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Pensioni / Trattativa nella notte

Governo e sindacati trovano l'accordo

a cura di Davide Orecchio

Dopo otto ore di negoziato a Palazzo Chigi, governo e sindacati hanno raggiunto l'accordo per la riforma delle pensioni. Trovando una "porta stretta", quasi invisibile, quando ormai molti davano per naufragata la trattativa. Un'intesa sbocciata poco dopo l'alba del 20 luglio e al termine di un "confronto duro e difficile", come l'ha definito il leader della Cgil Guglielmo Epifani. Sono ancora molti i "se" che accompagnano l'operazione. A cominciare da quello delle stesse Cgil-Cisl-Uil, che si riservano di valutare il documento finale sulla concertazione che il governo presenterà alle parti sociali, oltre (ma questo già si sapeva) ad attendere l'esito delle consultazioni con i lavoratori per dare il via libera definitivo. I sindacati non nascondono che avrebbero voluto di più. La soluzione di accompagnare le quote all'età minima (vedi sotto) irrigidisce il meccanismo previdenziale e diminuisce le opzioni tra cui i lavoratori potranno scegliere. Ma di più non si poteva fare: questo il commento di tutti gli attori del negoziato. Il "muro di difficoltà finanziarie" evocato da Epifani a giochi fatti rende l'idea degli strettissimi margini entro i quali si è mossa la trattativa. Resta poi l'incognita: terrà la maggioranza di governo? L'accordo riuscirà a navigare tra la Scilla di Lamberto Dini, Emma Bonino & Co. e la Cariddi di Rifondazione comunista? L'odierno Consiglio dei ministri darà le prime risposte. Certo sui volti dei rappresentanti del governo, questa mattina, si leggeva un'espressione da scampato pericolo.

Come cambiano le pensioni
In base all'intesa si potrà andare in pensione a 58 anni nel 2008 con 35 di contributi versati (e non a 60 come prevedeva lo "scalone" della riforma Maroni). A partire dagli anni successivi scatterà un mix di quote (risultanti dalla somma di età anagrafica più gli anni di contributi versati) ed età minima. E quindi, dal luglio 2009 entrerà in vigore la 'quota 95' con eta' minima di 59 anni, nel gennaio 2011 'quota 96' con eta' minima di 60 anni e 'quota 97' nel gennaio 2013 con eta' minima di 61 anni. L'introduzione di quest'ultima quota, però, non sarà automatica: è prevista, infatti, una clausola di salvaguardia. Come ha spiegato Epifani, l'accordo prevede "una clausola di verifica. Se i conti andranno meglio del previsto, quota 97 non scatterà".

L'età minima per le donne resta ancorata a 60 anni. Dall'aumento dell'eta' di pensionamento saranno esclusi un milione e quattrocento mila di lavoratori, pari a circa 5 mila uscite l'anno. Si tratta delle persone impegnate nelle attività usuranti già delineate nel decreto Salvi del 1999, più coloro che lavorano su tre turni e quelli con attività ''vincolate'' (catena di montaggio).

L'applicazione dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo, invece, e' rinviata al 2010. Una commissione ad hoc dovrà stabilirne i criteri di revisione entro il 2008. A regime - ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa - la revisione dei coefficienti sarà triennale e automatica.

Per quanto riguarda le finestre d'uscita, resteranno quattro (gennaio, aprile, luglio e ottobre) invece delle sole due previste dalla legge Maroni (gennaio e luglio) per tutti i lavoratori che hanno maturato 40 anni di contributi.

Per i lavoratori autonomi l'età per la pensione d'anzianità sarà sempre superiore di un anno rispetto a quella dei dipendenti

Il costo della riforma sarà di circa 10 miliardi di euro in 10 anni, tra il 2008 e il 2017. In particolare, serviranno circa 7,5 miliardi per finanziare il superamento dello 'scalone' e 2,5 miliardi per i lavori usuranti

Il percorso politico
"Quest'accordo lo porto in Consiglio dei ministri senza cambiare una riga''. Parola di Romano Prodi. Rifondazione comunista è avvertita: il premier non transige. Né potrebbe, anche volendo, modificare l'intesa raggiunta coi sindacati, a meno di non desiderare uno sciopero generale delle confederazioni. Sulle pensioni, dunque, questo governo procederà in base all'intesa di stanotte. Oppure sarà un altro governo a occuparsi della questione. Lunedì 23 luglio - ha annunciato il ministro del Lavoro, Cesare Damiano - l'Esecutivo presenterà un documento finale che recepirà i risultati di tutti i tavoli di concertazione. E dunque, oltre all'accordo odierno, l'aumento delle pensioni basse, la riforma degli ammortizzatori sociali, le misure per i giovani e le norme sulla competitività.

I commenti
Il governo ha presentato ''una proposta che ha soddisfatto noi e i sindacati e che sara' di grande soddisfazione per gli italiani''. Questo il commento di Prodi, secondo il quale l'intesa ''prosegue le linee e il cammino del Dpef, che ci porta a consegnare un Paese piu' giusto''.
Con l'accordo, ha aggiunto il premier, "siamo riusciti a rispettare i confini della spesa". Per Damiano si tratta di ''un accordo complesso, di svolta, che puo' consolidare il governo''. Ha proseguito il ministro: ''noi non dobbiamo considerare le singole parti dell'accordo, ma domandarci se questo governo, in poco meno di un anno e mezzo ha compiuto bene o male l'azione a favore del risanamento, dell'equita' e della crescita''. Perciò Damiano si augura che il provvedimento "regga alla prova parlamentare''.

Il ministro Padoa-Schioppa, invece, ha tenuto a precisare che ''sara' garantito lo stesso punto di arrivo della legge Maroni'', cioe' 61 anni nel 2013 per andare in pensione. ''C'era chi aveva scritto un commento molto critico sull'esito di questa trattativa - ha aggiunto rivolgendosi ai cronisti nella sala delle conferenze stampa -. Abbiamo letto i quotidiani verso le quattro e mezza che commentavano i risultati di un lavoro ancora in corso. Questi vostri colleghi hanno potuto andare a letto tranquilli, mentre voi avete fatto un lavoro piu' scrupoloso''.

I sindacati daranno un giudizio definitivo sull'accordo solo dopo aver
consultato i lavoratori. Le prime valutazioni di merito saranno affidate agli organismi dirigenti delle confederazioni, che si riuniscono tra oggi e venerdì. Oggi, la Cgil riunirà il direttivo, la Cisl la segreteria e la Uil la direzione. Mentre lunedì sarà il turno dell'esecutivo della Cisl.
 
Per Epifani è stato fatto "un lavoro proficuo che contiene elementi di grande importanza''. Il leader della Cgil definisce però "un po' striminzita" la soluzione per il superamento dello scalone: ''avrei preferito una revisione dello scalone piu' allungata, ma ci siamo trovati di fronte a un muro di difficolta' finanziarie''. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, dà "un giudizio molto, molto positivo". E aggiunge che l'accordo verra' recepito "in parte con decreto, in parte con la finanziaria".  "Con la revisione dei coefficienti - spiega invece Luigi Angeletti della Uil - i giovani non avranno una pensione che avrebbe rasentato il 40% dell'ultimo stipendio. Ora i giovani potranno avere una pensione pari a circa il 60% dell'ultimo stipendio. Questo per rispondere a chi ci accusava di lavorare per i padri, trascurando i figli". Angeletti sottolinea anche che il governo, su pressione dei sindacati, si è risolto a "detassare gli aumenti
contrattuali di secondo livello".

(www.rassegna.it, 20 luglio 2007)

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