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Riforma dell'editoria

Il  testo al prossimo Consiglio dei ministri. Molte testate a rischio chiusura

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Riforma dell'editoria e cooperative

Il testo al prossimo Consiglio dei ministri Mediacoop: molte testate a rischio chiusura

C’è delusione nelle file di Mediacoop per il testo di legge di riforma dell’editoria, per ora circolato solo in bozza, che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Franco Levi presenterà al prossimo Consiglio dei ministri. “Dal testo in circolazione emerge un orientamento inaccettabile: in generale si ricava l'impressione che tutto il lavoro di consultazione, che ha impegnato per mesi gli operatori, le loro associazioni, la Commissione Cheli, nonché gli stessi uffici del Dipartimento, sia approdato a nulla”, spiega Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop, l’associazione nazionale delle cooperative editoriali e della comunicazione.

Sotto accusa è la questione del “diritto soggettivo” ai contributi diretti. Appena dieci giorni, nel corso dell’assemblea nazionale di Mediacoop, Riccardo Franco Levi aveva dichiarato che la riforma “comincia con la nuova definizione di prodotto editoriale come frutto dell’ingegno e conferma i contributi pubblici all’editoria per le realtà più piccole, ma selezionate con criteri più severi, come ha chiesto Mediacoop”. Oggi la realtà sembra diversa. Secondo Grassucci, la riforma sarebbe da rigettare “se, malgrado tutte le rassicurazioni date pubblicamente dal sottosegretario Levi sulla salvaguardia del ‘diritto soggettivo’ ai contributi diretti, venisse confermato un testo che cancella dalla norma primaria ogni riferimento ai valori dei contributi stessi, delegandoli a un regolamento”.

Secondo il presidente di Mediacoop, una tale impostazione darebbe al governo e all'amministrazione pubblica un potere eccessivo e discrezionale sull’attribuzione dei fondi. “Nello stesso tempo - aggiunge - renderebbe incerte le prospettive delle imprese editoriali e determinerebbe, per molte di esse, la condizione di una crisi profonda”. Il risultato di una simile operazione, conclude Grassucci, sarebbe la scomparse di numerose realtà editoriali: “Ci auguriamo che il tema trovi un’attenta riconsiderazione prima dell'approdo nel Consiglio dei ministri o che trovi una diversa determinazione in quella sede. Altrimenti, lo stesso pluralismo che all’articolo 1 del provvedimento si vorrebbe tutelare sarebbe inesorabilmente compromesso con la chiusura di molte e prestigiose testate”.

Le richieste di Mediacoop
Per garantire che i contributi siano erogati a soggetti che ne hanno effettivamente titolo, Mediacoop elenca cinque meccanismi: in primo luogo stabilire che le cooperative editoriali devono avere requisiti previsti dagli articoli 5 e 6 della legge 416/81 sull'editoria, che riguardano, in particolare, le cooperative di giornalisti. Almeno il 51 per cento dei dipendenti giornalisti devono essere soci e ogni dipendente giornalista che ne faccia richiesta deve essere ammesso come socio. Spiega Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop: “Si tratta di una misura tesa ad impedire che godano di benefici pubblici cooperative che non hanno nulla di mutualistico, che presentano una separazione netta tra proprietà e lavoro, propria di qualsiasi forma di società di capitali, e che discreditano il fenomeno cooperativo”. La seconda misura indicata da Mediacoop è l'introduzione di un nuovo tetto massimo per i contributi rapportato ai dipendenti: il contributo, cioè, non può superare un certo valore per dipendente giornalista. Una misura rilevante se si pensa che, nell'attuale normativa, i contributi sono parametrati alla tiratura, indipendentemente dalla natura del prodotto, dalla consistenza e dignità del giornale.

La terza misura da adottare consiste nel fare in modo che le copie 'diffuse' ai fini dell'accesso ai contributi vengano considerate tali solo se vendute ad un valore non inferiore al 50 per cento del prezzo di copertina: con questo si evita, per Mediacoop, che una vendita in blocco di copie a prezzi irrisori venga utilizzata per gonfiare il numero delle copie diffuse, al fine di innalzare artatamente i contributi, esibendo valori assolutamente distanti dal peso reale dei quotidiani che li ricevono. Le altre due misure suggerite da Mediacoop consistono nello stabilire che i quotidiani che ricevono i contributi devono essere presenti almeno nel 40 per cento delle edicole del territorio di riferimento. Infine, Mediacoop chiede che si adotti un provvedimento per sostenere, anche in Italia, l'aumento del numero degli abbonamenti che aiuterebbe, tra l'altro, a ridurre il fenomeno delle rese.

 

(www.rassegna.it, 27 luglio 2007)

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