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Dopo i fatti di Napoli

La campagna antiabortista è violenza sulle donne

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Dopo i fatti di Napoli

La campagna antiabortista
è violenza sulle donne

'La campagna antiabortista in atto e' diventata ben presto, ma non poteva essere altrimenti, violenza sulle donne. Violenza contro la donna nella sua persona e nella sua dignita''. A dirlo è un comunicato della segreteria nazionale della Cgil, sostenendo che 'le modalita' con cui si sono svolti i drammatici fatti di Napoli ledono i principi del funzionamento democratico del nostro paese, ossia la denuncia anonima che determina l'intervento di un magistrato che non effettua verifiche, l'irruzione in un ospedale, l'intimidazione di altre pazienti, la privacy'. Per la Cgil 'il blitz della polizia ordinato da un magistrato nel reparto maternita' e' di una gravita' inaudita. Non solo si e' superato ogni limite di rispetto nei confronti di una donna gia' provata da un'esperienza drammatica qual e' un'interruzione di gravidanza dettata da ragioni terapeutiche, ma rappresenta uno dei frutti avvelenati di una campagna condotta con furore ideologico e fanatismo contro una legge dello Stato che, in realta', nel corso di questi anni ha ridotto drasticamente il ricorso all'interruzione di gravidanza e ha posto fine alla piaga dell'aborto clandestino. E' un fatto, questo, che dovrebbe suggerire l'immediata cessazione di ogni polemica strumentale e fuorviante che colpisce in primo luogo le donne e la loro libera autodeterminazione'.

Anche per la Cgil Campania 'l'irruzione della polizia, sollecitata da una telefonata anonima, nel reparto di interruzione di gravidanza del Nuovo Policlinico di Napoli è la testimonianza di un clima che sta pericolosamente montando in Italia'. 'Non conosciamo -sottolinea la Cgil Campania - le condizioni di legittimità formale dell'intervento della polizia, sul quale esigiamo chiarezza e trasparenza delle responsabilità. Ma non esitiamo a denunciare lo spirito che lo ha animato, la modalità scelta, la violenza inopportuna del gesto perché tutto quanto è accaduto evoca un rinnovato clima di caccia alle streghe, che speravamo non dovesse mai più riproporsi'.

I fatti
'Ero appena rientrata dalla sala operatoria. Mi hanno trattata in un modo assurdo, interrogata come se avessi fatto chissà che. E invece io soffrivo, quel figlio lo volevo a tutti i costi. Mai avrei abortito se non avessi avuto quel terribile verdetto'. A dirlo è Silvana, la donna napoletana che, dopo aver compiuto una regolare interruzione di gravidanza al II Policlinico di Napoli, ha dovuto sopportare un duro interrogatorio. In un'intervista a Repubblica racconta la sua storia: 'Ho 39 anni e mi era sembrato indispensabile sottopormi all'amniocentesi. L'ho fatto alla sedicesima settimana nell'ospedale di Frattamaggiore, non lontano da dove abito. Era il 18 gennaio e il referto con la diagnosi me l'hanno consegnato il 31. Sul foglio c'era scritto 'Sindrome di Klinefelter'. Poi mi hanno tradotto il significato: un difetto dei cromosomi che poteva comportare ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e l'assenza di alcuni ormoni'. Silvana decide di abortire, consapevole che 'per me rappresentava una scelta particolarmente dolorosa'. Secondo la donna e i sanitari tutto è avvenuto nei termini di legge: 'Mi avevano comunicato che si poteva fare entro la 23esima settimana. Per tre giorni mi hanno somministrato i farmaci per stimolare le contrazioni dell'utero. Ma lunedì, alle ore 11, il medico mi ha rifatto l'ecografia e si è accorto che il feto era morto'. Tornata nella propia stanza, Silvana trova la polizia: 'Mi hanno bombardato di domande, fatto un terzo grado: come era successo, perché avevo abortito, chi era il padre. Addirittura se avevo pagato, perché sospettavano che avessi dato soldi ai medici per abortire. Poi sono passati anche a Veronica, la compagna di stanza ricoverata per gravidanza a rischio. Mi sono trovata in una situazione assurda'.

Il pm: un atto dovuto
'Era un atto dovuto. Abbiamo soltanto inteso assicurarci che la legge fosse rispettata, dato che c'era una segnalazione che indicava il contrario. Tant'e' vero che non c'e' alcun procedimento penale aperto a carico di chicchessia, ma solo un fascicolo per atti'. A dirlo è il pm di Napoli Vittorio Russo (in una breve conversazione con l'agenzia Agi), che lunedi' sera ha autorizzato la polizia agli accertamenti.

(www.rassegna.it, 13 febbraio 2008)

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