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Chiedimi se sono felice…”: titolo quantomeno
bizzarro per un’iniziativa sindacale. Sicuramente meno spiazzante il
sottotitolo: condizioni di lavoro, diritti, contrattazione nella
distribuzione cooperativa dell’Emilia-Romagna. L’idea è della Filcams
regionale, che ha coinvolto nell’appuntamento (19 novembre, a Bologna)
circa 200 delegati del settore, rivolgendo l’invito anche ai
rappresentanti della cooperazione. Una richiesta, quella contenuta nel
titolo del convegno, niente affatto peregrina, semmai un po’
provocatoria. Valter Sgargi, segretario generale della categoria Cgil
regionale, la collega specificamente, come ha fatto nell’introduzione
al dibattito, al lavoro cooperativo.
“Per molto tempo – spiega Sgargi – lavorare in coop è stato di per sé
motivo di soddisfazione, sia per un senso profondo d’identificazione
dei lavoratori con i valori fondanti di quel movimento, in particolare
in Emilia-Romagna, sia per condizioni contrattuali, nazionali e
integrative, più avanzate di quelle praticate nella concorrenza
privata. Le cose sono molto cambiate, tra i dipendenti c’è disagio e
tensione e l’esigenza di verificare più a fondo in che cosa si traduce
o si può tradurre, oggi, la differenza tra lavorare qui e nel
privato”. Tramontata in modo inequivocabile l’epoca in cui le
sensibilità politiche accomunavano dipendenti e dirigenti al di là
delle gerarchie, negli ultimi quindici anni anche il differenziale
economico e normativo favorevole, secondo la Filcams, è stato
progressivamente eroso. Le imprese cooperative hanno reagito alla
concorrenza aggressiva dei privati adottando metodi simili, puntando
alla riduzione dei costi, forzando sull’organizzazione e sulla
flessibilità del lavoro, anche con iniezioni massicce di part time
involontari e di contratti a termine.
“In una seconda fase – spiega ancora Sgargi – si è passati più
direttamente alla riduzione dei diritti e dei trattamenti economici
dei nuovi assunti, in particolare al Sud, che ha portato a momenti di
scontro duro, per esempio di fronte all’introduzione di doppi regimi
salariali. Le mediazioni contrattuali le abbiamo poi sempre trovate,
ma a questo punto vorremmo fare un passo avanti. Se le dinamiche
sindacali che ci troviamo di fronte ai tavoli di negoziato
ripropongono nel merito, e sempre più spesso nel metodo, le modalità
con cui ci misuriamo nell’impresa privata, i lavoratori si interrogano
e noi con loro”.
Alcuni esempi – ripresi nel dibattito di Bologna da delegati e
dirigenti territoriali – sono molto indicativi del clima. Alla Coop
Nord-Est i dipendenti hanno respinto con il referendum l’ipotesi di
accordo aziendale e la direzione ha risposto dando la disdetta
dell’integrativo vigente, una specie di punizione che con la
democrazia non ha molto a che fare e che in una cooperativa brucia
certamente di più, anche se poi si è ricostruita un’intesa. Alla Coop
Estense è stato faticosamente superato il tentativo d’introdurre, nel
precedente integrativo, il salario variabile individuale, cosiddetto
salario di merito, con tanto di “pagelline” per attribuire soldi in
più. Ora è il momento del rinnovo e torna nell’aria quella proposta,
che già aveva aperto a suo tempo divisioni tra i sindacati. In Coop
Adriatica la delicata trattativa per il rinnovo dell’integrativo,
avviata da un anno, è in una fase cruciale: la direzione chiede
condizioni d’ingresso e salario più bassi per i nuovi assunti, ma si
discute anche di ridurre la precarietà.
“Chiediamo – osserva Sgargi – se l’Associazione delle cooperative di
consumo esprime un ruolo di guida e orientamento sulle scelte di
politica contrattuale, o semplicemente si limita a fare la somma delle
vocazioni diverse delle singole imprese. Chiediamo se è ineluttabile
la deriva di una discussione contrattuale che insegue continuamente il
termine di paragone più basso della possibile concorrenza e se non si
può fare di meglio. Noi siamo convinti che sì, si può fare di meglio,
ma c’è un problema di volontà politica della cooperazione e di nuove
relazioni sindacali”.
La Filcams Emilia-Romagna propone dunque un confronto più aperto per
la ricerca di nuovi valori condivisi, che diano senso attuale alla
dimensione cooperativa e al suo carattere distintivo, con l’obiettivo
comune di sviluppo e successo dell’impresa. Uno di questi valori è il
lavoro, stabile e di qualità, da perseguire con modelli organizzativi
flessibili, che attribuiscano responsabilità e partecipazione ai
lavoratori, anche tenendo conto di sperimentazioni importanti
realizzate in alcune imprese, dai “gruppi di miglioramento” al “lavoro
a isole”. Peccato che il presidente dell’Associazione Coop consumo del
distretto Adriatico, Paolo Cattabiani – che ha accettato l’invito al
convegno – abbia un po’ ironizzato sull’“operazione nostalgia” della
Filcams, invocando maggiore libertà di manovra, sempre nell’ambito
delle tutele collettive, e suggerendo l’inserimento di criteri di
salario individuale che facciano premio all’impegno del singolo
lavoratore, il quale deve essere libero d’investire su se stesso. “Ma
pur glissando sulla proposta di merito – conclude Sgargi –, alla fine
Cattabiani non ha chiuso la porta”. |
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FOCUS: In competizione con gli agguerriti
colossi multinazionali La cooperazione di consumo è una componente
fondamentale del settore distributivo del nostro paese, con grandi
aziende che accrescono costantemente il numero dei soci e competono
senza sensi d’inferiorità con i colossi multinazionali sempre più
agguerriti. Il settore è strutturato per distretti: Adriatico,
Tirreno, Italia centrale, regioni di Nord-Ovest. Il distretto
Adriatico, in cui è compresa l’Emilia-Romagna, occupa oltre 20.000
addetti, in maggioranza donne, dei quali oltre la metà con contratto
part time. Le imprese più consistenti di questo “pezzo” di comparto
sono Coop Nord- Est, presente anche in Lombardia, Friuli-Venezia
Giulia e Veneto, con qualche struttura fino in Croazia; Coop Estense,
che conta un tradizionale insediamento a Modena e a Ferrara, con
diversi ipermercati anche in Puglia; Coop Adriatica, fortissima a
Bologna e in tutta la Romagna, presente da anni pure nelle Marche, nel
Veneto e più di recente in Abruzzo, con un Ipercoop a Pescara.
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