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Sono scomparse definitivamente le
intese sul lavoro pubblico e sulla conoscenza firmate da
tutte le parti pubbliche e i sindacati a maggio e giugno del 2007?
Leggendo la legge finanziaria e il decreto legge sembrerebbe proprio
di sì. Evidentemente il governo non manifesta alcun interesse per la
loro attuazione e preferisce operare con la politica degli annunci,
dei tagli e con lo sport del “fannullonismo”. Nella Finanziaria c’è
tutto ciò e manca sostanzialmente quel percorso virtuoso concordato
nelle intese.
Nessun rinnovo dei contratti di lavoro
Sale così la percentuale dei lavoratori pubblici e privati in
attesa dei rinnovi contrattuali (secondo l’Istat siamo al 76%)
contribuendo in tal modo ad alimentare il malessere e la disillusione
nel mondo del lavoro, che qualcuno poi utilizza in nome
dell’antipolitica. In tal modo si viola il contenuto delle intese, che
avevano un loro canale applicativo nel rinnovo dei contratti di
lavoro. Ora si è certo onorato il contenuto del protocollo, stanziando
le risorse già concordate per il biennio 2006/2007, ma si è operato
come il governo Berlusconi per il biennio 2008/2009, stanziando le
sole risorse per l’Indennità di Vacanza contrattuale, dimostrando
così, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’ipotesi si sperimentare la
triennalità del contratto era una mossa solo per rinviare i contratti.
Eppure quelle intese contengono misure fortemente innovative proprio
sui punti forti del
memorandum: la valutazione del merito individuale e la
partecipazione dell’utenza. Ma evidentemente il governo non sa che
farsene se alla prima occasione, quale quella dello stanziamento delle
risorse per il rinnovo dei contratti, torna all’antico cioè alla sola
indennità di vacanza contrattuale, come il governo precedente.
Alla politica degli annunci abbiamo risposto denunciando la mancanza
di un piano “strategico attuativo” del memorandum che riguardasse
tutte le amministrazioni in relazione alle riorganizzazioni, alle
nuove competenze delle regioni e degli Enti Locali, ai processi di
reinternalizzazione delle funzioni. Solo in tal modo sarebbe ancora
possibile affrontare il complesso dei temi relativi al lavoro, alla
sua qualità, ai fabbisogni occupazionali, agli eventuali ricambi
generazionali, nel rispetto delle regole generali ed evitando i vari 3
x 1 o 5x1.
Ma nel disegno di legge non ci sono tracce del memorandum. Si
prevedono, anzi, norme che sembrano sollecitare la “esternalizzazione”
delle funzioni proprie delle amministrazioni e la “internalizzazione”
delle funzioni ausiliarie (quelle no-core). Proprio il contrario di
quanto contenuto nell’intesa. Se si vuole tutelare il “mercato” e
battere il “malcostume” bisogna evitare di dare la stura a nuovi
processi di esternalizzazione. Si costituisce l’ennesima Agenzia
fiscale, con tanto di direttore e comitato direttivo, i cui compiti
verranno definiti in un secondo momento, quando si deciderà se
privatizzare la stessa Agenzia. Tutto deciso dal ministro
dell’Economia e delle finanze in splendida solitudine e sciolto da
qualsiasi regola o parametro. Si minacciano esuberi conseguenti a
riorganizzazioni, esodi più o meno incentivati e nel frattempo lo
stesso autorevole ministro, a capo di una amministrazione che
dovrebbe restringersi e razionalizzarsi con un piano fantasma, pensa
bene di procedere ad assunzioni in totale deroga alle norme vigenti:
una sorta di chiamata diretta. Sempre in questa direzione va collocata
la misura che prevede sì un tetto “generoso” alle retribuzioni a tutte
le alte dirigenze delle amministrazioni e delle società partecipate,
allargando quanto previsto dalla Finanziaria precedente relativamente
ai soli dirigenti nominati dall’esterno. Ma si prevede anche la
possibilità di derogare senza criteri chiari e trasparenti. Così come
se è positiva l’ulteriore riduzione e moralizzazione del titolo
“consulenti”, notiamo che sono scomparse quelle sanzioni e quelle
procedure di controllo affidate alla Corte dei Conti.
Quanto alla mobilità, un articolo ridondante si limita a dire che si
possono fare accordi intercompartimentali che la promuovano: ma chi
fino ad oggi non ha permesso all’Aran di aprire il tavolo negoziale?
La risposta giusta non dà diritto a premi.
Vi sono poi forti preoccupazioni del mondo della scuola circa gli
effetti negativi che potranno investire la qualità dell’offerta
formativa e le condizioni di lavoro del personale in relazione alle
misure previste nel disegno di legge.
Infine sul precariato
Il memorandum prevedeva un piano di legislatura per “la scomparsa
del precariato” considerato un fenomeno abnorme e un abuso. Il ddl
sembra dare l’interpretazione autentica del termine “scomparsa”.
Introduce una misura positiva ma assolutamente insufficiente di
soluzione per i contratti a tempo determinato, ma non è previsto
alcuno strumento utile con cui affrontare la precarietà le situazioni
in atto nelle amministrazioni pubbliche: né in tema di collaborazioni,
né in tema di Lavori socialmente utili in tutti gli enti locali, né in
relazione alla congerie di “lavori precari” attualmente presenti
soprattutto nei settori della conoscenza.
La forte restrizione dell’utilizzo dei contratti a tempo per il futuro
e la limitazione del ricorso alle collaborazioni solo per la
specializzazione universitaria, se da un lato sono un segno di rigore,
dall’altro rendono drammatica la situazione dei precari in essere,
addirittura rendendo in qualche caso vane le misure già previste dalla
Finanziaria per il 2007, come nel caso dei co.co.co.
Quello che emerge dalla lettura della Finanziaria, in tema di pubblico
impiego, rappresenta un passo indietro nel cammino aperto dal
memorandum. Per questo, per rivendicare la sua piena attuazione, per
difendere i diritti del lavoro pubblico e la necessità di intervenire
con forza sulla riforma della pubblica amministrazione secondo le
linee decise nell’intesa di maggio, vi sarà una iniziativa di
sciopero generale delle categorie della Funzione Pubblica, a fine
ottobre, e una tornata di mobilitazione e di lotta delle categorie
della conoscenza. |