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“Prima era come una mamma che ti accudisce,
seguendoti sempre e cercando di venire incontro ai tuoi problemi. Ora
è diventata all’improvviso una matrigna cattiva, che ha deciso di
sbarazzarsi di te”. Elvira Russo, è delegata Rsu Slc della Vodafone di
Ivrea, la sede più colpita in termini numerici (283 unità) dal piano
aziendale, che prevede la cessione di ramo d’azienda con l’esternalizzazione
di 914 lavoratori del gruppo (pari a circa il 10% del totale e al 20
degli addetti al call center), appartenenti al back office, le
attività di assistenza al cliente non in linea. “E’ stato un fulmine a
ciel sereno per noi – dice Russo –, che oltretutto siamo venuti a
conoscenza dell’operazione dal ‘Sole 24 ore’, perché l’azienda ha
agito unilateralmente, senza premurarsi di avvertirci.
Da un paio di settimane il clima alla Vodafone è drammaticamente
mutato. Le Rsu sono costrette a soggiornare in azienda, subissate
dalle continue chiamate dei colleghi di lavoro. Tra questi ultimi la
tensione è fortissima: si sentono traditi da un comportamento del
genere da parte di un gruppo in costante espansione, come testimonia
lo stesso bilancio”. Tra le varie azioni intraprese dal sindacato,
scioperi spontanei, sit in, volantinaggi, assemblee, blocco degli
straordinari a partire dal 14 settembre, giorno in cui si è diffusa la
notizia dell’operazione. “Particolarmente riuscita – aggiunge Russo –
è stata la manifestazione che abbiamo intitolato ‘Mi ha venduto la
mamma’, in risposta al ‘Bimbo day’, l’iniziativa che tutti gli anni in
giugno ha sempre organizzato l’azienda, permettendoci di stare per una
giornata con i bambini al lavoro”.
Un’altra realtà investita in pieno dalla cessione aziendale è quella
di Roma, con oltre metà della forza lavoro interessata (273 addetti su
un totale di 530). “Quanto sta accadendo è una vergogna – afferma
Roberto Di Palma, delegato Rsu Slc nella sede della capitale –. I
lavoratori sono furiosi con il management, pronti a ingaggiare una
dura battaglia pur d’impedire la realizzazione di un piano che ha
tutta l’aria di essere solo una speculazione sulla loro pelle.
Formalmente non si licenzia nessuno, il trasferimento ad altra società
sarà indolore per tutto il personale coinvolto, ripetono di continuo i
dirigenti. Ma per chi andrà via, noi siamo sicuri che il passaggio
comporterà una busta paga di almeno il 20 per cento più leggera, forse
accompagnata da minori tutele sindacali”.
Anche nella capitale la mobilitazione non si è fatta attendere. “Il 17
settembre – prosegue Di Palma –, quando l’azienda ci ha consegnato la
lettera di cessione di ramo d’azienda, vi è stato subito un vero e
proprio blocco del lavoro, che dura tuttora, anche se ufficialmente
l’attività prosegue sia pure al rallentatore. Il 22, poi, abbiamo
organizzato un presidio presso il punto vendita di via del Corso, con
cartelli e striscioni di protesta, inventandoci il motto ‘Strike is
now’”. La preoccupazione sale altissima, così come le agitazioni dei
lavoratori, anche nelle filiali non coinvolte dal piano. “Sei mesi fa
– ricorda Mario Licciardello, delegato Rsu Slc a Catania – girava la
voce, poi smentita dai fatti, che avrebbero chiuso, assieme a quello
di Pisa, il nostro call center, che per noi rappresenta l’attività
prevalente, con 420 addetti su un totale di oltre 600. Ma è anche vero
che la direzione ci aveva sempre rassicurato, escludendo
esternalizzazioni o spostamenti di personale. Ora, al contrario, ci
troviamo di fronte alla prima operazione del genere da parte del
gruppo, tra l’altro la più grande per dimensioni mai fatta nel
settore, con la messa in vendita di reparti considerati fino a ieri
strategici dagli stessi responsabili e oggi diventati solo un costo da
tagliare”. I timori dei lavoratori etnei aumentano in considerazione
del fatto che proprio laggiù Vodafone costituisce una delle sparute
fonti di occupazione giovanile (all’80% l’organico è formato da donne
sotto i 30 anni), in un contesto territoriale dove il tasso di
disoccupazione sta al 27-28 per cento. “Perciò – conclude Licciardello
–, siamo andati in Prefettura a spiegare i motivi della nostra
protesta. Oltre alla cittadinanza, intendiamo sensibilizzare al
massimo anche le autorità locali”. |