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Sono sempre di più i lavoratori parasubordinati
afferenti alla Gestione Separata Inps, e sono soprattutto
collaboratori a progetto e persone ad alto rischio di precarieta'. E'
quanto si evince dal Rapporto 2007 ''Lavoratori parasubordinati tra
professione e precariato'' presentato oggi da Nidil-Cgil e curato da
Patrizio Di Nicola (Docente di Sociologia dell’Organizzazionea) e
Isabella Mingo (Docente di Fonti Statistiche). L'indagine sui
lavoratori parasubordinati presentata oggi conferma che col passaggio
a progetto i contratti di collaborazione invece che diminuire sono
costantemente aumentati; che oltre 800.000 hanno unicamente quella
fonte di reddito e prevalentemente un unico committente; per un
compenso complessivo attorno agli 8.000 € l'anno e con un'età media di
oltre 36 anni.
I parasubordinati afferenti alla Gestione Separata Inps attivi nel
2006 sono 1.528.865, ossia 53.754 soggetti in più del 2005. L’aumento
ha interessato in maniera pressoché uguale i due sessi (+ 26.747
uomini, + 27.007 donne). La crescita numerica si è verificata
essenzialmente tra i collaboratori a progetto, mentre altre categorie
hanno fatto registrare una flessione nel passaggio tra 2005 e 2006. Di
conseguenza il numero di lavoratori a rischio di precarietà presenti
nel fondo Inps ha subito un incremento nel 2006 di 54.217 unità (+
6,74%) passando dalle 804.171 persone del 2005 ai 858.388 lavoratori
di quest’anno.
Tali soggetti, pari al 56% del totale degli iscritti attivi al fondo,
oltre ad avere un contratto di collaborazione o assimilato, non hanno
altra fonte di reddito. Sono coperti da un contratto di lavoro per
circa 7 mesi l’anno, per un compenso complessivo di poco meno di 8.000
euro. Le donne occupano una situazione ancor più svantaggiata:
costituiscono la maggioranza dei soggetti a rischio di precarietà
(57,27% del gruppo) e percepiscono mediamente appena 6.800 euro/anno.
L’età media - prosegue l'indagine - si è abbassata leggermente, ma
rimane ancora attorno ai 40 anni (era 41 nel 2005). Quindi il lavoro
parasubordinato non rappresenta il canale di transito temporaneo dei
giovani alla ricerca di un lavoro, ma per molti è una gabbia che
accompagna sino all’età adulta. Non è un caso che gli stessi
collaboratori a progetto abbiano un’età media superiore a 36 anni.
Dal punto di vista geografico si conferma l’elevata percentuale di
lavoratori parasubordinati della Lombardia (24% del totale nazionale)
e del Lazio (16%). Queste due regioni, da sole, concentrano il 40%
della popolazione di riferimento. Sotto il profilo del settore di
attività, oltre il 40% opera nei servizi, specialmente quelli alle
imprese (16,3%), personali (9,5%) e nell’istruzione (7,4%). Il
terziario si conferma dunque polo attrattivo di forme di lavoro
flessibili.
Il numero di iscritti alla Gestione Separata INPS è complessivamente
cresciuto, ma non sono aumentati invece i redditi imponibili medi dei
lavoratori che, in linea con quanto fatto registrare nel 2005,
ammontano mediamente a meno di 15 mila euro annui, con oltre la metà
dei lavoratori (58%) che non supera i 10 mila euro. Peggio ancora va
per le lavoratrici, che hanno un reddito annuale pari a circa il 50%
di quello dei loro colleghi uomini (9.515 euro vs 18.978 euro).
"La ricerca sul lavoro parasubordinato, svolta dall'Università La
Sapienza in collaborazione con NIdiL Cgil conferma un complessivo
giudizio negativo sulla qualità dell'evoluzione dell'occupazione nel
nostro paese anche nel corso dello scorso anno".
Questo il commento di Fulvio Fammoni Segretario Nazionale Cgil.
"E' già noto- continua Fammoni- che nel corso del 2006 per la prima
volta, nelle nuove assunzioni, il lavoro a tempo determinato ha
superato la soglia del 51%, dato che si somma al permanere del più
ampio bacino di lavoro nero d'Europa. Così come è confermato
l'allungamento dei tempi di permanenza in forme di lavoro precario".
"Il nuovo rapporto sui dati 2006 dell'Osservatorio nazionale sul
lavoro atipico - sottolinea Filomena Trizio Segretaria Generale NIdiL
Cgil- conferma e rafforza l'allarme in ordine al problema della
precarietà connessa alla parasubordinazione, letta nella sua fascia a
rischio (854.000 unità), fatta di atipici ed esclusivi". Per la
sindacalista
"è un fatto che il numero delle collaborazioni continui a crescere di
oltre 50.000 unità nell'area a rischio, nel privato, a ulteriore
riprova della inconsistenza del presunto rigore normativo che la Legge
30 avrebbe introdotto". Ed "è ancora un fatto che le più colpite dalla
inadeguatezza retributiva si confermino essere le donne, con scarti
del 50% rispetto al pari impiego maschile, che nessun possibile
maggior uso di part time riesce a giustificare". |