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Francia / Conflitti in corso

Il finto dialogo dell'era Sarkozy

Periodo di prova "irragionevole"

L'autunno caldo
di Sarkozy

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Francia / I conflitti in corso

Il finto dialogo dell'era Sarkozy

Finora il governo ha voluto decidere tutto da solo 

di Gianfranco Brevetto

Scioperi e contrattazione a singhiozzo. La Francia è mobilitata
nella prima e grande prova di forza nell’era Sarkozy. La difesa delle pensioni di alcune categorie di lavoratori, in primo luogo i ferrovieri, sta conducendo le parti sociali ad una prova di forza fatta di piccole mosse e contromosse, compresi numerosi tentativi dell’esecutivo di dividere i sindacati. Al movimento si sono aggiunti poi i dipendenti pubblici, i cosiddetti fonctionnaires. I quali il 20 novembre hanno scioperato per difendere l’occupazione nel settore e il potere d’acquisto dei loro salari. Uno sciopero unitario, preparato da tempo, in primo luogo per evitare la soppressione di circa 23mila posti di lavoro. “In questo periodo le parti sociali si sono reciprocamente osservate – spiega Érik Fritsch dell’Uffa Cfdt –. Il governo moltiplica i momenti di concertazione con i partner sociali, ma poi decide da solo gli orientamenti da dare al settore pubblico. Gioca ad un continuo rinvio e noi siamo stufidi sfogliare il calendario”.

In effetti dal 2000 gli stipendi pubblici hanno subito una diminuzione reale del 6% ma nessun momento di confronto è previsto in questo scorcio di 2007. Vi sono poi gli annunci di soppressioni consistenti di posti di lavoro senza il necessario chiarimento su che fine faranno i servizi che il pubblico non riuscirà più a garantire. Il clima sociale è divenuto ancora più teso in questo settore anche a seguito delle dichiarazioni fatte dal primo ministro François Fillon: un futuro con meno servizi, meno dipendenti, meno stato. “È un’aggressione inaccettabile”, commenta senza mezzi termini Fritsch.

La tensione nel settore dei trasporti, e dell’energia, non è certo da meno. Il ministro del lavoro, Xavier Bertrand, ha dichiarato che le negoziazioni si apriranno solo con la ripresa regolare del lavoro. Lo stesso, in una recente intervista radiofonica, ha chiaramente detto che non sarà tollerata alcuna azione di picchettaggio. Negli scorsi giorni gli scioperanti hanno infatti impedito, con petardi e fumogeni, l’uscita dai depositi dei convogli in partenza dalla Gare Saint-Lazare, a Parigi. Nel settore dell’energia, poi, la Cgt ha rifiutato di partecipare ad un tavolo di negoziazione su salari e pensioni a causa della mancata presenza di un rappresentante del governo. Gaz de France, la società che oltralpe gestisce l’approvvigionamento e la distribuzione del gas, ha dichiarato di essere pronta a discutere su di un sistema di pensione complementare e su aumenti contrattuali che vadano a compensare l’allungamento del periodo di contribuzione, dovuto alla cessazione delle norme più favorevoli.

Ma gli aumenti salariali, commentano i sindacati, saranno utili, considerato il regime pensionistico ancora retributivo, solo se progressivi nel tempo. Alla Rapt, la metropolitana parigina, il tema è particolarmente sentito se è vero, come accade, che spesso sono proprio i figli dei dipendenti a prendere il posto dei padri che vanno in pensione. “Fin quando non ci saranno degli elementi nuovi – precisa Bernard Thibault, segretario generale della Cgt – noi siamo perché gli scioperi proseguano”. Nei giorni scorsi il ministro del Lavoro ha ricevuto i sindacati, inviando successivamente agli stessi una lettera sul metodo da tenere per iniziare il confronto: le negoziazioni, precisa il ministro, avverranno settore per settore, come chiesto dal governo, ma saranno tripartite, come chiesto dalla Cgt.

(www.rassegna.it, 22 novembre 2007)

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