AFFARI SOCIALI

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Rapporto Caritas 2007

Tre milioni e 700 mila immigrati regolari in Italia

Un milione
e mezzo
di lavoratori,
la metà iscritti
al sindacato

La conferenza Cgil

Più integrazione, meno repressione

I dossier
degli anni passati

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Il Rapporto Caritas 2007

Tre milioni e 700 mila immigrati
regolari in Italia

Nel 2006 gli immigrati regolari in Italia erano 3 milioni 700 mila, circa 700 mila persone in più rispetto all'anno precedente. L'incidenza sulla popolazione complessiva è stata pari al 6,2 per cento (nell'Unione Europea e' del 5,6 per cento). Un incremento che colloca l'Italia, per ritmo di crescita, al vertice europeo. E' quanto si evince dal 17mo Dossier statistico sull'immigrazione redatto dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Migrantes, presentato oggi. Mantenendo questa tendenza di crescita (700 mila in un anno), fra 20-30 anni gli stranieri in Italia saranno oltre 10 milioni. Novita' di quest'anno, la presenza paritaria delle donne rispetto agli uomini (49,9 per cento); le uniche regioni ad avere una prevalenza maschile sono Lombardia e Puglia. I minori sfiorano le 700 mila unita' (18,4 per cento del totale). Su 10 immigrati, 5 sono europei (la meta' comunitari); 4 suddivisi fra africani e asiatici, 1 americano. I rumeni, col 15,1 per cento di presenza, sono la comunita' piu' numerosa; seguono i marocchini (10,5), gli albanesi (10,3), gli ucraini (5,3). Sei immigrati su 10 si trovano al nord; il 26,7 per cento sono al centro, al sud il 10,2 e nelle isole il 3,6.

"L’Italia  - si legge nel Dossier - si colloca, con la Spagna e subito dopo la Germania, tra i più grandi paesi di immigrazione dell’Unione Europea e, per quanto riguarda l’incremento annuale, i due paesi mediterranei non hanno uguali in Europa, superando in proporzione gli stessi Stati Uniti. Le persone coinvolte nelle quote annuali stabilite dal governo (più del doppio rispetto alle 250.000 dell’anno precedente), unitamente alle altre venute in Italia, specialmente per ricongiungimento familiare, hanno portato la popolazione immigrata ad aumentare di un sesto (più di mezzo milione di unità) alla fine del 2006. Nel passato gli aumenti rilevanti della popolazione straniera avvenivano a seguito delle regolarizzazioni, mentre negli ultimi due anni ciò è avvenuto anche in assenza di tali provvedimenti.

L’afflusso di lavoratori esteri in Italia nel 2006
(qui una scheda di approfondimento su immigrati e mondo del lavoro)
Nel 2006, allo sforzo di raddoppiare le quote annuali di lavoratori provenienti dall’estero (portate a 170.000) hanno fatto seguito domande di assunzione tre volte più ampie, evidenziando le carenze dei meccanismi di incontro tra domanda e offerta. "Da anni - sottolinea il Rapporto - si continua a presupporre che i lavoratori stranieri da assumere aspettino dall’estero la loro chiamata, mentre è risaputo che, in attesa di essere ufficialmente assunti, essi già hanno iniziato a lavorare in Italia". Le 540 mila domande di assunzione presentate hanno reso necessaria l’emanazione di un secondo decreto flussi, che ha disposto ulteriori 350.000 ingressi. Dalla loro analisi (relativa a 9 domande su 10) emerge una netta prevalenza del settore dell’assistenza alle famiglie (quasi il 49% delle domande) e, seppure distaccato, di quello edile (quasi il 18%). Ma i ricercatori evidenziano anche la ridotta incidenza delle richieste di personale ad elevata professionalità (appena 1.200 domande per dirigenti e simili); l’alta concentrazione delle domande in determinate province, segnatamente in quelle di Roma (oltre 50.000), Milano (oltre 37.000), Torino e Brescia (intorno alle 20.000), Bologna (quasi 15.000) e Verona, Padova, Venezia, Napoli e Treviso (con poco più di 10.000 ciascuna), il che ha confermato una certa polarizzazione territoriale dei flussi che fa perno sulla Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, il Lazio e, nel Sud, sulla Campania.

Da dove vengono
Al primo posto della graduatoria c'è la Romania (oltre 130.000 domande), seguita a grande distanza da Marocco (50.000 domande), Ucraina e Moldavia (35.000 domande ciascuno), Albania (30.000), Cina (27.000), Bangladesh (20.000 domande). Chiudono la serie dei primi 10 paesi, l’India, e, allo stesso livello numerico, lo Sri Lanka e la Tunisia, che registrano il primo 13.000 e gli altri due paesi circa 10.000 domande. Il Nord Italia continua ad essere il principale polo di attrazione delle presenze per lavoro (59% sul totale nazionale), il
Centro si trova nettamente distaccato (26,4%) e ancora di più il Meridione (14,7%). Si delinea una marcata struttura a triangolo rovesciato: una base molto ampia al il Nord, che va restringendosi mentre si scende lungo la penisola.

Fanno figli, incidono sul Pil e vogliono restare in Italia
In Italia - si legge nel Rapporto Caritas - "è attribuibile alle donne immigrate circa la metà dell’incremento della natalità registrato tra il 1995 e il 2005: esse hanno in media 2,45 figli a testa contro 1,24 delle donne italiane, che per giunta partoriscono il primo figlio mediamente a 31,3 anni, quattro in più rispetto alle straniere. Le esigenze occupazionali sono, a loro volta, una conseguenza di quelle demografiche e a esse rispondono gli immigrati, che hanno un tasso di occupazione notevolmente alto e incidono per il 6,1% sul prodotto interno lordo italiano. Essi pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse attraverso 2 milioni e 300 mila dichiarazioni dei redditi, come sottolineato dal Ministero per la Solidarietà sociale nel volume Viaggio nell’Italia dell’immigrazione, pubblicato nel 2007. Le presenze per lavoro e per ricongiungimento familiare (92,1% del totale) esercitano congiuntamente un peso molto elevato. La prevalenza di questi motivi - secondo il Dossier - sottolinea "quanto siano diffusi i progetti migratori a lungo termine – probabilmente per lo più a carattere definitivo – tra la popolazione immigrata".

La scuola
La scuola italiana accoglie ormai più di mezzo milione di studenti con cittadinanza straniera, che raggiungono un’incidenza del 5,6% sulla popolazione scolastica totale, con valori più che raddoppiati (1 ogni 8 alunni) in alcuni contesti. Milano e Roma sono le aree in cui la presenza di alunni stranieri è più consistente: rispettivamente 48.000 e 40.000 studenti con cittadinanza estera. Scarsa è la presenza di questi studenti nei licei (solo 9.000 candidati alla maturità), concentrati invece in 4 casi su 5 negli istituti tecnici e professionali, il che prelude a un inserimento occupazionale meno soddisfacente, come avviene, per esempio, per i figli degli italiani in Germania. Il Dossier stima che problemi di ritardo scolastico di varia natura coinvolgano più di tre quarti degli studenti stranieri e ciò è particolarmente preoccupante in un paese ad alto tasso di abbandono.

L'università
Le università italiane, con 42.000 studenti stranieri su 1.824.000 iscritti (2,3%), esercitano una forza di attrazione 4-5 volte inferiore a quella riscontrabile in Germania, Gran Bretagna e Francia: i principali atenei frequentati sono quelli di Roma “La Sapienza” e Bologna, ciascuno con più di 4.000 iscritti.

L'impegno contro il trafficking
Nel contesto europeo è l’Italia ad aver portato avanti un’organica esperienza pilota per il recupero delle persone vittime di tratta. A partire dal 2000 ne hanno potuto beneficiare, ricevendo assistenza, ben 45.331 persone, per la quasi totalità donne vittime di sfruttamento sessuale: in circa un terzo dei casi (13.854) sono state messe a disposizione apposite borse lavoro.

(www.rassegna.it, 30 ottobre 2007)

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