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Dai sindacati agli esponenti della politica, sia
nel centrodestra che nel centrosinistra: molte le reazioni
alla
relazione del presidente della Confindustria, Luca Cordero di
Montezemolo, fatta durante l'assemblea annuale dell'associazione.
Tanti commenti ma un comune denominatore: la forte impronta politica
data da Montezemolo al suo intervento.
Mauro Guzzonato, Nicoletta Rocchi (segretari confederali Cgil)
La relazione di Montezemolo ha toccato praticamente tutti i temi, un
discorso a 360 gradi, tracimando in un vero e proprio "manifesto
politico". Ha rivendicato, in modo forse eccessivo, l'intero merito
della ripresa economica in atto, trascurando il contributo
fondamentale del lavoro e del sindacato e, al tempo stesso, assolvendo
l'intero sistema delle imprese senza distinguere tra successi e
fallimenti. Ha rivendicato altresi' misure a sostegno dello sviluppo.
Alcune sono condivisibili: regole, lotta all'economia sommersa e
all'evasione fiscale, sistema formativo, infrastrutture, mezzogiorno,
pubblica amministrazione, riforma della politica. Il limite
dell'analisi sta in una visione troppo autoreferenziale e nella
sottovalutazione di aspetti altrettanto decisivi che riguardano la
coesione del paese e, quindi, una risposta urgente ai problemi aperti:
una piu' equa
distribuzione del reddito, a partire dai salari e dalle pensioni e
l'ammodernamento del sistema di protezione sociale, anche essi
indispensabili a vincere la sfida della modernita' e della
competitivita'.
Raffaele Bonanni (segretario generale Cisl)
E’ interessante come posizione politica. Mi sarebbe piaciuto che
Montezemolo avesse sviluppato il tema del confronto tra noi e gli
imprenditori. Non condivido le accuse ai sindacati di non guardare al
futuro: potrei dire la stessa cosa a lui, bisogna metterci d'accordo,
la strada migliore e' la mediazione. Tante imprese in questi anni
hanno guadagnato molto e dato poco alla collettivita', quindi hanno
fallito la loro funzione di imprenditori. Il discorso per il quale
tutto quello che e' stato fatto sia solo merito di Confindustria e'
improponibile. Il paese ha bisogno di dimostrare a se stesso che ha le
forze per andare avanti e non solo di sputare in faccia al proprio
avversario.
Luigi Angeletti (segretario generale Uil)
Ha fatto finta di non sapere che le buone politiche sono quelle che
sanno distinguere cio' che e'
giusto da cio' che e' sbagliato. Mettere insieme queste due cose non
risolve il problema e ci fa cadere nel vecchio vizio del conformismo.
Ha detto cose sulle quali si puo' concordare, come la necessita' di
rinnovare la politica e di modernizzare il paese.
Franco Marini (presidente Senato)
Una relazione molto ampia e, debbo dire, con forti accenti di novità.
Romano Prodi (presidente del Consiglio)
Si commenta da solo.
Francesco Rutelli (vicepresidente del Consiglio)
Ci sono molti stimoli condivisibili, la parte politica era abbondante.
Pierluigi Bersani (ministro dello Sviluppo economico)
Il solco tra politica e societa' non si colma con le invettive e
seminando vento, di questo sono consapevoli anche Montezemolo e
Confindustria. Si colma riformando, soprattutto avendo
meccanismi efficienti di democrazia. Le cose devono avere momenti di
partecipazione ma anche momenti di decisione. Questo e' un punto
importante; l'altro punto e' ridurre la pletora
istituzionale e politica e poi procedere a un'autoriforma della
politica. Le frammentazioni dei partiti non le risolviamo soltanto con
meccanismi di riforma elettorale. Bisogna metterci il coraggio di
cambiare. Dal lato destro e sinistro bisogna che ognuno faccia uno
sforzo.
Cesare Damiano (ministro del Lavoro)
Una relazione ampia, con una forte impostazione politica, che ha una
visione generale dei problemi del paese. Guarda a quella che loro
chiamano la visione e il traguardiamo: per me sono cose che chiamo
sogno e concretezza, in fondo si somigliano. Montezemolo ha criticato
la politica ma anche affermato che non si puo' fare a meno di buona
politica.
Antonio Di Pietro (ministro delle Infrastrutture)
Un discorso che condivido in molti punti, che a sua volta fa proprie
molte delle preoccupazioni piu' volte espresse da questo ministero.
Dobbiamo guardare con attenzione alla sua relazione, soprattutto
quando segnala la carenza infrastrutturale tra i grandi problemi da
risolvere e superare nel nostro paese. Condivido quando sostiene che
come paese non possiamo piu' permetterci di non decidere. E,
soprattutto, quando dice che l'Italia non puo' continuare a essere il
paese dei veti, con riferimento ad esempio alla Tav e alla costruzione
di nuove arterie autostradali, ma deve diventare il paese delle
decisioni.
Paolo Ferrero (ministro per la Solidarietà sociale)
Per tre quarti era un discorso da leader di partito. Ho visto in più
passaggi che c'è qualche appunto nei confronti della sinistra, cioè di
quella parte che vede anche i privilegi, le incapacità e la necessità
di risarcimento sociale che Montezemolo non vede.
Giuseppe Fioroni (ministro della Pubblica istruzione)
Una relazione molto orgogliosa degli industriali e del sistema
industriale, ma poco generosa nei riguardi del paese. Contiene tanti
spunti di riflessione, molti in particolare su giovani e donne, molto
presenti nella relazione ma poco presenti sul palco. A dimostrazione
che il processo di ringiovanimento e avvicendamento non può essere
solo un fatto di eredità. Ho condiviso il concetto di liberalizzazione
e di lotta al privilegio per aprire opportunità ai giovani. Tutti noi
abbiamo bisogno non di buoni consigli ma di buoni esempi, soprattutto
serve avere consapevolezza che non esiste solo il 'mio' problema ma
esiste il 'nostro' problema.
Paolo Gentiloni (ministro delle Comunicazioni)
Mi e' sembrata una grande dimostrazione di orgoglio da parte delle
imprese. Montezemolo ha segnalato le difficolta' del paese, ma ci
vuole uno sforzo di tutti, deve riguardare non solo il pubblico ma
anche il privato.
Linda Lanzillotta (ministro degli Affari regionali)
Ha detto che in Italia c'e' bisogno di una buona politica e questa e'
la sfida per il futuro. Concordo sul fatto che la pubblica
amministrazione abbia bisogno di un processo di innovazione veloce.
Essa ne ha bisogno in tempi brevi, credo che sia quello che il governo
sta facendo.
Clemente Mastella (ministro della Giustizia)
Condivido il senso della sfida e della provocazione che il presidente
Montezemolo ha lanciato, ma non sono d'accordo su un'impostazione che
vede la crisi della politica risolta da altri che non siano la
politica stessa. Non mi piace il triangolo in cui si sta fuori dalla
politica, da fuori si attacca la politica e poi si entra in politica:
questo e' ciò che fece Berlusconi e, con l'amicizia che ho con
Montezemolo, non credo che il presidente di Confindustria voglia
percorrere la strada del suo ingresso in politica partendo da questo
oramai un po' logoro copione.
Fabio Mussi (ministro della Ricerca)
A tratti e' sembrato un capo partito in potenza. A nessuno e' proibito
entrare in politica, ma io ho sentito una forte inclinazione politica
nelle sue parole. Anche questo mettersi a cavallo tra
destra e sinistra, che va un po' di moda, non e' pero' una moda
duratura. Ho trovato piuttosto propagandistica l'idea che quel che va
bene in Italia dipende dalle imprese e quello che va male dagli altri.
Noi abbiamo rimesso sui binari un treno deragliato, mi aspettavo
qualche riconoscimento in piu’.
Tommaso Padoa-Schioppa (ministro dell'Economia)
Ottimo intervento, pari a quello del ministro Bersani.
Vincenzo Visco (viceministro dell'Economia)
Un discorso politico sociologico piu' che un discorso sulle imprese.
Walter Veltroni (sindaco di Roma)
L’intervento di Montezemolo non è un manifesto politico: sarebbe però
sbagliato non ascoltare una preoccupazione sullo stato del paese che è
avvenuta con molta forza e parla di problemi reali. Ho condiviso molto
di quanto detto, soprattutto la sollecitazione a una democrazia che
decide, il rifiuto dell'antipolitica, ma al tempo stesso la
sollecitazione alla competitività, alle liberalizzazioni, alla
politica a essere più lieve e ad avere l'ambizione di cambiare il
paese motivandolo. Giusto poi il richiamo al merito, giusta la
necessità di guardare al futuro. Mi sarebbe piaciuto che
nell'intervento vi fosse un ragionamento sulla condizione sociale del
paese, sulla situazione dei salari, in particolare sulla precarietà
della vita di milioni di ragazzi che è un grande problema per le
imprese e per il paese.
Piero Fassino (segretario Ds)
E' stato un colpo di frusta, credo che sarebbe sbagliato non cogliere
la sollecitazione importante fatta al sistema politico istituzionale
per riforme e cambiamenti che rispondono alle domande e alle
aspettative del paese. Ho apprezzato i passaggi relativi all'esigenza
di una politica piu' veloce e rapida, la sottolineatura della
necessita' di investimenti in innovazione e sviluppo, e in funzione di
questo obiettivo la definizione di una politica fiscale conseguente.
Sono indicazioni di riforma di cui ha bisogno il paese, che
corrispondono agli obiettivi che si pone Prodi e la maggioranza di
centrosinistra. La politica non deve girare la testa dall'altra parte.
Enrico Boselli (segretario Sdi)
E’ un intervento politico molto netto. Sui costi della politica è
necessaria una riforma. Condivido le posizioni sulla legge Biagi, la
precarietà, la riforma dello Stato sociale e l'innovazione. Certo, ho
notato qualche concessione alla platea: d’altronde Montezemolo lascia
Confindustria ed era normale farlo. Mi sarei però aspettato qualche
parola in piu' sulle imprese e una parola sulla laicita'.
Pino Sgobio (capogruppo Pdci alla Camera)
La solita litania, le solite richieste, le solite critiche e le solite
abusate ricette. Il manifesto politico di Montezemolo e', insomma,
bello e pronto. Sul versante sociale, invece, Montezemolo e
Confindustria si mettano l'anima in pace: da questo governo hanno gia'
avuto tanto.
Sandro Bondi (coordinatore Forza Italia)
Segnala le gravi difficolta' in cui si trova oggi il nostro paese, ma
e' ancor di piu' l'espressione di un deragliamento del rapporto
naturale e fisiologico tra le strutture portanti del sistema politico
italiano. Se il confronto tra le forze politiche rappresentative del
nostro paese non sapra' ritrovare le ragioni piu' profonde del proprio
ruolo e del riferimento agli interessi generali dell'Italia, la
situazione e' destinata a ripetere gli stessi errori del passato,
senza approdare mai ne' a una democrazia normale ne' a un autentico
progresso economico e civile.
Pier Ferdinando Casini (leader Udc)
Una discesa in campo in piena regola, con un manifesto ideale
programmatico e politico che condivido. L'unica cosa che ci sarebbe
stata bene era una paginetta autocritica sulle responsabilità degli
imprenditori. Ma il resto è largamente condivisibile e innovativo
rispetto al conservatorismo politico e istituzionale che c'è in
entrambi i poli.
Lorenzo Cesa (segretario dell'Udc)
La relazione e’ stata una discesa in campo. Condivido molte delle cose
dette. Montezemolo ha messo a nudo una serie di problemi delicati e
seri che non vengono risolti. E' il momento di dare una svolta al
paese perche' e' evidente la crisi della maggioranza che vuole tenere
insieme l'estrema sinistra e i moderati. Il risultato e' lo stallo del
paese.
Altero Matteoli (presidente senatori An)
L'attacco esplicito a Bertinotti dimostra come gli imprenditori
comprendano che in questo governo ci siano forze che operano fuori
dalla storia e che non accettano i fatti che l'hanno cambiata. Per il
resto la relazione ricalca posizioni già espresse in altre circostanze
e che non si discostano dalle idee e dall'azione che il precedente
governo ha posto in essere, anche con riferimento alle riforme
istituzionali che noi avevamo realizzato. |