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A pochi chilometri dal Golfo di Follonica, alle
pendici del Monte Calvo, fino a qualche decennio fa era ancora attivo
uno dei più importanti poli di estrazione della pirite in Europa: La
miniera di Gavorrano. Per tutto il ‘900 la miniera ha rappresentato la
più importante ricchezza del territorio, una grande occasione di lavoro
per le popolazioni locali e un polo di attrazione per lavoratori
provenienti da tutta Italia. Il giacimento, come anche quelli vicini,
era di proprietà della Montecatini, e oltre alla zona di estrazione di
Gavorrano, comprese in breve le miniere di Rigoloccio, Ravi e
Valmaggiore, tutte infine collegate da un imponente sistema di gallerie
sotterranee. La miniera di Gavorrano terminò la sua attività nel giugno
del 1981, come poco dopo fecero tutti gli altri stabilimenti della zona,
ma molte delle sue strutture sono rimaste perfettamente conservate e in
grado di mostrare, ancora oggi, l’intero processo di estrazione. Il
bacino minerario di Gavorrano, i vecchi edifici e le cave di pietra sono
stati infatti recuperati e convertiti nel vasto complesso museale del
Parco delle rocce, che si articola in due grandi aree: il Museo in
galleria e la zona industriale di Ravi Marchi. Si tratta di un luogo
importante, dove è ancora possibile rivivere la dura esistenza dei
minatori degli anni ’60, il loro difficile lavoro, i grandi sacrifici; e
dove è ancora possibile conservare e difendere dall’oblio la memoria
storica della civiltà mineraria e del movimento operaio delle miniere. |