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Parafrasando un antico motto, sono ‘il sindacato
dell’avvenire’, i circa 2.000 giovani quadri e delegati Cgil che il 9
maggio - con la presenza anche di tanti studenti, provenienti da ogni
parte d’Italia - hanno dato vita alla prima assemblea nazionale loro
dedicata, presso il teatro Brancaccio di Roma. Un appuntamento
annunciato l’anno scorso al congresso nazionale di Rimini, nel solco
del rinnovamento generazionale che la confederazione ha intrapreso da
tempo e che sfocerà nel 2008, in occasione della conferenza
d’organizzazione, dice Carla Cantone nella sua relazione introduttiva,
quando verrà messo a punto un apposito progetto di politiche
giovanili.
Già da ora, però, si possono cogliere i primi frutti del ‘new deal’
Cgil in tutte le sue strutture: il tesseramento 2006 indica un +16%
tra gli ‘under 35’, con i delegati appartenenti a quella fascia,
iscritti nei posti di lavoro, che sono un quarto del totale, mentre
tra quadri e dirigenti non si supera il 7. Nei direttivi la presenza
giovanile è mediamente del 12%, quella degli apparati politici non
arriva al 10. L’obiettivo dichiarato è di arrivare, entro il 2010, a
triplicare tali percentuali. Ma, al di là delle cifre, emerge
l’interesse crescente del sindacato verso un mondo del lavoro composto
per la quasi totalità da precari, in possesso, quando va bene, di un
contratto a tempo determinato. “Per la Cgil – afferma il segretario
generale Guglielmo Epifani –, non potrebbe essere altrimenti, visto
che nel corso della nostra storia centenaria siamo sempre stati dalla
parte dei più deboli e sfruttati”.
Una miriade di lavoratori spesso invisibili, con tanti doveri da
rispettare e nessun diritto da far valere. “E’ già un problema essere
qui stamattina – ammette Donatella Poliandri, ricercatrice ‘co.co.co.’
all’Invalsi di Frascati e delegata Flc di Roma e Lazio –: per farlo,
sono andata avanti sulla mia tabella di marcia lavorativa, perché
altrimenti non avrei avuto il permesso”. Tante le storie raccontate
sul palco, con un’unica matrice comune, l’esperienza sindacale. “Nella
mia realtà locale – sostiene Luca Battistini, della Flai di Latina –
c’è di tutto: criminalità organizzata, lavoro nero, caporalato.
Entrare nel sindacato, come ho fatto io, significa essere in prima
linea in difesa soprattutto di giovani, donne e immigrati. Una vita
difficile, ma quando si riesce a vincere una vertenza la soddisfazione
è enorme e si è ripagati con la maggioranza dei consensi e il
raddoppio degli iscritti”.
Avvicinarsi al sindacato è sempre un fatto positivo. “Iscrivermi –
ricorda Stefania Santoro del call center Inps-Inail di Bari e delegata
Nidil –, mi ha permesso di prendere coscienza della mia condizione
lavorativa di collaboratrice e di cominciare a lottare per la tutela
dei miei diritti. Assieme ai miei colleghi, sono riuscita, in veste di
esponente sindacale, a parlare con l’azienda intavolando una
trattativa. Alla fine siamo stati tutti assunti a tempo
indeterminato”.
In alcuni casi, la Cgil può dare una mano davvero decisiva. “Ho preso
la tessera fin dal primo giorno di lavoro – racconta Maria Adahogu,
delegata Flai Vicenza –, trovando persone eccezionali, che mi hanno
aiutato a uscire dall’illegalità. Poi ho fatto vertenza, riuscendo a
ottenere un contratto regolare. Quello che cerco di fare ora io da
sindacalista, quando incontro operai immigrati clandestini”.
Il compito del sindacato, per la maggioranza degli intervenuti, è
proprio quello di riuscire a includere gli esclusi. “Per i giovani
lavoratori la Cgil è la leva per contare di più – sottolinea Chiara
Lucchetto, operaia Finmek e delegata Fiom dell’Aquila –, a patto che
il sindacato sia disposto a parlare con loro, consultandoli come
facciamo noi nelle fabbriche”. Discorso ripreso da Daniele Di Nunzio,
ricercatore all’Ires Cgil. “Stando alle nostre indagini, emerge che la
maggioranza dei giovani vede il sindacato come una struttura ingessata
e burocratica, poco sensibile agli atipici. Da qui la sfida, la spinta
al rinnovamento che la Cgil deve fare, con un percorso più aperto e
partecipato al suo interno, ma soprattutto riuscendo a entrare in
tutti i luoghi di lavoro”.
In tal senso, per migliorare le cose, c’è bisogno di nuovi strumenti a
disposizione. “Con la legge sulla rappresentanza e la nascita delle
Rsu – osserva Porzia Laganà, delegata Fp di Salerno – abbiamo
rafforzato la base del sindacato, evitando la sua autoreferenzialità.
Ora c’è bisogno di estendere la contrattazione integrativa per
aumentare la partecipazione giovanile sul territorio”.
Alessandro Genovesi, under 35 della segreteria nazionale Slc, elenca
le cose indispensabili da fare. “La contrattazione deve essere estesa
al precariato, dal premio di produttività a diritti fondamentali come
maternità e malattia. Se vogliamo creare un patto generazionale, vanno
superati gli attuali doppi regimi, presenti in quasi tutti gli
accordi”. C’è chi pensa anche a nuovi spazi all’interno della Cgil.
“Ho un discorso condiviso nella mia organizzazione – precisa Fernando
Marasco, neodirigente della Filtea di Firenze –, non ce l’ho con i
miei coetanei. Occorre una struttura della rappresentanza giovanile
nel sindacato e un’altra orizzontale fra giovani quadri e delegati.
Alla Cgil chiedo: date cittadinanza al dialogo tra noi e loro. Ai
giovani dico: datevi da fare, perché adesso tocca a voi”. Invito
raccolto dai partecipanti più ‘in erba’. “Va gettato un ponte tra
studenti e sindacato – conclude Daniele Giordano, coordinatore
dell’Unione universitari di Pavia –, e i nuovi luoghi d’incontro e
aggregazione possono essere le camere del lavoro, dove in alcuni casi
sono sorti spazi dedicati, mentre, da parte nostra, è sempre più
massiccia la partecipazione alle manifestazioni sindacali”. |