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Emergenza abitativa

La casa si mangia il 60% del reddito

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Emergenza abitativa / Una ricerca Censis Sunia Cgil

La casa si mangia il 60% del reddito

Il Censis e il Sunia hanno realizzato un’indagine diretta presso un campione di circa 5.000 famiglie in affitto, i cui risultati, rappresentativi dell’intera realtà nazionale, offrono un quadro aggiornato su diversi aspetti di questo importante comparto.

La spesa per l’affitto.
L’indagine registra un valore medio nazionale, nel settore privato, pari a 440 euro mensili (canone 2006). Una precedente indagine del Sunia del 2003 indicava un valore medio nazionale pari a 387 euro. I valori degli affitti nel privato variano, innanzitutto, in relazione alla dimensione del comune di residenza: l’affitto medio nelle città con più di 250.000 abitanti (600 euro/mese) è del 53 per cento più alto della media dei centri sotto questa soglia (392 euro/mese). Naturalmente pesano le differenze territoriali: nel settore privato i valori massimi si registrano al Centro (580 euro/mese), quelli più bassi al sud (376 euro/mese). Nel nord-est il canone medio è pari 454 euro/mese, contro i 426 euro/mese del nord-ovest. Il canone di affitto medio varia sensibilmente anche in relazione alla durata della storia contrattuale: nelle grandi città gli inquilini che risiedono nell’abitazione da meno di 5 anni pagano in media un affitto di 635 euro/ mese più elevato del 22 per cento rispetto a quelli che occupano l’alloggio da almeno 16 anni (517 euro/mese).

L’incidenza del canone sul reddito.
Nel settore privato l’incidenza del canone sul reddito familiare nelle fasce basse si conferma molto elevata: nella fascia sui 10.000 euro, l’affitto pesa per i due terzi del reddito nelle grandi città, e per il 42 per cento nei centri sotto i 250.000 abitanti. Per la fascia di reddito tra i 10.000 e i 15.000 euro, che rappresenta circa il 30 per cento dell’inquilinato, l’incidenza media è pari al 30 per cento sotto i 250.000 abitanti e al 48 sopra questa soglia. Nella fascia di reddito ancora superiore, quella tra 15.000 e 20.000 euro, in cui ricade circa il 27 per cento delle famiglie in affitto, l’incidenza dell’affitto scende al 24 per cento nei comuni con meno di 250.000 abitanti, ma rimane elevata nelle grandi città, dove è pari al 35 per cento.

Le altre spese abitative.
La spesa media legata al pagamento delle utenze (acqua, gas, luce, riscaldamento) e al condominio è in media pari a 175 euro al mese. Non si registrano variazioni di rilievo a livello territoriale. Tenendo conto del pagamento delle utenze, le spese complessive legate alla casa incidono per la fascia più bassa (10.000 euro/anno) nella misura del 62 per cento nelle città sotto i 250.000 abitanti, e dell’86 nelle grandi città. Per la fascia superiore (tra 10.000 e 15.000 euro), le spese abitative complessive sono pari al 55 per cento del reddito nelle piccole e medie città, e si attestano al 61 in quelle grandi.

Il buono casa.
Le famiglie in affitto nel settore privato che nel 2005 hanno ricevuto un contributo dal loro Comune (risorse del Fondo sociale per l’affitto) sono il 12,5 per cento del campione. Tale valore medio sale al 16,6 considerando solo gli inquilini residenti nelle grandi città. Il valore medio del contributo è pari a 1.000 euro/anno: 1.066 euro/anno al nord, 1.166 al centro e 883 al sud. Il canone medio pagato dalle famiglie che hanno ricevuto un contributo dal Comune è pari a 436 euro/mese, il 27,6 per cento più elevato di quello medio (342 euro/mese) pagato dalle famiglie che non hanno usufruito del buono casa.

Dimensione della famiglia.
I nuclei unipersonali rappresentano il 20,5 per cento delle famiglie in affitto da privati e il 15,6 di quelle che occupano un alloggio pubblico. Le famiglie numerose (con 5 o più componenti), sono il 9,7 per cento del totale nel privato e il 12,3 nel pubblico.

Redditi.
Il 76,4 per cento delle famiglie in affitto da privati ricade nella fascia di reddito sotto i 20.000 euro; il 20,1 tra i 20.000 e i 30.000 euro. Solo il 3,5 per cento dichiara di avere un reddito familiare superiore ai 30.000 euro. I nuclei monoreddito rappresentano ben il 67 per cento delle famiglie in affitto nel settore privato e il 63,6 di quelle del settore pubblico. In quest’ultimo tra le famiglie con 5 o più componenti i nuclei monoreddito sono il 60,8 per cento.

Anziani e donne capofamiglia.
Il capofamiglia ha più di 65 anni nel 35,8 per cento dei casi nel settore pubblico e nel 22,7 in quello privato. Un quarto (25,1 per cento) dei nuclei in affitto ha come capofamiglia una donna. In questo caso l’età media è pari a 57 anni, contro i 52 dei capofamiglia uomini. In particolare le famiglie unipersonali sono composte da donne nel 58,1 per cento dei casi.

Anni di residenza.
In media nel mercato privato la famiglia risiede nell’alloggio attualmente occupato da 9,8 anni contro un valore di 16 anni nel settore dell’affitto pubblico. In particolare, nel settore privato gli inquilini che risiedono nell’alloggio da meno di 5 anni rappresentano ben il 42,4 per cento del totale, contro appena il 18,2 nel settore pubblico. Di contro nel settore pubblico ben il 46,6 della famiglie occupa l’alloggio da 16 anni o più, contro una percentuale del 18,8 del mercato privato.

Le dimensioni.
Il comparto pubblico e quello privato non si differenziano in modo sensibile dal punto di vista del taglio dimensionale dell’alloggio: le abitazioni con 1 o 2 stanze rappresentano il 37 per cento dello stock privato e il 34,8 di quello pubblico, quelle con 3 stanze il 40,8 per cento nel privato e il 47,2 nel pubblico. Abitazioni con 4 o più stanze rappresentano il 22,2 per cento nel privato e il 18,1 nel pubblico. Due terzi degli intervistati (66,8 per cento) dichiarano di essere molto o abbastanza soddisfatti della dimensione dell’abitazione; la percentuale di totalmente insoddisfatti si attesta all’8 per cento, sena variazioni rilevanti tra settore pubblico e privato.

Il livello di soddisfazione.
Ben il 45,2 per cento degli inquilini intervistati dichiara di essere poco o per nulla soddisfatto della casa in cui vive, senza scostamenti significativi tra pubblico e privato. In un’analoga indagine effettuata dal Censis nel 2001 la percentuale di inquilini poco o per nulla soddisfatti era pari al 26,3.

Le motivazioni dell’affitto.
Abitare in affitto rappresenta una pura necessità per il 64,2 per cento degli inquilini in affitto da privati nelle piccole e medie città; questo dato sale al 74,7 nelle grandi città.

Rischio sfratto.
In media il 12,5 per cento degli inquilini del settore privato ha ricevuto una richiesta di sfratto da parte del proprietario. Questo dato sale al 21,6 se si considerano le sole famiglie residenti nelle grandi città.

La propensione all’acquisto.
Tra gli inquilini in affitto da privati il 14 per cento dichiara di prevedere di acquistare un abitazione nei prossimi tre anni. Nella fascia di reddito sopra i 20.000 euro tale percentuale sale al 25,3.

Le motivazioni all’acquisto.
Il 48 per cento delle famiglie oggi in affitto che prevedono di comprare un’abitazione è spinta soprattutto da un fattore di convenienza economica (“meglio pagare un mutuo che un canone di locazione”); il 32,6 dal desiderio di diventare proprietario.

(www.rassegna.it, Rassegna Sindacale, 4 aprile 2007)

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