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La maggioranza trova l'accordo

Via libera
del Cdm
al federalismo fiscale

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La maggioranza trova l'accordo

Via libera del Cdm
al federalismo fiscale

Stamattina il Consiglio dei ministri ha licenziato in via preliminare il decreto sul federalismo fiscale. Dopo la cena di ieri sera a Palazzo Grazioli, in cui Berlusconi ha incontrato gli esponenti della maggioranza interessati, la riforma federalista ha dunque superato il primo ostacolo. Il ministro per la semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, ha confermato l'esito positivo della discussione: "Il primo via libera del consiglio dei ministri è avvenuto oggi. La discussione – ha proseguito il ministro - è stata rapida perché approfondita nei giorni scorsi. Ora l'iter prevede l'approvazione premiale, il passaggio in conferenza unificata e poi l'approvazione definitiva. Questa avverrà quando Tremonti sarà pronto con la Finanziaria e il testo sarà approvato congiuntamente".

Nel corso della Conferenza stampa dopo l'incontro con le Regioni, Calderoli ha poi tenuto a sottolineare che il federalismo non comporterà nuove tasse, e che "l’intento era quello di dare vita a tributi sostitutivi di quelli già esistenti, ma dato che la stampa li ha interpretati come aggiuntivi, sono stato io stesso a proporre di non istituire nuove imposte". Per quanto riguarda i tempi di attuazione, Calderoli ha invece sottolineato che il via libera definitivo al ddl sul federalismo fiscale non arriverà prima del 26 settembre. Un ulteriore passaggio della discussione sarà infatti la Conferenza Stato-Regioni del 18 settembre, che potrebbe apportare qualche modifica al testo, prima di un successivo e definitivo Consiglio dei ministri che invierà alle Camere il testo della riforma. Per l’entrata a regime, invece, non ci sono tempi certi: ''Nel testo – ha spiegato Calderoli - ho mantenuto il termine  sostenibilità, perché, in ogni caso, indipendentemente da qualunque anno avessimo indicato, decide il Parlamento''. Calderoli si e' detto infatti convinto dell'opportunità di ''prevedere il periodo transitorio definitivo, dopo un paio di anni di approccio e rodaggio del provvedimento''. Perché ''oggi sarebbe prematuro''.

Tra le norme presentate nel decreto spiccano quelle relative  alle sanzioni per gli Enti locali non virtuosi. Secondo il testo, infatti, i sindaci o i presidenti di Provincia che dovessero rendersi responsabili del dissesto finanziario dell'ente amministrato non potranno più ricandidarsi, neanche in Parlamento. Potranno candidarsi solo alla Regione perché per Costituzione sono le Regioni a decidere sulle proprie ineleggibilità. Le altre sanzioni vanno dall'aumento delle addizionali, al blocco del turn over per il personale fino al blocco delle spese discrezionali. Sarà infine la Lombardia la Regione presa a riferimento per il finanziamento delle funzioni essenziali trasferite alle Regioni con il federalismo fiscale. Il governo ha infatti accolto la richiesta delle Regioni, che volevano che il modello fosse rappresentato dalla Regione con la più alta capacità contributiva, e non dalla media delle prime tre Regioni, come previsto nella prima bozza. La novità è stata confermata dal ministro per la Semplificazione.

Secondo il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, la bozza Calderoli e' un fatto positivo, in quanto ''inizio del percorso verso il federalismo. Ma solo come inizio, per evitare il pericolo del localismo”. ''Il testo infatti - ha aggiunto - prevede il passaggio agli enti locali di competenze molto strette, mancano per esempio le infrastrutture. La via da seguire e' di arrivare ad un vero federalismo, come quello degli Stati Uniti, dove a fianco degli stati federali, c'e' uno stato centrale molto forte. Non si tratta quindi solo di fondi, ma di ripensare l'assetto anche politico. Se riduciamo al sud solo la spesa pubblica non abbiamo risolto il problema del mezzogiorno, se non cacciamo dal tempio ladri e corrotti''.

Molto più duro il commento  di Carla Cantone, segretaria generale dello Spi Cgil, che oggi ha presentato un Rapporto sul welfare locale. Secondo la Cantone, infatti, ci sono “grandi differenze tra Nord, Centro e Sud, di fronte alle quali si apre il bisogno di una politica di welfare fortemente unitaria perché non si penalizzi nessuno”. Per la sindacalista, invece, “l'idea di federalismo fiscale del governo risulta penalizzante e mette in difficoltà lavoratori e pensionati”. La Cantone ha poi aggiunto: “È chiara la necessità di pretendere, sia da parte nostra sia da parte di Comuni e Regioni, un forte cambiamento di indirizzo rispetto alle scelte di politica finanziaria del governo, affinché attraverso un sistema di welfare locale siano garantiti su tutto il territorio nazionale diritti di cittadinanza e di pari opportunità per quanto riguarda i servizi, il sistema sociale e la politica fiscale. Non sarebbe male se gli amministratori degli enti locali sostenessero pubblicamente le richieste del sindacato, la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil”.

(www.rassegna.it, 11 settembre 2008)

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