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Luigi Di Ruscio

 

Il poeta della condizione operaia

 

Poesie Operaie
è in libreria
pubblicato

da Ediesse

 

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Di Ruscio

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Luigi Di Ruscio
Il poeta della condizione operaia

Interviste: Davide Orecchio
Riprese e montaggio: Carlo Ruggiero

Per colazione hanno acqua e pane / bevono molta acqua / la saliva che hanno devono sputarla sulle mani / perché il martello non scivoli / a mezzogiorno mettono nel brodo d’erbe / il solito pane nero / al coprirsi del sole se io sono pieno di malinconia / per loro è bello tornarsene a casa ridendo / sedersi in famiglia giocare con i figli / dopo dieci ore di lavoro sulle pietre / per quel poco pane e perché la moglie / continui a fare per ultimo il piatto / perché a nessuno manchi la parte

Lo hanno chiamato poeta operaio ma la definizione è senza dubbio riduttiva. Del resto la vicenda di Luigi Di Ruscio è talmente unica che la tentazione di semplificarne la figura può essere facile e fuorviante per molti.  Poeta autodidatta nell’Italia del dopoguerra, poi muratore disoccupato e militante di base nel Pci di Palmiro Togliatti, infine emigrato nel ’57 in Norvegia per acquisire lo status per lui definitivo di operaio metalmeccanico nella fabbrica fordista, Di Ruscio è stato ed è molti uomini insieme. Molti poeti in uno. Di lui l’Ediesse, casa editrice della Cgil, ha recentemente pubblicato un’antologia dal titolo Poesie operaie (10 euro).

Di Ruscio vive da 50 anni in Norvegia. La sua lingua quotidiana è il norvegese. L’italiano lo riserva alla poesia, prodotta nell’arco di decenni nelle ore rubate al sonno e dopo la fatica diurna del lavoro. La marginalità, il lavoro in fabbrica, un orizzonte politico che il dopoguerra presto richiude, sono molti i temi della poesia di Luigi Di Ruscio. E, come scrive il critico Massimo Raffaeli, la sua biografia è “senz’altro la materia prima della condizione personale ma non basta affatto a spiegare lo spessore della sua voce poetica, il ritmo e il tono inimitabile della sua pronuncia. La quale è una splendida eccezione, un’assoluta singolarità, nel panorama della poesia italiana. Non un poeta-operaio – secondo il critico -, ma un poeta capace di introiettare e rielaborare la condizione operaia alla stregua della condizione umana tout court”.

(www.rassegna.it, 7 maggio 2007)