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Una ricerca Iref

Solo una colf su quattro vuole restare in Italia

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Una ricerca Iref sul “welfare fatto in casa”

Solo una colf su quattro
vuole restare in Italia

Solo una colf su quattro (25%) vuole rimanere in Italia. La maggior parte delle collaboratrici che lavorano nelle case degli Italiani è intenzionata a tornare in Patria o spostarsi altrove, al più presto (28%) o non appena conclusa l'esperienza lavorativa (47%), purché duri solo pochi anni ancora (60%). Sono in particolare coloro che assistono persone non autosufficienti o convivono con la persona assistita, le cosiddette 'badanti', a non voler portare avanti il proprio lavoro ancora per molto (69-70%). Del resto, già al momento della partenza, 6 donne su 10 pensavano di venire in Italia soltanto il tempo necessario per risparmiare dei soldi. Sono questi i risultati della ricerca sul "Welfare fatto in casa" realizzata dall'Iref, l'Istituto di ricerche educative e formative delle Acli, che tra marzo e aprile di quest'anno realizzato interviste approfondide su campione rappresentativo di 1000 collaboratrici familiari straniere di 66 nazionalità diverse.

E' un futuro dunque incerto quello del welfare italiano 'fatto in casa'. «Un sistema che non può reggere così per sempre - ha commentato il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero - perché estremamente logorante, sia per le famiglie che per le lavoratrici immigrate, legate da una dipendenza reciproca e costrette spesso ad accordi al ribasso. Ma anche perché subordinato ai progetti migratori delle colf straniere di 'nuova generazione', orientate più di ieri al rientro a casa in tempi brevi, senza che nessuno possa garantirne il ricambio nel medio e lungo periodo. La situazione nei Paesi d'origine è in evoluzione; si aprono mercati lavorativi per loro più vantaggiosi sia in Patria, che in Europa, che nella stessa Italia».

Il ministro delle Politiche per la famiglia Rosy Bindi, intervenuta alla presentazione della ricerca, ha ribadito la necessità di affrontare nel prossimo Dpef il grande tema della non autosufficienza. ''I fondi per la non autosufficienza sono talmente pochi che il problema piu' grande che abbiamo e' come reperirne tanti –ha affermato -. Io personalmente ho chiesto anche questo nel Dpef, perche' la considero una politica per la famiglia. Dobbiamo avere molto piu' di 350 milioni di euro per la non autosufficienza, servono almeno un miliardo di euro per realizzare una riconversione del sistema socio sanitario che si faccia carico delle famiglie e delle persone anziane".
Investire sulla non autosufficenza per il ministro e' anche fondamentale "per liberare risorse per i giovani, questa e' la sfida vera di questo momento, oltre ad essere un fatto di civilta'". D'accordo la Bindi anche sulla cittadinanza agevolata: "Nessun carabiniere andrebbe a prelevare una badante dentro ad una famiglia - spiega - finiamola, quindi, con questa ipocrisia, bisogna assolutamente trovare una strada".

(L.C., www.rassegna.it, 21 giugno 2007)

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