Il sindacalista vittima della mafia

 

Sessant'anni dopo
si riapre il caso Miraglia

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Sessant'anni dopo
si riapre il caso Miraglia

Era il segretario della Camera del Lavoro di Sciacca, e della sezione del Pci. Il 4 gennaio del 1947, in piena stagione di stragismo agrario-mafioso in Sicilia, fu assassinato. Gli imputati per l'omicidio di Accursio Miraglia furono tutti prosciolti, ma nuovi documenti recuperati da uno storico potrebbero indurre la Procura a riaprire l'indagine. Una storia di mafia e reazione agraria all'occupazione delle terre. Con elementi di stragismo fascista finora mai emersi.

di Dino Paternostro

Fu la Procura della Repubblica di Palermo che, 60 anni fa, prosciolse in istruttoria tutti gli imputati per l’assassinio di Accursio Miraglia, segretario della Camera del lavoro e della sezione P.C.I. di Sciacca, avvenuto il 4 gennaio 1947. E, probabilmente, la stessa Procura della Repubblica del capoluogo siciliano sarà adesso chiamata a riaprire le indagini su quel delitto rimasto impunito. Ad annunciarlo è stato lo storico Giuseppe Casarrubea, intervenendo lo scorso 4 gennaio a Sciacca alla manifestazione per ricordare il 60° anniversario della morte del dirigente contadino.

Insieme al delitto Miraglia, a nome dell’associazione “Non solo Portella”, di cui è presidente, lo storico partinicese chiederà la riapertura delle indagini anche sugli omicidi di tanti dirigenti sindacali, sugli assalti con mitra e bombe a mano alle Camere del lavoro di Alia, Partinico, San Giuseppe Jato, Monreale, Cinisi, Carini e Borgetto e sulla terribile strage di Portella delle Ginestre. «É riduttivo pensare – ha detto Casarrubea – che nel secondo dopoguerra a decidere la strategia terroristica contro il movimento contadino e i suoi dirigenti siano stati solo gli agrari e i mafiosi. Gli archivi dei servizi segreti americani, inglesi e sloveni, che ho consultato, ci rivelano una verità diversa, che coinvolge il terrorismo nero, presente in Sicilia in maniera molto più consistente di quanto si fosse mai pensato».

È da anni che Casarrubea insiste su questa tesi, ma gli ultimi documenti trovati negli archivi segreti della Repubblica slovena, l’hanno convinto a tornare alla carica. «A Lubiana – ha detto lo storico – vi sono documenti dai quali risulta che Ettore Messana, uno dei capi dell’O.v.r.a. (Opera di vigilanza e repressione dell’antifascismo) durante il fascismo, era ricercato dalla Commissione delle Nazioni Unite come “criminale di guerra”, insieme ad altri 34 nazi-fascisti italiani, per avere ordinato, durante l’occupazione italiana della Slovenia (1941-42), lo sterminio di numerosi civili sloveni. Si tratta di quello stesso Messana che, dal ’45 al ’47, ricoprì l’importante incarico di capo della polizia in Sicilia, rimanendo coinvolto in tante trame rimaste oscure. Una notizia così rilevante potrebbe giustificare la riapertura delle indagini sui delitti e le stragi di quegli anni, considerandoli non più singolarmente, ma come un unico progetto terroristico».

La strategia del terrore contro il movimento contadino iniziò nel 1946. Secondo i suoi ideatori, essa avrebbe dovuto subire un’accelerazione il 1° gennaio 1947, con l’assassinio del popolarissimo dirigente contadino, Accursio Miraglia. È provato, infatti, che l’imboscata contro il sindacalista era stata programmata per il Capodanno del ’47. Una giornata simbolica che non poté essere rispettata, perché quella sera Miraglia fu accompagnato da numerosi compagni fin sulla porta di casa. Le prime indagini su quel delitto furono espletate proprio da Messana, che le concluse frettolosamente ordinando l’arresto di Calogero Curreri, del cavalier Rossi e del suo gabelloto Carmelo Di Stefano. Messana, con un pizzico di civetteria, concluse la sua relazione con il «veni, vidi, vici» di cesariana memoria. Ma poche settimane dopo la magistratura rimise in libertà gli imputati per insufficienza di prove, scatenando le durissime proteste del senatore comunista Giuseppe Montalbano e del segretario siciliano del P.C.I. Girolamo Li Causi, che accusarono Messana di avere condotto indagini superficiali proprio per favorire la scarcerazione degli imputati. Che quelle non furono solo accuse politiche, può adesso essere provato da uno straordinario documento inedito, proveniente dagli archivi dei servizi segreti italiani, acquisito da Casarrubea: la relazione del 18 marzo 1947, a firma dell’ispettore generale di P.S. Fausto Salvatore. «È necessario riconoscere che effettivamente non si ebbe intuito felice nelle indagini dirette a far luce sul delitto, essendo state queste iniziate e proseguite con leggerezza e superficialità (…) Purtroppo nessun accertamento, dico nessuno, risulta eseguito o appena iniziato da parte dell’Ispettorato del Messana e della questura di Agrigento… nel fascicolo “Miraglia” dell’Ispettorato non vi sono che una decina di verbali d’interrogatorio degli arrestati, di coloro che accompagnavano il Miraglia e di qualche altra persona, tutti di irrilevante valore…».

Sono proprio le gravissime considerazioni contenute nella relazione dell’ispettore generale di P.S. Fausto Salvatore, insieme ai nuovi documenti degli archivi segreti della Repubblica slovena, che, secondo Casarrubea, potrebbero giustificare la riapertura di nuove indagini sulla strategia del terrore praticata in Sicilia nel secondo dopoguerra.

Nel convegno per il 60° anniversario del delitto Miraglia, il sostituto procuratore della Repubblica di Sciacca, Salvatore Vella, non ha escluso che ciò sia tecnicamente praticabile, specie per quanto riguarda l’omicidio del sindacalista. «Ma è necessario che qualcuno dei protagonisti dell’epoca sia ancora vivo, perché la morte porta all’estinzione del reato». «Non uno, ma almeno una ventina sono ancora vivi», ha subito precisato Casarrubea.

Pieno sostegno all’ipotesi di riaprire le indagini è stato espresso dall’on. Francesco Forgione, neo presidente della Commissione antimafia, e da Antonio Riolo, dirigente della Cgil siciliana. «Ormai è chiaro – ha detto Forgione - che per tanti anni, e fino ad oggi, c’è sempre stata una certa doppiezza nelle istituzioni, che la nostra democrazia non ha ancora sviluppato appieno i suoi anticorpi». Ma il presidente dell’antimafia ha ribadito anche la sua convinzione che «bisogna colpire con decisione il patrimonio dei mafiosi, smettendola di inseguire l’emergenza ed elaborando rapidamente il testo unico della legislazione antimafia».

(www.rassegna.it, 22 gennaio 2007)

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