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Finanziaria 2008

Per il pubblico impiego solo delusioni

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La Finanziaria 2008

Per il pubblico impiego solo delusioni

di Michele Gentile
Coordinatore del dipartimento settori pubblici Cgil

Sono scomparse definitivamente le intese sul lavoro pubblico e sulla conoscenza firmate da tutte le parti pubbliche e i sindacati a maggio e giugno del 2007? Leggendo la legge finanziaria e il decreto legge sembrerebbe proprio di sì. Evidentemente il governo non manifesta alcun interesse per la loro attuazione e preferisce operare con la politica degli annunci, dei tagli e con lo sport del “fannullonismo”. Nella Finanziaria c’è tutto ciò e manca sostanzialmente quel percorso virtuoso concordato nelle intese.

Nessun rinnovo dei contratti di lavoro
Sale così la percentuale dei lavoratori pubblici e privati in attesa dei rinnovi contrattuali (secondo l’Istat siamo al 76%) contribuendo in tal modo ad alimentare il malessere e la disillusione nel mondo del lavoro, che qualcuno poi utilizza in nome dell’antipolitica. In tal modo si viola il contenuto delle intese, che avevano un loro canale applicativo nel rinnovo dei contratti di lavoro. Ora si è certo onorato il contenuto del protocollo, stanziando le risorse già concordate per il biennio 2006/2007, ma si è operato come il governo Berlusconi per il biennio 2008/2009, stanziando le sole risorse per l’Indennità di Vacanza contrattuale, dimostrando così, se ce ne fosse ancora  bisogno, che l’ipotesi si sperimentare la triennalità del contratto era una mossa solo per rinviare i contratti.

Eppure quelle intese contengono misure fortemente innovative proprio sui punti forti del memorandum: la valutazione del merito individuale e la partecipazione dell’utenza. Ma evidentemente il governo non sa che farsene se alla prima occasione, quale quella dello stanziamento delle risorse per il rinnovo dei contratti, torna all’antico cioè alla sola indennità di vacanza contrattuale, come il governo precedente.

Alla politica degli annunci abbiamo risposto denunciando la mancanza di un piano “strategico attuativo” del memorandum che riguardasse tutte le amministrazioni in relazione alle riorganizzazioni, alle nuove competenze delle regioni e degli Enti Locali, ai processi di reinternalizzazione delle funzioni. Solo in tal modo sarebbe ancora  possibile affrontare il complesso dei temi relativi al lavoro, alla sua qualità, ai fabbisogni occupazionali, agli eventuali ricambi generazionali, nel rispetto delle regole generali ed evitando i vari 3 x 1 o 5x1.

Ma nel disegno di legge non ci sono tracce del memorandum. Si prevedono, anzi, norme che sembrano sollecitare la “esternalizzazione” delle funzioni proprie delle amministrazioni e la “internalizzazione” delle funzioni ausiliarie (quelle no-core). Proprio il contrario di quanto contenuto nell’intesa. Se si vuole tutelare il “mercato” e battere il “malcostume” bisogna evitare di dare la stura a nuovi processi di esternalizzazione. Si costituisce l’ennesima Agenzia fiscale, con tanto di direttore e comitato direttivo, i cui compiti verranno definiti  in un secondo momento, quando si deciderà se privatizzare la stessa Agenzia. Tutto deciso dal ministro dell’Economia e delle finanze in splendida solitudine e sciolto da qualsiasi regola o parametro.  Si minacciano esuberi conseguenti a riorganizzazioni, esodi più o meno incentivati e nel frattempo lo stesso autorevole ministro, a capo di una  amministrazione che dovrebbe restringersi e razionalizzarsi con un piano fantasma, pensa bene di procedere ad assunzioni in totale deroga alle norme vigenti: una sorta di chiamata diretta. Sempre in questa direzione va collocata la misura che prevede sì un tetto “generoso” alle retribuzioni a tutte le  alte dirigenze delle amministrazioni e delle società partecipate, allargando quanto previsto dalla Finanziaria precedente relativamente ai soli dirigenti nominati dall’esterno. Ma si prevede anche la possibilità di  derogare senza criteri chiari e trasparenti. Così come se è positiva l’ulteriore riduzione e moralizzazione del titolo “consulenti”, notiamo che sono scomparse quelle sanzioni e quelle procedure di controllo affidate alla Corte dei Conti.

Quanto alla mobilità, un articolo ridondante si limita a dire che si possono fare accordi intercompartimentali che la promuovano: ma chi fino ad oggi non ha permesso all’Aran di aprire il tavolo negoziale? La risposta giusta non dà diritto a premi.

Vi sono poi forti preoccupazioni del mondo della scuola circa gli effetti negativi che potranno investire la qualità dell’offerta formativa e le condizioni di lavoro del personale in relazione alle misure previste nel disegno di legge.

Infine sul precariato
Il memorandum  prevedeva un piano di legislatura per “la scomparsa del precariato” considerato un fenomeno abnorme e un abuso. Il ddl sembra dare  l’interpretazione autentica del termine “scomparsa”. Introduce una misura positiva ma assolutamente insufficiente di soluzione per i contratti a tempo determinato, ma non è previsto alcuno strumento utile  con cui affrontare la precarietà le situazioni in atto nelle amministrazioni pubbliche: né in tema di collaborazioni, né in tema di Lavori socialmente utili in tutti gli enti locali, né in relazione alla congerie di “lavori precari” attualmente presenti soprattutto nei settori della conoscenza.

La forte restrizione dell’utilizzo dei contratti a tempo per il futuro e la limitazione del ricorso alle collaborazioni solo per la specializzazione universitaria, se da un lato sono un segno di rigore, dall’altro rendono drammatica la situazione dei precari in essere, addirittura rendendo in qualche caso vane le misure già previste dalla Finanziaria per il 2007, come nel caso dei co.co.co.

Quello che emerge dalla lettura della Finanziaria, in tema di pubblico impiego, rappresenta un passo indietro nel cammino aperto dal memorandum. Per questo, per rivendicare la sua piena attuazione, per difendere i diritti del lavoro pubblico e la necessità di intervenire con forza sulla riforma della pubblica amministrazione secondo le linee decise nell’intesa di maggio, vi sarà una iniziativa  di sciopero generale delle categorie della Funzione Pubblica, a fine ottobre, e una tornata di mobilitazione e di lotta delle categorie della conoscenza.

 

(www.rassegna.it, 3 ottobre 2007)

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