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A vent'anni dalla tragedia

Epifani: Mecnavi, 13 operai morti due volte

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A vent'anni dalla tragedia

Epifani: Mecnavi, 13 operai morti due volte

“Morire in quel modo è stato come morire due volte, da soli e invisibili. Questo è il paradosso tragico e inaccettabile che questa vicenda ci consegna. Purtroppo non fu fatta piena giustizia: pene poche, risarcimenti tardivi, in Cassazione fu ricusata la partecipazione come parti civili delle organizzazioni sindacali”. Con queste parole il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha concluso oggi a Ravenna la cerimonia di commemorazione del ventesimo anniversario della tragedia della nave gasiera “Elisabetta Montanari”, avvenuta il 13 marzo del 1987, con la morte di 13 operai a causa di un incendio sviluppatosi nelle sue stive: “È stata la più grande tragedia sul lavoro del dopoguerra. Quel giorno e quei morti sono uno spartiacque tra prima e dopo. Nel 1988, infatti, fu costituita la ‘Commissione parlamentare sulla sicurezza’, presieduta da Luciano Lama, che porterà alla legge 626, da cui oggi discende il Testo unico su salute e sicurezza”.

Esattamente vent’anni fa la Elisabetta Montanari era ferma per alcuni lavori di manutenzione nel porto di Ravenna, precisamente nel cantiere Mecnavi, il più grande cantiere privato dell'Adriatico. L’incendio fu innescato dalla scintilla di una fiamma ossidrica (si stava lavorando alla sostituzione di alcune lamiere del doppiofondo, destinato a ospitare il combustibile, in avanzato stato di corrosione) che provocò il surriscaldamento dei rivestimenti dei serbatoi che presero fuoco a propria volta. L’aria divenne presto irrespirabile per lo sprigionarsi, a causa della combustione, di ossido di carbonio e acido cianidrico. I 13 operai morirono per edema polmonare provocato da inspirazione di sostanze tossiche, dopo una lunghissima agonia. Le vittime dipendevano da cinque aziende diverse, otto erano irregolari, tre erano giovanissimi, per alcuni era soltanto il primo giorno di lavoro.

Epifani ha anche parlato del ruolo ricoperto dalle aziende: “Non penso che le imprese e gli imprenditori facciano tutti la propria parte fino in fondo, perché troppo spesso, allora come oggi, si cerca la strada del guadagno facile a scapito della sicurezza”. Il leader della Cgil ha ricordato che questo “non è un tema settoriale, bensì una delle questioni fondanti che la società nazionale deve affrontare: un paese civile non può tollerare 1.200 morti all'anno, 4 morti al giorno, cui si aggiunge un numero altissimo di infortunati”.

La giornata di commemorazione è iniziata alle ore 9.30, con la deposizione della corona di fiori davanti alla lapide delle vittime (che recita: “La città di Ravenna alla memoria dei caduti del lavoro”), posta in piazza del Popolo, davanti la sede del Comune. Alla cerimonia hanno partecipato il cardinale Ersilio Tonini, il ministro del Lavoro Cesare Damiano, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, il segretario confederale della Uil Paolo Carcassi, il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il presidente della Provincia Francesco Giangrandi. Ci si è poi spostati (ore 10) al Teatro Alighieri, dove gli ospiti hanno preso la parola e dove sono stati presentati il libro “Nel buio di una nave”, curato dal giornalista Rudi Ghedini, e il documentario “Mai più”, del 1987, di Nello Ferrieri, Rudi Ghedini e Fausto Pullano.

“Ricordare serve per guardare al futuro cambiando le cose. Il governo è impegnato in una lotta molto forte contro il lavoro nero, la precarietà. Perché il lavoro nero è il luogo nel quale possono esserci i maggiori infortuni, che colpiscono soprattutto i giovani e gli immigrati. Il lavoro nero vuol dire assenza di tutela, mancanza di sicurezza, concorrenza sleale tra le imprese”. Così ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano, intervenendo alla commemorazione: “La battaglia che abbiamo condotto con le nuove normative, già contenute nel decreto Bersani dell'anno scorso, hanno portato nel solo settore dell'edilizia a sospendere 600 aziende con lavoratori al nero, portando alla luce 50 mila lavoratori in sei mesi, prima sconosciuti”. Il ministro ha anche ricordato che “il Testo unico su salute e sicurezza è già stato varato dal Consiglio dei ministri e verrà portato presto in Parlamento, passando prima al vaglio della conferenza Stato-Regioni. Abbiamo avuto assicurazione da parte del presidente della Conferenza Vasco Errani che si tratta di un testo condiviso. Questo vuol dire che l'iter potrebbe essere rapido. La sicurezza sul lavoro non è il problema di un partito, di un governo o di una maggioranza. È un tema che riguarda il paese intero, quindi mi auguro che in Parlamento ci sia il concorso di tutte le forze”.

“Quell'incidente così crudo e violento somiglia a tanti altri che accadono ancora oggi. Ci sono imprese che lavorano a costi stracciati, che si affidano ai caporali che producono lavoro nero, esattamente come allora. Nel 1987 ci sono state quasi 1.500 persone morte in incidenti sul lavoro, dopo vent'anni 1.500 persone possono morire ancora oggi. Sempre nel 1987 c'erano quasi un milione di feriti, oggi c'è lo stesso dato”, ha detto il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. Cha ha aggiunto: “Il tema oggi è affrontato con maggior rigore, abbiamo ottenuto numerosi provvedimenti, come quello contenuto nell'ultima Finanziaria che obbliga l’impresa a denunciare l'assunzione di un dipendente il giorno precedente che questi prenda servizio. Abbiamo però di fronte ancora fenomeni tristi, che ci ricordano come l'uomo non è ancora al centro, ma lo sono invece i fatturati e gli ordinativi”.

Per il segretario confederale della Uil Paolo Carcassi, “non esiste la casualità negli incidenti sul lavoro: succedono per colpa, per dolo, per mancanza di rispetto delle norme, cause assolutamente affrontabili, che possono e devono essere affrontate”. L’esponente della Uil ha poi spiegato che “abbiamo voluto dare una grande spinta al governo affinché questo tema venga affrontato con una legge in una logica bipartisan”. Carcassi ha infine chiesto di accelerare l'iter del Testo unico: “Crediamo che ci siano le condizioni per affrontare il problema. Il testo del ministro del Lavoro è positivo. ora si faccia in fretta in Conferenza Stato-Regioni e in Parlamento”.
 

 

(www.rassegna.it,  13 marzo 2007)

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