Vodafone esternalizza mille dipendenti

 

Strike is now

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Vodafone esternalizza mille dipendenti

Strike is now

Il 5 ottobre i lavoratori Vodafone scendono in piazza per protestare contro la cessione del ramo d'azienda 'customer care' che vede coinvolti 914 lavoratori. Appuntamenti a Milano per le sedi settentrionali e a Roma per quelle della capitale e del meridione. La protesta per una decisione così grave, e per di più annunciata a mezzo stampa, senza nessun preavviso a lavoratori e sindacati, è forte. I delegati delle Rsu ci spiegano la situazione

di Roberto Greco

“Prima era come una mamma che ti accudisce, seguendoti sempre e cercando di venire incontro ai tuoi problemi. Ora è diventata all’improvviso una matrigna cattiva, che ha deciso di sbarazzarsi di te”. Elvira Russo, è delegata Rsu Slc della Vodafone di Ivrea, la sede più colpita in termini numerici (283 unità) dal piano aziendale, che prevede la cessione di ramo d’azienda con l’esternalizzazione di 914 lavoratori del gruppo (pari a circa il 10% del totale e al 20 degli addetti al call center), appartenenti al back office, le attività di assistenza al cliente non in linea. “E’ stato un fulmine a ciel sereno per noi – dice Russo –, che oltretutto siamo venuti a conoscenza dell’operazione dal ‘Sole 24 ore’, perché l’azienda ha agito unilateralmente, senza premurarsi di avvertirci.

Da un paio di settimane il clima alla Vodafone è drammaticamente mutato. Le Rsu sono costrette a soggiornare in azienda, subissate dalle continue chiamate dei colleghi di lavoro. Tra questi ultimi la tensione è fortissima: si sentono traditi da un comportamento del genere da parte di un gruppo in costante espansione, come testimonia lo stesso bilancio”. Tra le varie azioni intraprese dal sindacato, scioperi spontanei, sit in, volantinaggi, assemblee, blocco degli straordinari a partire dal 14 settembre, giorno in cui si è diffusa la notizia dell’operazione. “Particolarmente riuscita – aggiunge Russo – è stata la manifestazione che abbiamo intitolato ‘Mi ha venduto la mamma’, in risposta al ‘Bimbo day’, l’iniziativa che tutti gli anni in giugno ha sempre organizzato l’azienda, permettendoci di stare per una giornata con i bambini al lavoro”.

Un’altra realtà investita in pieno dalla cessione aziendale è quella di Roma, con oltre metà della forza lavoro interessata (273 addetti su un totale di 530). “Quanto sta accadendo è una vergogna – afferma Roberto Di Palma, delegato Rsu Slc nella sede della capitale –. I lavoratori sono furiosi con il management, pronti a ingaggiare una dura battaglia pur d’impedire la realizzazione di un piano che ha tutta l’aria di essere solo una speculazione sulla loro pelle. Formalmente non si licenzia nessuno, il trasferimento ad altra società sarà indolore per tutto il personale coinvolto, ripetono di continuo i dirigenti. Ma per chi andrà via, noi siamo sicuri che il passaggio comporterà una busta paga di almeno il 20 per cento più leggera, forse accompagnata da minori tutele sindacali”.

Anche nella capitale la mobilitazione non si è fatta attendere. “Il 17 settembre – prosegue Di Palma –, quando l’azienda ci ha consegnato la lettera di cessione di ramo d’azienda, vi è stato subito un vero e proprio blocco del lavoro, che dura tuttora, anche se ufficialmente l’attività prosegue sia pure al rallentatore. Il 22, poi, abbiamo organizzato un presidio presso il punto vendita di via del Corso, con cartelli e striscioni di protesta, inventandoci il motto ‘Strike is now’”. La preoccupazione sale altissima, così come le agitazioni dei lavoratori, anche nelle filiali non coinvolte dal piano. “Sei mesi fa – ricorda Mario Licciardello, delegato Rsu Slc a Catania – girava la voce, poi smentita dai fatti, che avrebbero chiuso, assieme a quello di Pisa, il nostro call center, che per noi rappresenta l’attività prevalente, con 420 addetti su un totale di oltre 600. Ma è anche vero che la direzione ci aveva sempre rassicurato, escludendo esternalizzazioni o spostamenti di personale. Ora, al contrario, ci troviamo di fronte alla prima operazione del genere da parte del gruppo, tra l’altro la più grande per dimensioni mai fatta nel settore, con la messa in vendita di reparti considerati fino a ieri strategici dagli stessi responsabili e oggi diventati solo un costo da tagliare”. I timori dei lavoratori etnei aumentano in considerazione del fatto che proprio laggiù Vodafone costituisce una delle sparute fonti di occupazione giovanile (all’80% l’organico è formato da donne sotto i 30 anni), in un contesto territoriale dove il tasso di disoccupazione sta al 27-28 per cento. “Perciò – conclude Licciardello –, siamo andati in Prefettura a spiegare i motivi della nostra protesta. Oltre alla cittadinanza, intendiamo sensibilizzare al massimo anche le autorità locali”.

(www.rassegna.it, 4 ottobre 2007)

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