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Il ragazzino è rosso di faccia e di capelli, tanto
che tutti lo chiamano Rosso Malpelo. È così povero che il padre se lo
porta a lavorare in miniera: poi un giorno muore schiacciato sotto una
frana nella galleria e Malpelo rimane solo. Sua madre si risposa, la
sorella se ne va col fidanzato, la sua casa viene chiusa. Il ragazzino
rimane così a lavorare nei cunicoli sotto terra, insieme a tanti altri
bambini. Inizia così la storia di “Rosso Malpelo”, il nuovo film di
Pasquale Scimeca ispirato alla celebre novella di Giovanni Verga. Girato
in Sicilia, in provincia di Enna, proprio nei luoghi dove c'era il più
grande bacino europeo per l'estrazione dello zolfo, il lungometraggio
affronta il tema dello sfruttamento del lavoro minorile, che ancora oggi
riguarda nel mondo 218 milioni di bambini. E di questi, circa un milione
trascorre l’infanzia in miniera.
Al film è legato il progetto “Cento scuole adottano mille bambini”,
elaborato dall’organizzazione “Movimento laici America Latina”, cui
partecipano anche la Cgil, l’Associazione Libera, l’Arci e l’Agis
Scuola. Si stanno infatti via via realizzando le proiezioni del film in
cento istituti scolastici italiani: il ricavato dei biglietti andrà a
costituire un fondo presso la Banca Etica che servirà ad adottare i
ragazzini di due comuni boliviani, Atocha e Cotagaita, nella regione
mineraria del Potosì, dove ancora molti minori lavorano nelle gallerie.
L’obiettivo è di arrivare almeno a 500.000 euro, una cifra sufficiente a
garantire per tre anni a 1.000 bambini un pasto completo al giorno, la
scolarizzazione e l’acquisto di materiale didattico, oltre a progetti
specifici per la depurazione delle acque, l'assistenza sanitaria e
l’imprenditoria femminile. Alla realizzazione di questo obiettivo
Scimeca aggiungerà sia gli incassi derivanti dalle sale
cinematografiche, nelle quali il film sbarcherà in questi giorni, sia
quelli dei diritti televisivi. |