 1945 Perón venne
arrestato dai suoi stessi compagni e poi liberato a seguito di
sollevazione popolare spontanea; l’anno successivo venne nominato
presidente con libere elezioni.
Nel settembre del 1955 una Giunta militare rovesciò Perón,
chiudendo il Parlamento, sciogliendo la Corte suprema di giustizia e
imponendo lo stato d’assedio. Per ordine del presidente militare
Pedro Aramburu, vennero fucilati diversi esponenti peronisti. Perón
andò in esilio all’estero, continuando però ad organizzare un
movimento di opposizione e di resistenza.
Nel 1958 venne eletto presidente Arturo Frondizi, il quale ottenne i
voti dei peronisti grazie alla promessa di ridare legalità al loro
movimento, che era stato messo fuori legge. Il mantenimento di tale
promessa scatenò però la reazione dei militari e fu causa di
ripetuti scontri tra opposte fazioni.
Nel 1966 si ebbe un nuovo colpo di stato e una Giunta militare depose
il radicale Arturo Illia (che era stato eletto nel giugno del 1963),
insediando alla presidenza il capo dell’Esercito Juan Carlos
Onganía, sciogliendo il Parlamento e la Corte suprema di giustizia e
proibendo ogni attività politica e sindacale. Onganía allacciò
stretti rapporti con le alte autorità ecclesiastiche e all’organizzazione
clericale Opus Dei venne riservato un importante ruolo governativo.
Nella Chiesa cattolica si ebbero però dissensi alla base, in quanto
molti vescovi e sacerdoti si schierarono dalla parte dei ceti più
poveri, avviando il dialogo con i marxisti.
L’oppressione della dittatura militare causò la nascita di
organizzazioni di resistenza, come la Gioventù peronista e i
Montoneros (provenienti dall’Azione cattolica), e di guerriglia,
come l’Esercito rivoluzionario del popolo (Erp) e le Forze armate
rivoluzionarie (Far).
Nel 1970 il posto di Onganía venne preso dal generale Roberto
Levingston, al quale l’anno successivo subentrò, dopo un ennesimo
colpo di stato, il generale Alejandro Lanusse. Quest’ultimo, vista
la difficoltà di sconfiggere la guerriglia con le armi, cercò di
isolarla politicamente e indisse le elezioni, ammettendovi anche
esponenti peronisti; per evitare una sicura vittoria di Perón,
stabilì però che potevano candidarsi solo coloro che già
risiedevano nel Paese prima dell’agosto del 1972.
Dall’esilio di Madrid Perón prometteva ai suoi sostenitori una
patria socialista e la gran parte del popolo argentino, soprattutto
quello giovanile ed operaio (che subiva l’influenza dei messaggi
sessantotteschi provenienti dall’Europa), credette in questa
promessa e gli diede il suo consenso, illudendosi di ottenere
finalmente conquiste sociali.
Nel novembre del 1972 Perón tornò in Argentina, acclamato da
migliaia di persone e, dopo un breve periodo, andò di nuovo a Madrid,
per preparare da fuori la riconquista del potere; non potendo
presentarsi alle elezioni, candidò al suo posto, come "testa di
legno", Hector J. Cámpora, il quale venne eletto presidente l’11
marzo 1973 e, come primo provvedimento, concesse la libertà a tutti i
guerriglieri detenuti.
Il definitivo ritorno di Perón fece risaltare in tutta la sua
drammatica evidenza l’equivoco peronista. Il suo movimento era
diviso in due schieramenti, che vedevano da una parte l’ala destra
(conservatrice e contraria alle riforme sociali), composta anche da
sindacalisti filogovernativi e corrotti, e dall’altra l’ala
sinistra, comprendente tra gli altri i movimenti giovanili e
studenteschi e i Montoneros. Il peronismo aveva quindi una doppia
faccia ed era paragonabile ad una figura mitologica composta da due
diversi animali, una testa fascista e un corpo operaio di sinistra.
Il 20 giugno del 1973 il ministro e segretario privato di Cámpora,
José López Rega (ex poliziotto e astrologo esoterico, considerato
una specie di stregone) fece collocare un contingente militare sul
palco dove Perón doveva tenere il suo primo discorso, nella piazza
antistante l’aeroporto "Ezeiza" di Buenos Aires, nella
quale affluì più di un milione di persone. Quando si avvicinarono le
colonne della Gioventù peronista, dal palco venne aperto il fuoco e
la manifestazione si sciolse con un tragico bilancio di diversi morti
e numerosi feriti. Perón si schierò apertamente contro l’ala
sinistra del suo movimento e costrinse Cámpora alle dimissioni. La
presidenza ad interim venne assunta da Raúl Lastiri, genero di López
Rega, che indisse nuove elezioni.
Il 23 settembre 1973 Perón venne eletto presidente e la sua nuova
moglie Isabelita (una ex ballerina) prese la carica di
vice-presidente. Durante il comizio dell’1 maggio 1974, Perón
criticò aspramente i Montoneros, definendoli "imbecilli e
imberbi’’ e inducendoli ad abbandonare in massa la Plaza de Mayo.
Questo episodio segnò una definitiva frattura all’interno del
movimento peronista e determinò la radicalizzazione dello scontro e l’intensificarsi
delle azioni di guerriglia e di terrorismo.
Perón morì l’1 luglio 1974 e al suo posto venne formalmente
insediata Isabelita Perón; in realtà le redini del Governo vennero
prese da López Rega, il quale accentuò il carattere autoritario del
regime.
Da una parte entrò in azione la Triplice A (Alleanza Anticomunista
Argentina, creata da López Rega sul modello degli squadroni della
morte) che sequestrava e uccideva intellettuali e politici sospettati
di essere legati alla opposizione armata; dall’altra vi erano i
Montoneros, che tornarono alla clandestinità, perdendo il consenso
popolare, e l’Erp, che aprì un fronte di guerriglia rurale nella
provincia di Tucumán. Isabelita Perón firmò un decreto ordinando ai
militari l’annientamento dei Montoneros e dei partigiani dell’Erp.
Da parte dell’Esercito vi fu una violenta repressione, in
conseguenza della quale i Montoneros subirono gravi perdite e l’organizzazione
dell’Erp venne decimata in seguito a un disperato e fallito attacco
ad una caserma di Buenos Aires.
Il Paese a questo punto entrò nel caos, in quanto il Governo di
Isabelita Perón si dimostrò fragile e incapace di controllare l’economia
e l’ordine pubblico.
Segue /
I militari prendono il potere |