VIDEO, Essere donne di Cecilia Mangini

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Essere donne

 

Gli anni 60 per rileggere l'oggi

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Tutta la libertà che volevo, Intervista a Cecilia Mangini

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Gli anni 60 per rileggere l’oggi

“Essere donne”, documentario d’epoca di Cecilia Mangini. Già esaurito il dvd venduto in 8 mila copie in allegato a Rassegna Sindacale

di Davide Orecchio

Un documentario che mostra lavoratrici, braccianti e madri nell’Italia degli anni sessanta. S’intitola Essere donne, dura 28 minuti, lo girò la regista e sceneggiatrice Cecilia Mangini nel 1965 e Rassegna l’ha recuperato da uno di quei nascondigli in cui si rifugia il passato per farsi dimenticare. Ma è proprio per ricostruire dov’eravamo quarant’anni fa e per cogliere l’esatta misura di quanto, da allora, sia progredita la condizione femminile nei luoghi di lavoro, e di quali conquiste manchino invece all’appello, che il film è stato ripubblicato in dvd dal settimanale. Ne sono state vendute 8 mila copie e l'edizione è esaurita.

Essere donne è un mediometraggio molto bello, entrato nella storia del genere, capace di un incipit mozzafiato che si snoda tra immagini di modelle e stereotipi della femminilità, vira bruscamente su riprese di funghi atomici e conflagrazioni pregne dell’angoscia tipica di quegli anni, e poi si addentra nel racconto dell’Italia, delle sue fabbriche, delle sue campagne, delle sue donne divise tra il lavoro per i “padroni” e la cura di figli e mariti. Chi lo vedrà potrà giudicare autonomamente se le questioni che pone siano o no superate; quanto la denuncia di abusi e gioghi sistematici lanciata all’epoca dall’autrice abbia ancora cittadinanza nelle rivendicazioni delle donne; se quelle voci femminili trovino un diapason nelle nostre corde. Ma il valore del film non è opinabile. Riproporlo non sarebbe stato possibile se l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico non avesse salvato l’opera dal deterioramento, promuovendone un restauro curato con perizia e pazienza certosina da Guido Albonetti.

Il dvd propone inoltre due tracce video aggiuntive: nella prima la stessa Cecilia Mangini ricostruisce la gestazione del film, nella seconda sindacaliste e lavoratrici dei nostri tempi provano a spiegarci cosa significa essere donne oggi. “Se negli anni sessanta avevo un sogno – spiega Mangini nell’intervista – era quello di entrare nelle fabbriche”. Un giorno quel sogno si realizza: il Pci le propone di girare un documentario sulla condizione delle donne che andrà a integrare, insieme ad altri filmati, la campagna elettorale del partito. “Mi chiamano a Botteghe Oscure – ricorda l’autrice – dove mi riceve Luciana Castellina. E io ho un batticuore che non ve lo potete immaginare. Farei carte false per girare questo documentario. Però ho paura che mi pongano dei limiti, e invece no: ho tutta la libertà che voglio”. Le riprese durano una decina di giorni, che Mangini e la troupe trascorrono immergendosi nelle fabbriche di Milano, “dove le commissioni interne mi misero a disposizione tutto quello che potevano”, e in Puglia, “dove mi apre le porte Valentino Parlato”.

“Come sono entrata nelle fabbriche? In un modo incredibile: sono arrivata e ho detto: ‘Siamo la Rai’, così, senza un foglio scritto, senza un timbro. Ma è stata una parola magica, perché le fabbriche in realtà si aspettavano che la Rai, la tv di stato, raccontasse agli italiani i luoghi dove si stava avverando il miracolo economico”. I testi di Essere donne furono scritti da Felice Chilanti, giornalista di razza di Paese Sera e autore di inchieste memorabili. Il film fu presentato al festival internazionale del documentario di Lipsia, dove ottenne il premio speciale da una giuria composta da alcuni tra i documentaristi più importanti dell’epoca: Ivens, Grierson e Rotha. In Italia, per evidenti ragioni politiche, gli fu negato il visto di qualità: non una vera e propria censura, ma una bocciatura. Manovra subdola per evitare che il film circolasse senza far scoppiare troppe polemiche. Non funzionò. Le polemiche ci furono, tutta la stampa parlò di Essere donne e il film fu proiettato nelle camere del lavoro, nelle sezioni, nei circoli Arci – ovunque ci fosse un pubblico; che oggi, forse, Essere donne può tornare ad avere.

(www.rassegna.it, 5 marzo 2007)