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Sono venuti in molti, a salutare Bruno Trentin.
Più di mille persone, nonostante il caldo infuocato, si sono raccolte
davanti alla sede della confederazione per assistere ai funerali laici
dell'ex segretario generale della Cgil (guarda
il video). C'erano i volti dei giovani
delegati metalmeccanici della Fiom (la "sua" Fiom), accanto ai grandi
vecchi della sinistra e del sindacato - Pietro Ingrao, Aldo Giunti
- venuti a rendere omaggio a un uomo col quale hanno condiviso decenni
della propria esistenza. E poi, per il governo: Prodi, D'Alema, Parisi,
Damiano; il segretario dei Ds Fassino; i presidenti di Camera e Senato
Bertinotti e Marini. E ancora la sinistra radicale e sociale di Mussi
e Migliore, e la Fiom di Rinaldini e Cremaschi. I rappresentanti della
sinistra (di governo, di lotta, cattolica, democratica) riuniti per
una volta senza litigare dinanzi alla bara di un suo uomo che ci ha
lasciato e nella cui biografia potevano trovare frammenti della
propria: da Giustizia e Libertà al Pci e ai Ds, dalla Fiom alla Cgil
nazionale. Un uomo di sinistra in senso ampio, Bruno Trentin,
al quale hanno reso omaggio gli iscritti al sindacato, le delegazioni
arrivate da altre città, alcune lontane da Roma. Ciascuno venuto a
testimoniare il senso d'orgoglio - come ha evidenziato Guglielmo Epifani nella sua orazione - per aver avuto Trentin "dalla propria
parte", per la scelta di aderire alla Cgil fatta 60 anni fa da quest'uomo
carismatico, introverso e di rara intelligenza; e mai tradita.
"Innovatore", "intellettuale", "studioso", "leader carismatico" e
"uomo di grandi svolte". Il suo simbolo? La borsa, come ha suggerito
il segretario generale aggiunto della Cisl Pierpaolo Baretta. Una
borsa enorme e sempre piena, come quella di Mary Poppins, da cui
potevano uscire oggetti diversi ma che spesso dava alla luce un
regolo, strumento della logica e della misura. Insomma un uomo (ha
detto sempre Baretta) che è stato "un privilegio conoscere e un onore
ricordare oggi". Un ritratto poliedrico, certo di una personalità
tutt'altro che monotona, quello emerso dalle orazioni tenute durante
la cerimonia (oltre a Epifani, che ha concluso, e Baretta, hanno
parlato l'economista Giorgio Ruffolo e Walter Veltroni). Ciascuno ha
tratteggiato il proprio disegno contribuendo a delineare la biografia
collettiva di Trentin, dagli anni della Resistenza alle grandi
battaglie sindacali dei 60, dalla lotta al terrorismo alle sconfitte
degli anni 80, fino al patto di luglio 93 che suggellò la sua
esperienza nella Cgil, e poi all'adesione e al lavoro nei Democratici
di sinistra.
Trentin - ha ricordato Ruffolo - 'era una persona affascinante,
di grande carisma naturale, con una grande ironia, capacità di
indignazione contro l'ingiustizia e la stupidità e un vero pudore
della ragione. Si riconosceva in un riformismo radicale' ma "viveva il
presente come storia" ed "era attento gramscianamente a tutto ciò che
cambiava i destini del mondo". Da qui - ha ricordato Ruffolo - il suo
impegno per l'ambiente, ad esempio. Dunque "un grande capo del
movimento operaio", cui "le bandiere di quel movimento storico si
inchinano idealmente nell'ultimo saluto".
'Bruno Trentin è stato in anni che hanno segnato la storia dell'Italia
un buon maestro, appassionato, approfondito, e un grande leader'.
Queste, invece, le parole di Baretta, che di Trentin ha
ricordato "la ricerca del dialogo con il movimento sindacale di
ispirazione cristiana. Con lui - ha detto il sindacalista cislino - il
dialogo fu fecondo e positivo e di questo gli siamo grati. Per questo
lo ricordiamo come un buon maestro'.
Per Veltroni, Trentin “fu il segretario più intellettuale del
sindacato di corso Italia, perché sapeva esprimere le sue idee con
cultura e raffinatezza, ma in lui viveva soprattutto la passione per
la giustizia sociale nei confronti dei lavoratori”. Era “un uomo
appassionatamente di sinistra - ha detto il sindaco di Roma e
candidato alla guida del Partito democratico -, che sapeva far
prevalere l'interesse generale sugli interessi personali, un
segretario capace di fare scelte concrete, di prendere decisioni
difficili, di cogliere opportunità che spesso non ricapitano. Quindi,
portare avanti tante delle sue idee sarà un felice obbligo”.
Infine il ricordo di Guglielmo Epifani, espresso in molti punti
con voce commossa dall'attuale segretario generale della Cgil. Che ha
definito Bruno Trentin “un grande innovatore" ricordando come "tutto
quello che ha fatto nella sua vita, da quando entrò nella Cgil nel
1950", sia "stato legato al lavoro. Il lavoro inteso come percorso di
conoscenza ed emancipazione - ha spiegato Epifani -, che trasforma gli
sfruttati in produttori e che supera, come diceva Gramsci, ogni idea
di rivoluzione passiva”. “Bruno Trentin - ha proseguito Epifani
- è stato una figura fondamentale del sindacato e della sinistra
italiana ed europea”. “È sempre stato una persona libera e non ha mai
cercato correnti nel sindacato e nel partito. Molti, in questi giorni
hanno sottolineato la sua originalità: antifascista dalla nascita, poi
nella Resistenza, il suo rigore assoluto, la continua coerenza, lo
spirito di ricercatore e l'autonomia di pensiero”.
Epifani ha poi ricordato le tante battaglie di Trentin nel sindacato.
E quindi il Trentin dirigente della Fiom negli anni Sessanta. E poi il
segretario confederale e generale degli anni Novanta, che affrontò la
difficile crisi del 92 ma ne uscì, nel 1993, con un accordo per la
concertazione di cui andava fiero. "Soprattutto - ha ricordato Epifani
- quell'accordo di cui lui era fiero defini' regole certe per la
contrattazione collettiva, tema a lui molto a cuore". Un dirigente
sempre in lotta contro "i privilegi, gli appiattimenti salariali, gli
automatismi", ma che seppe anche allargare la rappresentanza femminile
ai vertici della Cgil e che ha “sprovincializzato il sindacato
italiano”, coltivando rilevanti rapporti internazionali, ad esempio
con Jacques Delors, trovando un dialogo comune - ha detto Epifani -
sul terreno dell'umanesimo di origine cristiana.
Epifani ha concluso il suo intervento rivolgendosi alla moglie di
Trentin, Marcelle Padovani: “Siamo onorati - le ha detto - che Bruno
abbia scelto la nostra parte e che sia rimasto fino in fondo coerente
con questa scelta fatta 60 anni fa. Anche in un giorno così doloroso
credo si possa portare dentro un grande motivato e infinito orgoglio
per quello che è stato e per quello che ci ha dato”.
A chiudere la cerimonia, la voce toccante di Giovanna Marini. Era un
desiderio espresso dallo stesso Trentin, che l'artista romana cantasse
in quest'occasione. E lei l'ha fatto, con la sua voce urlata,
d'ispirazione contadina, intonando tre canzoni scelte da Trentin: "Le
temps des cerises" (canzone-simbolo della comune di Parigi), "We shall
overcome" e "Bella ciao". Sulle note di quest'ultima, cantata alla
maniera delle mondine, è terminata la cerimonia. Quando anche le più
asciutte tra le pupille si erano ormai inumidite. |