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Pensioni / Iniziato il confronto a Palazzo Chigi

Troppe voci nel governo

D.O.

Più che un tavolo di confronto sembra un garbuglio. Un cespuglio di rovi. La questione previdenziale, aperta oggi (9 maggio 2007) ufficialmente a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali, ha confermato tutta la sua spinosità. I tre temi scottanti sono stati tutti affrontati: età, coefficienti di trasformazione dei contributi, risorse (esigue) per il welfare. Ma l'impressione è che il governo voglia fare il gioco del poliziotto buono e di quello cattivo. Col ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa (ovviamente il "cattivo") che spinge i sindacati a trovare in fretta un accordo, e insiste sulla riduzione dei coefficienti (che per i sindacati significa pensioni più basse in futuro). Col ministro del Lavoro Cesare Damiano (diciamo il "mediatore") che propone un percorso di trattativa e l'apertura di un confronto a parte sui coefficienti. E infine col ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero (il poliziotto buono) che, lontano dal tavolo cui non partecipa, ribatte a Padoa-Schioppa che i coefficienti non si toccano, lo scalone Maroni (che dal primo gennaio 2008 portera'  l'eta' per andare in pensione con 35 anni di contributi da 57 a 60) va semplicemente abolito e non rimpiazzato con graduali scalini, e che infine le risorse per il welfare devono aumentare. Si dirà: è il governo di coalizione, baby. Certo. Ma questa polifonia di voci sconcerta.

Se i sindacati vogliono dare retta al ministro dell'Economia, allora le cose stanno così: sulle pensioni il governo va di fretta e vuole raggiungere un accordo con le parti sociali entro giugno. Durante il primo incontro al tavolo sulla previdenza, il ministro ha ricordato che il governo può utilizzare 2,5 miliardi di extragettito previsti per il welfare: ''non perdiamo un'occasione formidabile per fare due cose fondamentali: ammortizzatori sociali per i giovani e aumento delle pensioni minime', ha detto Padoa-Schioppa ai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil (Morena Piccinini, Pierpaolo Baretta e Domenico Proietti), alla segretaria generale dell'Ugl Renata Polverini e al direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. 'I tempi per la chiusura del tavolo sul welfare sono molto vicini al limite, che e' fine giugno. La conseguenza di un mancato accordo sarebbe l'applicazione dell'attuale legislazione con lo scalone e la revisione dei coefficienti''. Il ministro avrebbe anche avvertito che modificando le riforme Dini e Maroni si 'altera l'equilibrio finanziario del sistema'.

Le aperture di Damiano: sui coefficienti discussione a parte
E' stato poi il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, a illustrare le proposte del governo, e dunque un percorso di possibile mediazione. Innalzamento graduale dell'età pensionistica, sostituendo lo scalone con gli 'scalini'. Apertura di un confronto sulla revisione dei coefficienti. Infine, un'agevolazione dei requisiti per l'accesso alla pensione a favore dei lavoratori impiegati in attività usuranti. Per quanto riguarda la revisione al ribasso dei coefficienti, che secondo il governo dovrebbe garantire la sostenibilita' economico finanziaria del sistema previdenziale, Damiano ha proposto di ''aprire un confronto sui dati a disposizione'', tenendo conto ''dell'evoluzione del mercato del lavoro in termini di flessibilita' sul risultato pensionistico dei giovani''. Dunque i tagli previsti dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale (nell'ordine del 6-8%) non sarebbero applicati immediatamente, in attesa del confronto con le parti sociali. "Il nostro sistema pensionistico - ha detto Damiano - deve restare fondato su un pilastro pubblico a ripartizione, che eroghi pensioni a tutti i lavoratori e le lavoratrici e che, con l'andata a regime del sistema contributivo, permetta flessibilita' in uscita e incentivi l'allungamento della vita attiva in modo coerente con l'evoluzione demografica". Per il ministro, "a fianco del sistema obbligatorio deve rafforzarsi il pilastro complementare a capitalizzazione e ad una adesione volontaria, con il compito di erogare prestazioni pensionistiche aggiuntive". Damiano ha inoltre proposto la modifica dei criteri per il calcolo del cumulo tra pensione e reddito da lavoro, "anche con l'intento di far emergere il lavoro nero e incentivare il differimento della scelta di pensionamento".

Il tavolo tecnico sulla revisione dei coefficienti dovrebbe partire la prossima settimana, come ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Enrico Letta al termine del confronto, e 'dovrà essere propedeutico alla riconvocazione del tavolo sul welfare'.  Letta ha anche ricordato che tra gli incontri in programma 'a breve' ci sarà quello sulla concertazione di secondo livello e che nelle prossime settimane sarà affrontata anche la questione del riordino degli enti previdenziali.

La reazione dei sindacati
La replica unanime dei sindacati è che bisogna rifare tutti i conti. "Non c'e' un dato assoluto e inequivocabile sull'entita' della spesa previdenziale o delle entrate", ha spiegato all'agenzia Dire Morena Piccinini della Cgil, quindi per affrontare correttamente il nodo delle pensioni bisogna "partire dalla revisione dei conti".  La legislazione vigente (leggi Dini e Maroni), le ha fatto eco Pierpaolo Baretta della Cisl, "prevede un sistema di calcolo basato su proiezioni in cui il Pil cresce dell'1,3% e il flusso stimato di immigrati nel nostro paese e' molto basso. Rivedere i conti e' il primo compito che il sindacato ha di fronte". Una volta rifatti i calcoli, secondo i sindacati, sara' evidente che non serve intervenire sui coefficienti di trasformazione. "C'e' stata un'apertura da parte del ministro Damiano- ha riconosciuto comunque Piccinini- che dice ragioniamoci sopra" invece che continuare a sostenere "l'applicazione pedissequa" della legge Dini. "Non e' ancora una posizione soddisfacente- aggiunge Baretta- ma si tratta di una modifica della posizione constatata fino a oggi".

Dopo il confronto Piccinini ha spiegato che l'obiettivo della Cgil è scendere sotto la soglia dei 62 anni, ripartendo dai 57 anni della legge Dini. La sindacalista della Cgil ha inoltre osservato che "non tutti i lavori sono uguali" e che su questo tema la discussione è "aperta". Sull'innalzamento dell'età per le donne, Piccinini ha aggiunto: "di allungamento dell'età delle donne ho parlato io, dicendo che non se ne parla proprio".

Dalla Uil, poi, è venuta la proposta di congelare la questione dei coefficienti. ''Il congelamento dei coefficienti di trasformazione potrebbe essere un'ipotesi. Applicarli cosi' e' una vera e propria ingiustizia. Se il governo li congela, accoglie una parte della nostra richiesta''. Lo ha detto alle agenzie di stampa il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Mentre sull'abolizione dello scalone, Angeletti non ha dubbi: ''e' assolutamente sopportabile come esborso finanziario''.

Epifani: il coraggio lo mostri il governo
Confermata l'impressione che sulle pensioni il governo non ha ancora raggiunto una posizione unitaria, bisogna ricordare che la giornata non era iniziata nel migliore dei modi per le sorti del confronto. In un'intervista a Repubblica Padoa-Schioppa (sempre lui) aveva esortato i sindacati ad avere coraggio: ''capisco le loro difficoltà. Ma stavolta anche a Epifani, Bonanni e Angeletti chiedo di essere ambiziosi e coraggiosi, di vincere la battaglia in casa loro, invece di portarla sempre in casa d'altri''. Forse non le parole più appropriate per inaugurare la discussione. E in effetti hanno lasciato il segno. ''Il coraggio - ha replicato Guglielmo Epifani a stretto giro di posta - dovrebbe averlo il governo a presentarsi con una proposta unitaria: quando lo fara' potra' partire la fase finale del confronto''. ''Voglio dire a Padoa Schioppa - ha detto il segretario generale intervenendo a Roma alla manifestazione dei giovani sindacalisti della Cgil - che il coraggio noi ce l'abbiamo e che prima di dire al sindacato quello che deve fare chieda al governo se e' in condizione di presentarsi con una sola posizione. Noi si', lo faccia anche il governo e il giorno dopo siamo in grado di fare l'accordo''.

Confindustria: lasciare lo scalone com'è

Gli imprenditori, invece, confermano la propria posizione riguardo al fatto che scalone e revisione dei coefficienti sono legge e non è "utile mettere mano a queste norme in vigore se questo significa pesare sulla finanza pubblica con maggiori risorse". Lo ha detto il direttore della Confindustria Maurizio Beretta sottolineando come, al riguardo, l'associazione condivida la posizione del ministro dell'Economia.

(www.rassegna.it, 9 maggio 2007)

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