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Pensionati / Dopo il 12 giugno

Il governo non deluda milioni di persone

di Betty Leone
Segretaria generale Spi Cgil

La mobilitazione nazionale del 12 giugno, indetta dai sindacati confederali dei pensionati di Cgil Cisl Uil, ha visto in tutte le piazze d’Italia la presenza di migliaia di donne e uomini anziani che rivendicano attenzione ai loro problemi e chiedono misure concrete per affrontare la questione della svalutazione progressiva delle pensioni e quella dell’assistenza ai non autosufficienti. Sono gli stessi problemi che ponemmo al centro della grande manifestazione di Roma, nell’aprile 2004, alla quale partecipò circa un milione di pensionate e pensionati. Da allora sono passati più di 3 anni e abbiamo ottenuto solo qualche debole segnale nella Finanziaria 2007 (detrazioni fiscali per gli ultrasettantacinquenni e un fondo per la non autosufficienza finanziato con 500 milioni di euro in 3 anni).

È evidente che la trattativa che si apre il 15 giugno con il governo deve portare risultati chiari ed esigibili in tempi certi. Non è possibile deludere ancora l’attesa di milioni di persone che hanno fiducia nel governo di centro sinistra da cui si aspettano più sensibilità per i problemi sociali e una politica economica che trovi un equilibrio tra risanamento dei conti pubblici, crescita e tutele adeguate per i cittadini. Si tratta di un cammino stretto – ne siamo tutti consapevoli – ma necessario perché in gioco non ci sono solo le condizioni di vita del 20 per cento della popolazione (tanti sono gli ultrasessantenni in Italia), ma anche il rapporto di fiducia tra governati e governanti.

Per questo noi ci aspettiamo che la giornata di lotta del 12 giugno, con i cortei, i presidi e le catene umane, trovi ascolto e spinga la trattativa verso una soluzione positiva. Quello che noi ci aspettiamo è innanzi tutto la rivalutazione delle pensioni più basse di natura previdenziale, cioè quelle che si basano sui contributi effettivamente versati; deve essere il primo atto di un percorso che porti in un tempo certo alla rivalutazione di tutte le pensioni, almeno di quelle fino a 3 mila euro mensili. Per questa ragione chiediamo che sia riconosciuta la necessità di un tavolo periodico con il governo, sia per stabilire la quota di Pil da ridistribuire sui redditi pensionistici sia per mettere a punto un meccanismo che, bloccando la continua erosione dei redditi previdenziali, elimini alla radice la causa di questa, per così dire, automatica perdita del potere d’acquisto delle pensioni. Questo obiettivo è per noi irrinunciabile perché ci interessa dare agli anziani la certezza di una vecchiaia serena, potendo contare su una disponibilità economica che li ripari dal rischio di nuove povertà.

L’altra priorità, da troppo tempo posta al centro della nostra piattaforma rivendicativa, riguarda la definizione di una legge che sostenga le persone non autosufficienti e le loro famiglie sulle quali attualmente grava l’onere dell’assistenza. Vogliamo un provvedimento che accolga i princìpi della nostra proposta d’iniziativa popolare alla quale centinaia di migliaia di cittadini hanno dato il loro consenso, prima firmando la petizione e poi il testo di legge che è stato depositato il 10 ottobre del 2005 presso la Corte di Cassazione. Per realizzare questo progetto occorre che esso sia finanziato adeguatamente. Quindi, il governo e il Parlamento devono fare ogni sforzo per implementare il fondo per la non autosufficienza, istituito dall’ultima legge finanziaria, presso il ministero della Solidarietà sociale, che è del tutto insufficiente a realizzare un qualunque progetto serio in grado di prevenire, contrastare e accompagnare il fenomeno e l’insorgenza della perdita di autonomia di queste persone.

Le donne e gli uomini che hanno sfilato il 12 giugno in tutte le principali piazze d’Italia lo hanno fatto per sostenere queste richieste, per mostrarsi ad un mondo politico che continua a considerarli soggetti da assistere piuttosto che soggetti che possono contribuire al risanamento civile ed economico del paese e senza i quali non è possibile neanche immaginare quel nuovo patto intergenerazionale di cui tutti parlano. Infatti, oggi il patto non può più fondarsi su una redistribuzione di tutele come molti eufemisticamente sostengono, intendendo che bisogna estendere le tutele a tutti, ma riducendole in quantità e qualità. Il patto deve fondarsi sulla capacità degli anziani di produrre beni sociali che costruiscano un ambiente più sicuro per i giovani, in modo che essi possano dedicare la loro intelligenza, creatività, curiosità a rendere più forte e competitiva la nostra economia. Di tutto questo ha parlato la mobilitazione del 12 giugno: ora ci aspettiamo una risposta.

(www.rassegna.it, Rassegna Sindacale, 13 giugno 2007)

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