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Un po’ come nella canzone “Destra-Sinistra” di
Giorgio Gaber, che ironicamente divideva cibi, vestiti e mode secondo le
ideologie, George Lakoff, un cognitivista prestato alla scienza
politica, sa esattamente cosa è di destra e cosa è di sinistra.
Progressisti e conservatori non dovrebbero parlare la stessa lingua. O
meglio non dovrebbero attivare gli stessi modelli culturali, quelli che
Lakoff, che insegna linguistica all’università di Berkeley e dirige il
Rockridge Institute, chiama frame – in inglese inquadrature. I frame si
accendono nelle sinapsi del nostro cervello ogni volta che pensiamo a un
concetto. Almeno negli Stati Uniti – ma forse anche da noi - le scelte
politiche si possono ricondurre a due modelli culturali di famiglia:
quello conservatore dominato dalla figura maschile di un padre severo
che impone la propria disciplina, e quello progressista dove entrambi i
genitori provvedono premurosamente ai propri figli.
Finora i conservatori sono riusciti a inquadrare meglio il loro modello
– lamentava Lakoff nel suo libro “Non pensare all’elefante” (Fusi Orari.
I libri di Internazionale, 2006) –, così i democratici si sono trovati a
reagire secondo schemi a loro estranei e a parlare la lingua degli
avversari. A campagna elettorale iniziata, abbiamo chiesto a questo
linguista di spiegarci meglio la sua teoria. I candidati democratici
sarebbero in grado oggi di superare il test del framing?
Rassegna Quali sono i concetti fondamentali che modellano il
discorso pubblico progressista e quello conservatore negli Stati Uniti?
Lakoff Dietro il discorso democratico progressista ci sono due
nozioni fondamentali: empatia e responsabilità. Da questi due principi
derivano altre idee di fondo: protezione, giustizia, benessere. La
prospettiva conservatrice si basa su altri concetti: obbedienza al
padre-presidente e responsabilità individuale; ognuno deve preoccuparsi
di se stesso e non esiste alcuna responsabilità sociale.
Rassegna Quali sono le conseguenze politiche di queste due
diverse prospettive?
Lakoff Se sei un progressista sei convinto che il governo esiste
per proteggere le persone e per rafforzarle. Protezione non significa
semplicemente sicurezza militare o polizia, ma anche difesa
dell’ambiente, social security, possibilità di fare affidamento su una
pensione, su un sistema sanitario universale, su un sistema
universitario accessibile. Anche il benessere comune è molto importante:
l’idea progressista è che tutti debbano avere la possibilità di accedere
alle stesse infrastrutture, di guadagnarsi da vivere e realizzarsi.
Rassegna Invece, cosa pensa del governo un conservatore?
Lakoff Pensa che debba essere il mercato a decidere premiando la
disciplina e punendo gli indisciplinati. Se sei povero è quello che ti
meriti. I conservatori non vogliono interferenze nel mercato, niente che
rallenti o ostacoli il profitto: quindi, no alla regolamentazione del
governo, no alle tasse, no ai sindacati e alla protezione dei
lavoratori, no alle azioni giudiziarie contro aziende come quelle del
tabacco. È evidente che si tratta di visioni sociali completamente
opposte.
Rassegna È questo quello che intende quando nei suoi scritti
parla di una “guerra civile culturale”?
Lakoff Solo in parte. Questi sono gli aspetti politici ed
economici, ma la “guerra culturale” a cui mi riferisco riguarda
soprattutto la politica estera da un lato e la religione dall’altro,
dove liberal e conservatori hanno due visioni assolutamente divergenti
di come l’America dovrebbe agire.
Rassegna Lei parla di bi-concettualismo. Di persone che nella
loro vita quotidiana combinano i due modelli, per quanto opposti. È su
di esse che i candidati democratici dovrebbero concentrarsi in modo da
attivare in loro il modello progressista a livello politico e,
soprattutto, elettorale?
Lakoff Mi permetto di fare un passo indietro. Esistono due
teorie. Quella tradizionale sostiene che c’è una linea che va da
sinistra a destra passando per il centro verso il quale bisogna
spostarsi se si vogliono vincere le elezioni. È una falsità, perché non
esiste un’ideologia di centro e le convinzioni di chi afferma di essere
centrista sono assai disparate, se analizzate con attenzione. Ma il
pericolo, se ci si sposta verso destra, è quello di rinunciare alla
propria visione del mondo.
Rassegna E l’altra teoria?
Lakoff È proprio quella del “bi-concettualismo”. Ci sono elettori
che non si considerano né democratici né conservatori ma che già sono
d’accordo con i progressisti su molte cose. Perciò, anziché modificare
la propria visione morale, bisognerebbe parlare degli argomenti che
abbiamo in comune con loro.
Rassegna Un rimprovero che lei muove ai democratici è che mancano
di una visione strategica di lungo termine. Da questo punto di vista, la
campagna elettorale ha portato delle novità?
Lakoff Non solo i democratici non hanno una visione strategica di
lungo termine, ma reagiscono ai sondaggi che commissionano e che
chiedono agli intervistati di indicare quali siano le loro priorità. In
base alle risposte vengono stabiliti i temi attorno ai quali far ruotare
la campagna elettorale. I democratici non cercano di cambiare i
risultati, di introdurre elementi innovativi.
Rassegna Lei si lamenta spesso del fatto che i progressisti si
preoccupano troppo della visione del mondo dei conservatori. I candidati
democratici pensano ancora troppo all’elefante?
Lakoff Durante questa campagna elettorale sto notando qualche
piccolo cambiamento. Hillary Clinton pensa ancora che esista un centro e
che occorra spostarsi verso destra. Edwards sembra credere in una sorta
di populismo economico: se si dice alla gente le cose che stanno facendo
i conservatori e che vanno contro i loro interessi, voterà democratico.
Personalmente, non credo affatto che sia una formula vincente perché, in
questo modo, si trascura la dimensione culturale. Obama, su alcuni temi,
ha una posizione intermedia tra Edwards e la Clinton. Ma i candidati
democratici dovrebbero riuscire a non cadere nella trappola degli schemi
conservatori
Rassegna Tirando le somme, se dovesse scegliere il candidato che
riesce a formulare meglio il modello democratico progressista, chi
supererebbe l’esame?
Lakoff Hillary Clinton ha indubbiamente l’organizzazione
migliore, l’ha costruita per anni e la squadra dell’amministrazione di
suo marito è pronta a sostenerla. Anche i sondaggi la danno in testa. È
interessante che a seguirla sia Obama che è il candidato più articolato,
il miglior comunicatore ma che, per ora, sta cercando di farsi conoscere
e di farsi apprezzare, e non sta ancora “ispirando” la gente.
Rassegna È una scelta strategica?
Lakoff Credo che stia aspettando l’autunno per dare il meglio di
sé. Ora sta costruendo la sua organizzazione. Anche il modo in cui sta
raccogliendo i fondi dimostra una strategia opposta rispetto a Hillary
Clinton. La Clinton sta cercando di ottenere quante più donazioni
possibili dalle persone ricche. Obama, per ora, punta su molte piccole
donazioni da parte di quanti più finanziatori possibili, per poi
giocarsi i contributi più cospicui più in là nel corso della campagna
elettorale.
Rassegna Per concludere, di cosa hanno bisogno i democratici per
vincere le elezioni del 2008?
Lakoff Una delle ragioni del successo dei conservatori in questo
paese è il loro populismo e la loro retorica conservatrice, che è
riuscita a convincere molti che i liberal sono opprimenti. Si parla di
un’élite liberal, di mezzi di comunicazione liberal, dei ricchi liberal
e dei liberal di Hollywood. Si dice che i liberal non sarebbero
realmente interessati alle necessità dei poveri o della classe media ma
semplicemente degli snob che occupano posizioni di potere. La soluzione?
Riformuliamo i nostri discorsi, esprimiamo i nostri valori. Facciamo una
politica attiva, non reattiva. |