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Francia / Conflitti in corso

 

Periodo di prova "irragionevole"

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Francia / I conflitti in corso

Periodo di prova "irragionevole"

La condanna del contratto di nuovo impiego (Cne) da parte dell’Oil

di Luca Sebastiani

L’Organizzazione internazionale del lavoro ha parlato chiaro e ora, per il milione e oltre di francesi che da due anni lavora nella precarietà più assoluta col contratto di nuovo impiego (Cne), arriverà un po’ più di certezza per il futuro. L’Oil ha infatti emesso un giudizio sfavorevole sul Cne, giudicando in particolar modo “irragionevole” il periodo di prova previsto e la possibilità per il datore di lavoro di rompere il contratto senza un “motivo valido” durante questo lasso di tempo.

Il Cne era stato il fiore all’occhiello del governo di Dominique de Villepin, che per abbassare un tasso di disoccupazione nel 2005 quasi al 10 per cento aveva concepito questo contratto destinato alle piccole aziende con meno di venti dipendenti. Formalmente si tratta di un contratto a tempo indeterminato che però prevede un periodo di “consolidamento”, cioè di prova, di una durata di due anni durante il quale il lavoratore può essere licenziato senza alcun motivo. Quando venne introdotto i sindacati protestarono, ma essendo una misura destinata alle piccole aziende, poco sindacalizzate, non riuscirono a mobilitare i francesi.

Ben diverso il caso, solo qualche mese dopo, quando De Villepin volle far passare anche il contratto di primo impiego (Cpe), fratello minore del Cne destinato ai giovani di meno di ventisei anni. In due mesi, nella primavera del 2006, le prime proteste studentesche si trasformarono in uno tsunami e il premier dovette fare marcia indietro. Appena interrato il Cpe, nel mirino dei sindacati entrò il Cne. 

Per via giuridica però. Le organizzazioni sindacali sollevarono il problema di fronte all’Organizzazione internazionale del lavoro, giudicando il contratto contrario alla convenzione 158 della stessa Oil, ratificata dalla Francia nel 1990. Questa dispone che “un lavoratore non può essere licenziato senza che esista un motivo valido” e che il periodo di prova abbia una durata “ragionevole”. La giurisprudenza francese in proposito era stata contraddittoria. Se il Consiglio di Stato aveva giudicato “ragionevole” il periodo di prova di due anni, la Corte di Cassazione aveva invece stimato che un periodo superiore a sei mesi è eccessivo. In realtà il Cne è stato un fallimento anche nei suoi obiettivi. Dal 2005 a oggi ne sono stati fatti circa 1,1 milioni, soprattutto nell’edilizia, ma solo il 10% corrisponde all’effettiva creazione di posti di lavoro perché per il 70% si tratta di ex contratti a tempo determinato o indeterminato trasformati in Cne. Più che generare lavoro, l’estrema flessibilità è servita solo a precarizzare ulteriormente il mondo del lavoro. 

(www.rassegna.it, 22 novembre 2007)

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