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Cile

Uno sciopero nazionale "contro il capitalismo selvaggio"

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Cile / Rottura tra sindacati e governo Bachelet

Sciopero nazionale
"contro il capitalismo selvaggio"

di Maurizio Minnucci

Una “giornata nazionale di mobilitazione sindacale contro il modello di capitalismo selvaggio che ha creato povertà e disuguaglianza sociale”. L’ha proclamata per oggi (29 agosto), in Cile, la Central Unitaria de Trabajadores de Chile (Cut), il sindacato unitario dei lavoratori. La manifestazione è in corso da stamani in diverse zone della capitale Santiago.

Arturo Martinez , presidente del Cut, aveva promesso nei giorni scorsi la “più grande protesta dai tempi della dittatura” di Augusto Pinochet, conclusasi nel ‘90. I sindacati chiedono da tempo avanzamenti salariali e riforme per settori ancora regolati da leggi approvate durante la dittatura, come la previdenza sociale, la pubblica istruzione e la normativa sul lavoro (che sotto la dittatura fu imposta per decreto e senza concertazione).

A peggiorare la situazione, spingendo il Cut alla protesta, è stata la decisione del governo di dare vita a un Consiglio amministrativo col compito di inoltrare proposte per una maggiore equità: un eccesso di burocrazia,  perché le conclusioni del Consiglio non arriveranno arrivare prima del marzo 2008. Martinez - secondo quanto riporta PeaceReporter - accusa la presidentessa cilena Michelle Bachelet di non avere mantenuto le promesse fatte al mondo sindacale durante la campagna elettorale del 2005: “I lavoratori mostrano stanchezza per tante formalità. Il Cile è andato modernizzandosi, ha il surplus fiscale e le imprese vanno bene. Ma la gente no, risente molto del rincaro dei prodotti di prima necessità. La politica – afferma – è più preoccupata della macroeconomia, e se ne frega dei temi sociali”. Nel frattempo anche la Chiesa cattolica ha alzato la voce, chiedendo espressamente salari più degni.

Il fatto che alla protesta di oggi abbiano aderito organizzazioni professionali, studenti e altri settori sociali ben al di là del Cut dimostra che il tema, in Cile, è molto sentito. Stamani sono scesi in piazza, tra gli altri, i sindacati della sanità, del trasporto e della scuola, con una serie di rivendicazioni che confluiscono in una sola grande richiesta: dignità per le persone. Lo scrive il sito web del quotidiano cileno La Tercera. Il “Colegio medico” ha definito l’adesione allo sciopero un “fatto storico”, dovuto alla crisi che attraversa il settore della sanità, per il quale mancano medici e risorse per il settore pubblico e le urgenze sanitarie. Gli insegnanti, a loro volta, chiedono un aumento salariale del 5 per cento, accompagnati dagli studenti che manifestano per ottenere modifiche alla normativa sull’istruzione.

Tra manifestanti e polizia, intanto, la situazione si fa tesa. Oltre cinquanta i fermati da stamani. “Le forze dell’ordine vorrebbero detenere la gente affinché non manifesti”, afferma Martinez. Gli fa eco il segretario del Partito comunista cileno, Lautaro Carmona, il quale accusa esplicitamente le forze dell’ordine di “repressione”. Martinez, nel frattempo, ha annunciato che la protesta sarà seguita da uno sciopero nazionale se il governo non darà segnali di ampliare il diritto dei lavoratori a negoziare sugli stipendi, di riformare il sistema di previdenza e di elevare il salario minimo a 346 dollari.

(www.rassegna.it, 29 agosto 2007)

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