Bilancio di genere e amministrazioni pubbliche

WWW.RASSEGNA.IT

Come si favoriscono le pari opportunità

Sono molte le amministrazioni pubbliche, Comuni, Province, Comunità montane e ora anche una Regione (il Piemonte) che hanno già realizzato, o stanno completando, il Bilancio di genere. E anche a livello di amministrazione centrale, dal mese di settembre è partito il primo progetto finalizzato all’integrazione del “genere” nei conti dello Stato messo a punto dal Dipartimento delle Pari opportunità. Stiamo parlando di uno degli strumenti più importanti del cosiddetto mainstreaming, e cioè della capacità di tenere conto della differenza di genere in tutte le fasi della programmazione dell’azione pubblica: dalla fissazione degli obiettivi politici e finanziari, al monitoraggio e alla valutazione di risultato e di impatto delle azioni. Il bilancio di genere è un bilancio sociale, appartiene alla stessa famiglia. Ne porta in sé tutti i tratti fondamentali e risponde alla stessa necessità: quella di rendicontare ai cittadini se coloro che hanno ricevuto il mandato di guidare l’ente lo abbiano fatto rispettando quanto avevano promesso, e se il loro operato sia stato conforme ai valori ai quali avevano dichiarato di volersi ispirare. Il bilancio di genere può essere, dunque, una parte del bilancio sociale che rendiconta l’intera attività dell’ente oppure un documento a sé, o ancora un rendiconto autonomo che però fa parte di una serie di altri documenti (per esempio, il bilancio ambientale) elaborati in momenti diversi ma da considerarsi in connessione l’uno con gli altri. Rassegna dedica all’argomento uno speciale a cura di Laura Cortina, Patrizia Ferrante e Tarcisio Tarquini (scarica il pdf integrale), con tutte le esperienze realizzate in Italia, le valutazioni di sindacaliste e magistrate, un vademecum per orientarsi e un glossario dei termini.

 

INTERVISTA A ORIANA CALABRESI, CORTE DEI CONTI
di Laura Cortina

Oriana Calabresi è magistrata della Corte dei Conti e presidente del Comitato Pari opportunità. Il tema del Bilancio di genere è stato al centro di un recente convegno organizzato lo scorso anno dalla Corte dei Conti, la più alta istituzione che si occupa di contabilità pubblica.

Rassegna Dal punto di vista di Oriana Calabresi, magistrata contabile, il Bilancio di genere può essere davvero uno strumento efficace per favorire l’uso equo delle risorse di una istituzione pubblica e favorire politiche di pari opportunità?

Calabresi Sono assolutamente convinta che lo strumento del gender budgeting applicato alla pubblica amministrazione e, in particolare, a Regioni ed enti locali possa favorire il raggiungimento di una maggiore equità sociale, una più efficace allocazione delle risorse e, conseguentemente, una maggiore trasparenza nelle scelte. Il bilancio non è uno strumento neutro né un semplice strumento economico, bensì uno strumento chiave con cui l’autorità politica definisce il modello di sviluppo socioeconomico e i criteri di distribuzione all’interno della società. Definire la domanda potenziale di servizi in un’ottica di genere ed evidenziarne le differenze attraverso un preciso lavoro di analisi permette di riformulare le voci di spesa di un bilancio e di distribuire le risorse in un modo più attento alle necessità dei cittadini. Per esempio se un’autorità locale deve variare un tipo di imposta, l’effetto di questo taglio o aumento influisce da un punto di vista di genere? Certo, deve crescere la consapevolezza nell’opinione pubblica che l’economia è fatta di due mondi: il mondo visibile, pagato, monetario, quello finanziario, e il mondo più invisibile, fatto dal lavoro di cura, dal lavoro domestico, da tutto ciò che non è registrato e che non è valutato in euro. Ecco perché il gender budgeting non è soltanto uno strumento di trasparenza e di rendicontazione, ma anche uno strumento di valutazione dell’efficienza complessiva delle politiche economiche, e allo stesso tempo, di equità e di pari opportunità.

Rassegna In Parlamento sono già pronte tre proposte diverse di legge per l’istituzione del Bilancio di genere nelle amministrazioni pubbliche e due proposte sulla statistica di genere. L’approvazione di una legislazione ad hoc, secondo il suo punto di vista, quanto può portare a favore delle pari opportunità?

Calabresi È importante far notare che le proposte di legge sono state presentate da parlamentari, donne e uomini, di tutti gli schieramenti politici, senza distinzione, proprio a dimostrazione di quanto essi hanno ritenuto utile lo strumento del gender budgeting e delle statistiche di genere. A dicembre 2006 si è tenuto presso la Corte dei Conti un convegno sul tema del Bilancio di genere nelle pubbliche amministrazioni e tutti gli esponenti politici presenti, firmatari delle diverse proposte di legge, sono stati concordi nel ritenere l’approvazione di una legge specifica lo strumento fondamentale per la realizzazione delle pari opportunità. La politica macroeconomica, ci ricorda il Parlamento europeo, e io ne sono fermamente convinta, può contribuire a ridurre o ad ampliare la disparità tra i sessi; attuando politiche nel quadro del gender budgeting i bilanci raggiungono obiettivi politici volti a ridurre le disuguaglianze e a promuovere le pari opportunità a seconda del diverso ruolo che donne e uomini svolgono nella società e nell’economia, nonché maggiore qualità ed efficienza dei servizi pubblici a seconda delle diverse esigenze dei cittadini. Tutto ciò, peraltro, con una maggiore trasparenza e responsabilità dei governi locali e nazionali. Uno dei passaggi chiave è quello di capire come giudicare un bilancio: non una politica ma un insieme di politiche. È importante analizzare alcuni dati, dall’occupazione femminile al tasso di natalità, dalla qualità della vita alle politiche di conciliazione svolte, dall’efficienza dei trasporti alla sicurezza sociale, ma soprattutto i servizi all’infanzia e alle famiglie. Questi disegni di legge si propongono proprio questi obiettivi per affermare e promuovere la politica delle pari opportunità così come previsto dall’art. 51 della Costituzione.

Rassegna Si può pensare anche a una “tassazione di genere”. Alcuni economisti hanno simulato che abbassando l’Irpef si potrebbe favorire l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro…

Calabresi La tassazione di genere potrebbe essere uno strumento, temporaneo, per superare il divario esistente tra i sessi. Tenuto conto che l’offerta di lavoro maschile è rigida, ossia non soffre in caso di maggiore tassazione, mentre l’offerta di lavoro femminile è più elastica, potrebbe aumentare proporzionalmente la tassazione del reddito maschile: con un sistema fiscalmente equilibrato perché da un lato gli uomini continuerebbero a lavorare malgrado l’aumento minimo dell’aliquota Irpef, compensando la corrispondente diminuizione di gettito dovuta alla minore aliquota prevista per le donne. Un intervento sinergico su domanda e offerta di lavoro, con un costo minore per i datori di lavoro in caso di assunzione di donne abbinato a una tassazione differenziata per genere del reddito da lavoro, credo possa incidere su gap e discriminazioni sessuali radicate nella realtà italiana. La Finanziaria 2007 ha previsto, su proposta del ministro per le Pari opportunità, un sistema di intervento fiscale sulla domanda di lavoro con uno sconto Irap ulteriore per le imprese del Mezzogiorno che assumano nuova occupazione femminile, con una riduzione di base imponibile che può arrivare fino a sette volte lo sgravio fiscale di base. I risultati non potranno vedersi che tra qualche tempo, ma la strada intrapresa, a mio avviso, è quella giusta.

Rassegna La Corte dei Conti, quale sede preposta per parlare di bilanci, quale ruolo potrebbe avere a proposito di rendicontazione di genere?

Calabresi La Corte dei Conti è certamente la sede più idonea a vigilare sull’applicazione della rendicontazione di genere. La Corte è un istituto previsto dalla Costituzione, è radicato su tutto il territorio nazionale con le sue strutture regionali e, come magistratura superiore, è assolutamente indipendente, sia dal governo nazionale che dai governi locali. Nei vari disegni di legge presenti in Parlamento, pertanto, la Corte ha un ruolo fondamentale, di controllo e di comminazione di sanzioni in caso di inadempimento da parte delle pubbliche amministrazioni. Certamente la Corte deve avere gli strumenti per poter funzionare, per formare i propri magistrati e funzionari al fine di affrontare le nuove sfide che i cittadini, e le istituzioni europee, ci chiedono.

(www.rassegna.it, 8 novembre 2007)

LINK

Consiglio
dei ministri Dipartimento
pari opportunità

La parità
di genere
nel Consiglio d'Europa

United Nations Division for the Advancement
of Women

ILO
Gender Equality