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Immagine ripresa dal sito www.iuf.org

Cina, diritti sindacali violati
In una foto la violenza di Shenzen

di Davide Orecchio

Un'immagine scura, sgranata tra i pochi pixel di un jpeg internettiano. Ma più potente di qualsiasi carattere tipografico. Mostra, meglio di articoli e comunicati stampa, cosa vuol dire "fare sindacato" in Cina di questi tempi. Un vetro frantumato. Pochi mobili disadorni. Due biciclette. E in fondo, accanto a una scala, due persone. Un uomo e una donna. Lui sembra piegarsi verso di lei (per sussurrarle qualcosa? per ascoltarla meglio?) e la china delle sue spalle illustra molto della sua paura, del suo choc. Lei osserva impietrita chi la fotografa. Lo scatto risale a due settimane fa, il 14 novembre. Riprende il Centro per i diritti sindacali di Dagongzhe, nella zona economica speciale di Shenzen, a un passo da Hong Kong. L'hanno appena devastato in un raid di teppisti. Sei giorni dopo, il 20 novembre, la stessa mano ha armato i due aggressori che hanno accoltellato il responsabile del Centro, Huang Qing-nan, riducendolo in condizioni critiche e all'ospedale.

Il Centro è stato devastato un'altra volta, in precedenza, lo scorso 11 ottobre. Sotto lo sguardo neutrale della polizia, una banda armata di mazze di ferro ha fatto irruzione nei locali distruggendo quanto poteva. Tre attacchi in un mese e mezzo. Evidentemente, come denunciano cinque organizzazioni sindacali dell'area insieme alla Iuf (la Federazione internazionale dei lavoratori agroalimentari e del turismo), l'attività dell'Istituto dà fastidio a molti. Il Centro fornisce assistenza legale, formazione e soccorso ai lavoratori immigrati che arrivano nella zona. Si parla naturalmente anche d'immigrazione interna, un vero e proprio esodo che riguarda milioni di persone che dalle aree rurali della Cina si spostano in quelle industriali e commerciali. Come appunto Shenzen, villaggio di pescatori che nel 1978 il leader del partito comunista cinese, Deng Xiaoping, trasformò in zona economica speciale. Nel corso di 20 anni il porticciolo s'è trasformato in un'area metropolitana che ospita circa dodici milioni di abitanti, e migliaia di fabbriche di tessuti, giocattoli, apparecchi elettronici. Facile immaginare la giungla protoindustriale di rapporti di forza, le vessazioni, lo sfruttamento, i soprusi ai danni di lavoratrici e lavoratori spesso minorenni, indifesi, non tutelati dal sindacato ufficiale e diramazione diretta del partito comunista cinese.

Su questo sfondo operano gli attivisti del Dagong People Center: sensibilmente coinvolti, anche, nel processo che sta per portare all'entrata in vigore, a partire dal primo gennaio 2008, della nuova legge sulla contrattazione nei luoghi di lavoro. Un provvedimento che dovrebbe facilitare la contrattazione collettiva e fornire nuove tutele ai lavoratori temporanei e immigrati, molti dei quali prestano la propria opera nei distretti di Longgang, Shenzen, Dongguan e Bao'an. E, con l'approssimarsi dell'entrata in vigore della legge, si sono moltiplicate le vertenze: da un lato gli operai che chiedono salari arretrati e il riconoscimento dei diritti elementari, dall'altro le "imprese in fuga" e abituate a fare business sul presupposto dell'assenza di diritti. In mezzo i centri di assistenza e i sindacati indipendenti come quello di Dagongzhe, la cui attività evidentemente ha dato fastidio a gruppi d'interesse e potenti locali. Nella zona ritorsioni e violenza sono in crescita, denunciano gli attivisti. Il tutto nell'indifferenza dell'amministrazione centrale e delle forze dell'ordine.

Le trasformazioni epocali succintamente descritte sopra, le trame generali che stanno cambiando il volto della Cina si sono quindi concretate in quella vetrata rotta e in due individualissime coltellate che avrebbero potuto uccidere il sindacalista indipendente Huang Qing-nan: sono profonde 10 centimetri e la più grave gli ha scalfito l'osso della gamba, reciso tendini, nervi e vasi sanguigni. A peggiorare la situazione, la storia clinica di Huang, che non si è ancora ripreso da un incidente di lavoro che gli causò gravi ustioni su tutto il corpo.

Focus: la nuova legge del lavoro cambierà le relazioni industriali cinesi, consentendo una più vasta contrattazione collettiva ma anche, se correttamente e democraticamente applicata, lo sviluppo delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro. Sull'argomento il China Labour Bulletin ha recentemente pubblicato un dossier che ricostruisce le tappe che hanno portato all'emanazione della normativa, e i suoi punti deboli.

(www.rassegna.it, 3 dicembre 2007)

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