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L’Italia da anni è il paese con la più bassa
natalità al mondo, un paese in via d’estinzione. Le donne italiane hanno
in media poco più di un figlio a testa, per la precisione 1,2. Quali
sono le ragioni? Su questo si interroga, il documentario “Uno virgola
due” di Silvia Ferreri, giovane attrice milanese, ora al suo primo film
da regista. Girato nel 2005, il documentario è stato interamente
finanziato dal Comune di Roma e ora è stato allegato a un libro Ediesse
(apri
la scheda)
firmato dalla stessa autrice. “Il progetto nasce da una domanda: mi
chiedevo come mai, sempre più spesso, sentivo le donne lamentarsi per
soprusi e ingiustizie subite sul lavoro durante o dopo la maternità. Ho
deciso di iniziare una ricerca e ho pubblicato annunci sui giornali per
chiedere alle madri di scrivermi e raccontarmi le loro storie”, spiega
l’autrice: “La quantità di testimonianze ricevute mi ha fatto capire
quanto il problema fosse esteso a un gran numero di donne, senza
distinzione di provenienza o classe sociale”. E il film, infatti, in 52
minuti racconta di donne che vengono punite per aver avuto un figlio,
cui vengono tolte mansioni di responsabilità, donne costrette a
nascondere la maternità fino agli ultimi mesi, donne che vengono
licenziate o, quando la legge non lo permette, costrette con altri mezzi
a lasciare il proprio lavoro. Un film-denuncia, quindi, girato con
spietata ma artistica leggerezza, che mostra un’Italia quasi da
medioevo, un paese che non sembra ancora pronto a sostituire la figura
della madre con quella della madre lavoratrice. |