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Daniele Vicari ha realizzato “Il mio Paese” con la
produzione della Vivofilm di Gregorio Paonessa e la collaborazione della
Cgil nell'ambito del Centenario.
Il documentario mostra imprese di eccellenza e territori in declino, chi
sta guadagnando dalla globalizzazione e chi invece ha perso il lavoro,
le tante luci e ombre di un paese complesso. Un "road movie" che parte
dal polo industriale Fiat di Termini Imerese, per poi toccare tante
realtà d'Italia, dalle aziende tessili di Prato agli ex giacimenti di
gas naturale della Basilicata, dai centri di ricerca Enea vicino Roma ai
cantieri navali e al polo chimico di Porto Marghera.
Il viaggio di Vicari prende ispirazione da quello compiuto nel 1960 da
Joris Ivens per il suo documentario "L'Italia non è un paese povero",
poi censurato, dove il cineasta olandese raccontava la trasformazione
industriale del nostro paese. Commissionato dall'Eni di Enrico Mattei,
l'opera di Ivens percorreva la via dell'energia, dalla pianura padana
fino alla Sicilia. Per il suo film Vicari ha rifatto il viaggio al
contrario, partendo dal nostro Mezzogiorno, verificando cosa è avvenuto
a distanza di anni in quel tessuto industriale allora mostrato da Ivens,
per chiudersi proprio nei cantieri navali di Porto Marghera, da dove
invece l'olandese era partito. |