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Primo maggio 2007

Andrea Rivera non è un terrorista

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Primo maggio 2007 / Le esagerazioni dell'Osservatore Romano

Andrea Rivera non è un terrorista

 

di Davide Orecchio

No, Andrea Rivera non è un terrorista. E' un comico, un urlatore, un cantante-attore di strada. Per semplificare: un intrattenitore che durante il concerto del Primo maggio s'è preso la libertà di esprimere opinioni personali da un palco e da uno spettacolo che non erano suoi (stava lì solo per condurre) e di fronte a troppi occhi televisivi. Ma sì, prendiamo tutte le distanze del caso in metri e chilometri dalle esternazioni anticlericali di Rivera. Le ha fatte nel posto sbagliato, ammettiamolo pure, e poi ciascuno si terrà la sua opinione sul merito di quello che ha detto. L'avranno pensato in molti, dopo il concerto e le polemiche di ieri sera. Dopo che Rivera, dedicando al Papa uno dei suoi intermezzi, ci era andato giù pesante: "dice di non credere nell'evoluzionismo - aveva detto il presentatore -, e c'ha ragione: la Chiesa in 2mila anni non si e' evoluta affatto'. E poi aggiungeva: 'Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato il funerale a Welby, cosa che non ha fatto per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana'.

Satira fuori luogo. Ma nulla di più. Parole, opinioni. E basta. Cgil, Cisl e Uil avevano sottolineato, a concerto in corso, come quelle del presentatore fossero "parole inopportune". Organizzatori del concerto e Rai3 avevano preso le distanze. E poi tutti a dormire. Sperando di avere chiuso la vicenda. Che invece non è chiusa per niente, visto che oggi, nell'usuale numero del primo pomeriggio, l'Osservatore Romano ci è tornato sopra riservando a Rivera qualcosa di molto simile a una scomunica. Leggiamolo insieme, il quotidiano della Santa Sede, che ha usato addirittura il termine 'terrorismo' a proposito dell'''l'insulso comizio durante il concerto del primo maggio'' che sara' ricordato - scrive - per ''i vili attacchi al Papa''. ''E' terrorismo - citiamo sempre dall'organo della Santa sede - lanciare attacchi alla Chiesa. E' terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. E' vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile''. Tutto questo di fronte a circa 400.000 persone e ad un piu' numeroso pubblico televisivo''. E anche se ''i sindacati ed altri partecipanti alla manifestazione si sono dissociati dalle parole del conduttore, resta il fatto - scrive sempre il quotidiano vaticano - che questo personaggio da qualcuno e' stato scelto. E chi l'ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo vivendo''.

Adesso sarà il caso di chiedersi di chi sono le parole inopportune, chi è l'aggredito e chi l'aggressore. Ma Rivera può tirare un respiro di sollievo: vive nel secondo millennio dopo Cristo, epoca in cui spesso le armi si affilano col computer e gli avversari si feriscono a colpi di caratteri tipografici. Nessun processo inquisitorio, nessun rogo. In fondo è fortunato.

L'articolo dell'Osservatore Romano, talmente esagerato che non c'è nemmeno bisogno di sottolinearlo, ha suscitato una marea di proteste. Citiamo, su tutte, quella più lucida. E' di Sandro Curzi, veterano del giornalismo e consigliere di amministrazione Rai: "quando si arriva a parlare di terrorismo per la battuta di un giovane comico o di un artista di strada - dice Curzi -, peraltro opportunamente invitato a quella grande festa di giovani e di libertà che è tradizionalmente il concerto del primo maggio a San Giovanni, mi pare che si faccia, anche se involontariamente, della pericolosa provocazione". "Mentre le pagine dei giornali sono piene delle minacce 'terroristiche' al presidente della Cei e delle polemiche sul family day - osserva Curzi - è francamente irresponsabile buttare benzina sul fuoco per meschine strumentalizzazioni politiche. A prendere le distanze e a chiarire tempestivamente l'episodio di Andrea Rivera sono intervenuti tutt'e tre i segretari confederali e il direttore di Rete Tre. Che si voleva di più? Che bruciassimo in piazza Rivera? Che si dimettesse il governo? Che Marx chiedesse scusa per essere venuto al mondo?". "Dispiace - spiega l'ex direttore del Tg3 - che anche l'Osservatore Romano, che nella sua storia ci aveva abituati a ben altri e alti toni, si sia lasciato coinvolgere da un clima che tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero cercare di svelenire piuttosto che caricare di rancorosa propaganda". Curzi non ha dubbi: scrivere quanto ha scritto l'Osservatore Romano "significa in tutta evidenza rischiare di fare esattamente ciò di cui si accusa l'avversario, anzi il 'nemico''.

Il quale, by the way, non è per nulla pentito. E oggi, dai microfoni di 'Radio Capital', ha rincarato la dose: "non e' forse vero che a Welby sono stati negati i funerali concessi invece a Pinochet? Chi e' allora - ha concluso Rivera - l'ipocrita?".

 

(www.rassegna.it, 2 maggio 2007)

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