|
Il Censis e il Sunia hanno realizzato un’indagine
diretta presso un campione di circa 5.000 famiglie in affitto, i cui
risultati, rappresentativi dell’intera realtà nazionale, offrono un
quadro aggiornato su diversi aspetti di questo importante comparto.
La spesa per l’affitto.
L’indagine registra un valore medio nazionale, nel settore privato,
pari a 440 euro mensili (canone 2006). Una precedente indagine del
Sunia del 2003 indicava un valore medio nazionale pari a 387 euro. I
valori degli affitti nel privato variano, innanzitutto, in relazione
alla dimensione del comune di residenza: l’affitto medio nelle città
con più di 250.000 abitanti (600 euro/mese) è del 53 per cento più
alto della media dei centri sotto questa soglia (392 euro/mese).
Naturalmente pesano le differenze territoriali: nel settore privato i
valori massimi si registrano al Centro (580 euro/mese), quelli più
bassi al sud (376 euro/mese). Nel nord-est il canone medio è pari 454
euro/mese, contro i 426 euro/mese del nord-ovest. Il canone di affitto
medio varia sensibilmente anche in relazione alla durata della storia
contrattuale: nelle grandi città gli inquilini che risiedono
nell’abitazione da meno di 5 anni pagano in media un affitto di 635
euro/ mese più elevato del 22 per cento rispetto a quelli che occupano
l’alloggio da almeno 16 anni (517 euro/mese).
L’incidenza del canone sul reddito.
Nel settore privato l’incidenza del canone sul reddito familiare
nelle fasce basse si conferma molto elevata: nella fascia sui 10.000
euro, l’affitto pesa per i due terzi del reddito nelle grandi città, e
per il 42 per cento nei centri sotto i 250.000 abitanti. Per la fascia
di reddito tra i 10.000 e i 15.000 euro, che rappresenta circa il 30
per cento dell’inquilinato, l’incidenza media è pari al 30 per cento
sotto i 250.000 abitanti e al 48 sopra questa soglia. Nella fascia di
reddito ancora superiore, quella tra 15.000 e 20.000 euro, in cui
ricade circa il 27 per cento delle famiglie in affitto, l’incidenza
dell’affitto scende al 24 per cento nei comuni con meno di 250.000
abitanti, ma rimane elevata nelle grandi città, dove è pari al 35 per
cento.
Le altre spese abitative.
La spesa media legata al pagamento delle utenze (acqua, gas, luce,
riscaldamento) e al condominio è in media pari a 175 euro al mese. Non
si registrano variazioni di rilievo a livello territoriale. Tenendo
conto del pagamento delle utenze, le spese complessive legate alla
casa incidono per la fascia più bassa (10.000 euro/anno) nella misura
del 62 per cento nelle città sotto i 250.000 abitanti, e dell’86 nelle
grandi città. Per la fascia superiore (tra 10.000 e 15.000 euro), le
spese abitative complessive sono pari al 55 per cento del reddito
nelle piccole e medie città, e si attestano al 61 in quelle grandi.
Il buono casa.
Le famiglie in affitto nel settore privato che nel 2005 hanno ricevuto
un contributo dal loro Comune (risorse del Fondo sociale per
l’affitto) sono il 12,5 per cento del campione. Tale valore medio sale
al 16,6 considerando solo gli inquilini residenti nelle grandi città.
Il valore medio del contributo è pari a 1.000 euro/anno: 1.066
euro/anno al nord, 1.166 al centro e 883 al sud. Il canone medio
pagato dalle famiglie che hanno ricevuto un contributo dal Comune è
pari a 436 euro/mese, il 27,6 per cento più elevato di quello medio
(342 euro/mese) pagato dalle famiglie che non hanno usufruito del
buono casa.
Dimensione della famiglia.
I nuclei unipersonali rappresentano il 20,5 per cento delle famiglie
in affitto da privati e il 15,6 di quelle che occupano un alloggio
pubblico. Le famiglie numerose (con 5 o più componenti), sono il 9,7
per cento del totale nel privato e il 12,3 nel pubblico.
Redditi.
Il 76,4 per cento delle famiglie in affitto da privati ricade nella
fascia di reddito sotto i 20.000 euro; il 20,1 tra i 20.000 e i 30.000
euro. Solo il 3,5 per cento dichiara di avere un reddito familiare
superiore ai 30.000 euro. I nuclei monoreddito rappresentano ben il 67
per cento delle famiglie in affitto nel settore privato e il 63,6 di
quelle del settore pubblico. In quest’ultimo tra le famiglie con 5 o
più componenti i nuclei monoreddito sono il 60,8 per cento.
Anziani e donne capofamiglia.
Il capofamiglia ha più di 65 anni nel 35,8 per cento dei casi nel
settore pubblico e nel 22,7 in quello privato. Un quarto (25,1 per
cento) dei nuclei in affitto ha come capofamiglia una donna. In questo
caso l’età media è pari a 57 anni, contro i 52 dei capofamiglia
uomini. In particolare le famiglie unipersonali sono composte da donne
nel 58,1 per cento dei casi.
Anni di residenza.
In media nel mercato privato la famiglia risiede nell’alloggio
attualmente occupato da 9,8 anni contro un valore di 16 anni nel
settore dell’affitto pubblico. In particolare, nel settore privato gli
inquilini che risiedono nell’alloggio da meno di 5 anni rappresentano
ben il 42,4 per cento del totale, contro appena il 18,2 nel settore
pubblico. Di contro nel settore pubblico ben il 46,6 della famiglie
occupa l’alloggio da 16 anni o più, contro una percentuale del 18,8
del mercato privato.
Le dimensioni.
Il comparto pubblico e quello privato non si differenziano in modo
sensibile dal punto di vista del taglio dimensionale dell’alloggio: le
abitazioni con 1 o 2 stanze rappresentano il 37 per cento dello stock
privato e il 34,8 di quello pubblico, quelle con 3 stanze il 40,8 per
cento nel privato e il 47,2 nel pubblico. Abitazioni con 4 o più
stanze rappresentano il 22,2 per cento nel privato e il 18,1 nel
pubblico. Due terzi degli intervistati (66,8 per cento) dichiarano di
essere molto o abbastanza soddisfatti della dimensione
dell’abitazione; la percentuale di totalmente insoddisfatti si attesta
all’8 per cento, sena variazioni rilevanti tra settore pubblico e
privato.
Il livello di soddisfazione.
Ben il 45,2 per cento degli inquilini intervistati dichiara di essere
poco o per nulla soddisfatto della casa in cui vive, senza scostamenti
significativi tra pubblico e privato. In un’analoga indagine
effettuata dal Censis nel 2001 la percentuale di inquilini poco o per
nulla soddisfatti era pari al 26,3.
Le motivazioni dell’affitto.
Abitare in affitto rappresenta una pura necessità per il 64,2 per
cento degli inquilini in affitto da privati nelle piccole e medie
città; questo dato sale al 74,7 nelle grandi città.
Rischio sfratto.
In media il 12,5 per cento degli inquilini del settore privato ha
ricevuto una richiesta di sfratto da parte del proprietario. Questo
dato sale al 21,6 se si considerano le sole famiglie residenti nelle
grandi città.
La propensione all’acquisto.
Tra gli inquilini in affitto da privati il 14 per cento dichiara di
prevedere di acquistare un abitazione nei prossimi tre anni. Nella
fascia di reddito sopra i 20.000 euro tale percentuale sale al 25,3.
Le motivazioni all’acquisto.
Il 48 per cento delle famiglie oggi in affitto che prevedono di
comprare un’abitazione è spinta soprattutto da un fattore di
convenienza economica (“meglio pagare un mutuo che un canone di
locazione”); il 32,6 dal desiderio di diventare proprietario. |