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Fim, Fiom e Uilm fanno sul serio

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Piattaforma dei metalmeccanici

Fim, Fiom e Uilm fanno sul serio

di Nando Liuzzi

Sono le 15.22 di mercoledì 12 aprile. L’agenzia Ansa batte una dichiarazione del direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, sull’ipotesi di piattaforma contrattuale definita, in mattinata, dalle segreterie nazionali dei sindacati dei metalmeccanici. Piattaforma che viene definita come “assolutamente onerosa e lontana dalle esigenze delle imprese”. Parole troppo dure? Non per il presidente della stessa Federmeccanica, Massimo Calearo, che un paio d’ore dopo sente il bisogno di rincarare la dose. Per lui, attesta un dispaccio Ansa delle 17.01, la piattaforma di Fim, Fiom e Uilm costituisce “una richiesta ridicola”. Ha esagerato? Macché. Tant’è vero che, dopo un altro paio d’ore, Calearo può trovare conforto in un’ulteriore dichiarazione del direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, che in serata trova la battuta. “Se fosse un contratto quadriennale – scrive ancora l’Ansa alle 20.21 – sarebbe una buona piattaforma: i sindacati hanno infatti presentato una richiesta doppia rispetto al recupero dell’inflazione.” Non è solo il gioco delle parti.

Il fatto è che i rappresentanti delle imprese metalmeccaniche italiane, Confindustria in testa, non riescono a resistere alla tentazione di esibire un reiterato estremismo verbale quando si parla di contratto nazionale. Come se dire no ai sindacati fosse l’unico modo per preservare l’unità del fronte imprenditoriale. Ma che cosa c’è di così terribile in questa piattaforma? C’è, principalmente, che l’ultimo contratto normativo firmato unitariamente dai tre maggiori sindacati della categoria risale al luglio del 1999. E che, come ha osservato il leader della Fim, Giorgio Caprioli, la stessa Federmeccanica ha sprecato le occasioni apertesi, dopo il rinnovo salariale del gennaio 2006, di avviare a soluzione, con apposite verifiche, almeno qualcuno dei tanti problemi accumulatisi in questi anni, ad esempio, in materia di orario e di rapporti di lavoro.

Pur senza indulgere ad alcun estremismo rivendicativo, la piattaforma Fim, Fiom, Uilm ha dovuto quindi affrontare diversi importanti capitoli. Salario: 117 euro di aumento mensile al 5° livello (101 euro al terzo livello). Inoltre, stabilizzazione in un “istituto permanente”, definito “mancato premio di risultato”, dei 130 euro annui concordati nel 2006, cui andranno aggiunti altri 30 euro mensili. Inquadramento: passaggio dal sistema basato su 7 categorie e 8 livelli retributivi, definito nel 1973, a “un sistema di 5 fasce professionali con 2 categorie ciascuna”. Orario: “fermo restando l’obbligo a concordare in sede aziendale l’utilizzo dell’orario plurisettimanale”, da un lato si prevede che si possa ricorrere ad esso a fronte di “particolari picchi produttivi”, dall’altro viene chiesto un aumento delle relative maggiorazioni salariali. Mercato del lavoro: il contratto dovrà precisare che “il rapporto di lavoro normale” è “il contratto di lavoro a tempo indeterminato”. Inoltre, varie misure, già sperimentate nella contrattazione aziendale, volte a ridurre il ricorso al lavoro precario, più altre novità in materia di diritti e relazioni sindacali. Con buona pace di Calearo, dicono alla Fiom, si tratta insomma di una piattaforma, certo non leggera, ma molto seria. (Per il testo integrale, vedi il sito: www.fiom.cgil.it)

(www.rassegna.it, 18 aprile 2007)

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