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No, Andrea Rivera non è un terrorista. E' un
comico, un urlatore, un cantante-attore di strada. Per semplificare:
un intrattenitore che durante il concerto del Primo maggio s'è preso
la libertà di esprimere opinioni personali da un palco e
da uno spettacolo che non erano suoi (stava lì solo per condurre) e di
fronte a troppi occhi televisivi. Ma sì, prendiamo tutte le distanze
del caso in metri e chilometri dalle esternazioni anticlericali di Rivera.
Le ha fatte nel posto sbagliato, ammettiamolo pure, e poi ciascuno
si terrà la sua opinione sul merito di quello che ha detto.
L'avranno pensato in molti, dopo il concerto e le polemiche di ieri
sera. Dopo che Rivera, dedicando al Papa uno dei suoi intermezzi, ci
era andato giù pesante: "dice di non credere nell'evoluzionismo -
aveva detto il presentatore -, e c'ha ragione: la Chiesa in 2mila anni
non si e' evoluta affatto'. E poi aggiungeva: 'Non sopporto che il
Vaticano abbia rifiutato il funerale a Welby, cosa che non ha fatto
per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana'.
Satira fuori luogo. Ma nulla di più. Parole, opinioni. E basta. Cgil,
Cisl e Uil avevano sottolineato, a concerto in corso, come quelle del
presentatore fossero "parole inopportune". Organizzatori del concerto
e Rai3 avevano preso le distanze. E poi tutti a dormire. Sperando di
avere chiuso la vicenda. Che invece non è chiusa per niente, visto che
oggi, nell'usuale numero del primo pomeriggio, l'Osservatore Romano ci
è tornato sopra riservando a Rivera qualcosa di molto simile a una
scomunica. Leggiamolo insieme, il quotidiano della Santa Sede, che ha
usato addirittura il termine 'terrorismo' a proposito dell'''l'insulso
comizio durante il concerto del primo maggio'' che sara' ricordato -
scrive - per ''i vili attacchi al Papa''. ''E' terrorismo - citiamo
sempre dall'organo della Santa sede - lanciare attacchi alla Chiesa.
E' terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla
sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo.
E' vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro
il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla
facilmente eccitabile''. Tutto questo di fronte a circa 400.000
persone e ad un piu' numeroso pubblico televisivo''. E anche se ''i
sindacati ed altri partecipanti alla manifestazione si sono dissociati
dalle parole del conduttore, resta il fatto - scrive sempre il
quotidiano vaticano - che questo personaggio da qualcuno e' stato
scelto. E chi l'ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo
vivendo''.
Adesso sarà il caso di chiedersi di chi sono le parole inopportune,
chi è l'aggredito e chi l'aggressore. Ma Rivera può tirare un respiro
di sollievo: vive nel secondo millennio dopo Cristo, epoca in cui
spesso le armi si affilano col computer e gli avversari si feriscono a
colpi di caratteri tipografici. Nessun processo inquisitorio, nessun
rogo. In fondo è fortunato.
L'articolo dell'Osservatore Romano, talmente esagerato che non c'è
nemmeno bisogno di sottolinearlo, ha suscitato una marea di proteste.
Citiamo, su tutte, quella più lucida. E' di Sandro Curzi, veterano del
giornalismo e consigliere di amministrazione Rai: "quando si arriva a
parlare di terrorismo per la battuta di un giovane comico o di un
artista di strada - dice Curzi -, peraltro opportunamente invitato a
quella grande festa di giovani e di libertà che è tradizionalmente il
concerto del primo maggio a San Giovanni, mi pare che si faccia, anche
se involontariamente, della pericolosa provocazione". "Mentre le
pagine dei giornali sono piene delle minacce 'terroristiche' al
presidente della Cei e delle polemiche sul family day - osserva Curzi
- è francamente irresponsabile buttare benzina sul fuoco per meschine
strumentalizzazioni politiche. A prendere le distanze e a chiarire
tempestivamente l'episodio di Andrea Rivera sono intervenuti tutt'e
tre i segretari confederali e il direttore di Rete Tre. Che si voleva
di più? Che bruciassimo in piazza Rivera? Che si dimettesse il
governo? Che Marx chiedesse scusa per essere venuto al mondo?".
"Dispiace - spiega l'ex direttore del Tg3 - che anche l'Osservatore
Romano, che nella sua storia ci aveva abituati a ben altri e alti
toni, si sia lasciato coinvolgere da un clima che tutti gli uomini di
buona volontà dovrebbero cercare di svelenire piuttosto che caricare
di rancorosa propaganda". Curzi non ha dubbi: scrivere quanto ha
scritto l'Osservatore Romano "significa in tutta evidenza rischiare di
fare esattamente ciò di cui si accusa l'avversario, anzi il 'nemico''.
Il quale, by the way, non è per nulla pentito. E oggi, dai
microfoni di 'Radio Capital', ha rincarato la dose: "non e' forse vero
che a Welby sono stati negati i funerali concessi invece a Pinochet?
Chi e' allora - ha concluso Rivera - l'ipocrita?". |