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Francia

L'autunno caldo
di Sarkozy

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Francia

L'autunno caldo di Sarkozy

Pubblico impiego, codice del lavoro e previdenza: gli interventi
annunciati potrebbero infiammare i prossimi mesi

di Gianfranco Brevetto

Un autunno che si preannuncia con un’elevata temperatura sociale, quello francese. E a soffiare sul fuoco è l’onnipresente Supersarko. Il presidente della repubblica non smette di stupire per la sua invasività mediatica e per la capacità di produrre, su ogni tema in discussione, una proposta. “Sarkozy ci bombarda” è il disperato titolo di un articolo apparso nei giorni scorsi su Libération. L’eccezionale presenza sui media appare, come sostenuto dal quotidiano, il risultato di una strategia pensata nei minimi dettagli, in primo luogo imponendo ai giornalisti che lo seguono ritmi infernali (“Ogni volta è lui che traccia il percorso di un nuovo Tour de France e noi ci gettiamo all’inseguimento”).

Quello dei fonctionnaires, cioè dei dipendenti pubblici di ruolo a tempo determinato, è un tema particolarmente presente nelle “esternazioni” di Sarkozy. Da ultimo il discorso tenuto a Nantes in occasione della visita all’Ira (Institut Régional d’Administration) nel quale ha annunciato la sua intenzione di “rifondare la pubblica amministrazione francese per renderla più efficace, meno parcellizzata, con un numero inferiore di funzionari ma meglio pagati”. “Occorre un nuovo patto con i dipendenti pubblici – propone il presidente –, che permetterà di conciliare un miglior servizio con un costo inferiore e delle regole motivanti ed eque”. Questo patto, chiamato Service public 2012, si svilupperà nei prossimi cinque anni, cioè sino alla fine del mandato presidenziale. Due gli obiettivi di fondo: sviluppare dappertutto la cultura del risultato e moralizzare la spesa pubblica. Per fare ciò occorre introdurre alcuni correttivi; in primo luogo la valorizzazione dei mestieri, un salario legato al merito e la possibilità di esodi anticipati. Quest’ultima proposta prevederebbe la possibilità di nuove assunzioni, lasciando liberi i neoassunti di optare fra il contratto pubblico e quello di natura privata con salari negoziati di volta in volta.

Le reazioni al discorso di Nantes non si sono fatte attendere. In primis quella del partito socialista per bocca di Christian Martin: “Sarkozy sembra Tintin nel paese della funzione pubblica, finisce per vendere come proprie scoperte meccanismi che sono già in corso da anni”. Per il partito comunista il presidente prosegue nella sua attività di liquidazione dello stato sociale. A giudizio dei sindacati, poi, il discorso è una vera e propria “dichiarazione di guerra”. “Si tratta di un attacco frontale ai nostri diritti – sottolinea Jean-Marc Canon, segretario generale della Cgt- Funzione pubblica –. Occorre mobilitare lavoratori e cittadini: il presidente non ha risposto a nessuna delle nostre rivendicazioni”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della federazione dei funzionari di Force Ouvrière, Gérard Noguès: “Non c’è alcuna risposta al malessere dei dipendenti pubblici”. Un secondo fronte è quello delle pensioni. Al riguardo Sarkozy ha annunciato il superamento dei “regimi speciali”: in sostanza un allineamento delle regole al fine di portare tutti ai 40 anni di contribuzione del regime generale (a partire dalle casse che oggi concedono la pensione di anzianità con 37 anni e mezzo di contributi). Quando qualcuno gli ha fatto notare che non si tratta di un’operazione semplice il presidente ha risposto: “Certo, se fosse stata semplice l’avrebbero già fatta gli altri governi”. Le categorie interessate non sono di poco conto: si tratta dei ferrovieri, dei lavoratori della metropolitana parigina, dell’elettricità, del gas. La Cgt-ferrovieri ha già proclamato una giornata di sciopero per il 18 ottobre. Ma Sarko e le parti sociali sono impegnate anche in altri due importanti cantieri. Il primo è quella della riforma del codice del lavoro per il quale si propone sostanzialmente l’introduzione di “un contratto unico” con un consolidamento progressivo dei diritti. L’altra è la proposta di riforma delle relazioni sociali, con la revisione dei criteri di rappresentatività sindacale.

(www.rassegna.it, settembre 2007)

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