Il Rapporto Ocse

Gli italiani stakhanovisti d'Europa

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Il Rapporto Ocse

Gli italiani stakhanovisti d'Europa

Gli italiani sono gli stakhanovisti d’Europa. Il popolo che lavora di più tra i paesi europei dell’area Ocse. A dirlo è il “Rapporto sulle prospettive dell’occupazione” diffuso oggi dall’Ocse stessa. Alla voce “rapporto ore lavoro-salari”, emerge infatti che gli italiani accumulano ogni anno mediamente 1.800 ore, contro le 1.436 dei tedeschi, le 1.564 dei francesi e le 1.391 dei meno stressati d’Europa, gli olandesi. Siamo, in termini di ore di lavoro, ai livelli degli statunitensi (1.804 ore) che però in fatto di reddito stanno molto meglio di noi. Nella classifica dei guadagni medi annuali si scopre infatti che in Usa si arriva a 45.563 dollari, in Italia a 31.051, nell’area Ocse a 39.303. Gli italiani lavorano di più e guadagnano meno anche degli altri europei, il cui salario medio è di 36.211 dollari l’anno. In particolare, gli olandesi portano a casa, con molte meno ore di lavoro, un salario annuo ben più cospicuo, pari a 44.037 dollari.

Più in generale, secondo lo studio dell’Ocse, aumentano in Italia i livelli d’occupazione e i salari, ma restiamo tra i paesi industrializzati a più basso tasso di partecipazione al lavoro di donne e anziani. La disoccupazione, secondo le stime dell’istituto parigino, continuerà a scendere, con un tasso che in Italia si prevede al 6,3 per cento per quest’anno (dal 6,9 del 2006) e al 6 per cento nel 2008, contro una media europea rispettivamente del 7,2 e del 6,8. Si conferma quindi la tendenza positiva, se si pensa che il tasso registrato al 1999 era del 10,9 per cento. L’Ocse prevede anche una crescita dei salari: dopo il calo degli anni scorsi (-0,1 per cento nel 2005 e -0,8 lo scorso anno), i salari reali in Italia aumenteranno nel 2007, segnando un incremento dell’1,1 per cento, per poi rallentare leggermente nel 2008 (+0,6 per cento).

La partecipazione al lavoro però, sottolineano da Parigi, rimane al di sotto della media: è al 58,4 per cento da noi, contro il 62,5 dell’Europa e il 66,1 per cento dell’Ocse. Con le donne che continuano ad avere più difficoltà. Se infatti sette italiani su dieci hanno un impiego, per una partecipazione complessiva del 74,6 per cento, meno della metà delle italiane (46,3 per cento) risulta occupata. Per loro, un’incidenza sulla forza lavoro complessiva pari al 50,8 per cento, cioè dieci punti in meno rispetto alla media Ocse. Altra conferma arriva dai tassi di disoccupazione: 5,5 per cento per gli uomini, 8,8 per le donne (per le quali la media Ocse è del 6,6). Resta poi il problema della disoccupazione a lungo termine: le disoccupate da sei mesi e più sono il 70,7 per cento, quelle da oltre 12 mesi il 54,8 per cento dell’intera disoccupazione femminile. Medie che si riducono drasticamente per gli uomini.

Le differenze di genere non sono l’unica criticità del nostro paese, come risulta dall’analisi per fasce d’età. Sono infatti i giovani e gli anziani, oltre alle donne, ad avere le più serie difficoltà nel trovare un impiego. La partecipazione al lavoro nella fascia 15-24 anni è pari al 32,5 per cento contro il 49,5 per cento dell’Ocse, mentre nella fascia 55-64 anni scende al 33,4 per cento, addirittura 21 punti sotto la media Ocse. È grazie al titolo di studio, aggiungono da Parigi, che tali distanze si riducono.

Quanto al resto d’Europa, si legge nel volume di quasi trecento pagine, “la disoccupazione nelle previsioni continuerà a scendere nel 2007 e 2008 nell’area Ocse, causando un declino cumulativo di quasi due milioni di disoccupati e abbassando il tasso di disoccupazione al 5,5 per cento nel 2008. Un ciclo positivo già evidente dal 2006 - sottolinea l’Employment Outlook - quando un netto calo della disoccupazione, nella misura di un punto percentuale, ha toccato la Germania, la Grecia, l’Italia, la Norvegia, la Polonia e la Repubblica slovacca”.

(www.rassegna.it, 19 giugno 2007)

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