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La Cgil lancia l'allarme

Federalismo fiscale, verso un patto tra sindacati e Comuni

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La Cgil lancia l'allarme sulla bozza Calderoli

Federalismo fiscale, verso un patto tra sindacati e Comuni

Il colpo d'acceleratore dato dal governo al federalismo fiscale mette in allarme il sindacato e gli Enti Locali, soprattutto le amministrazioni del Mezzogiorno che rischiano di non poter più erogare servizi ai cittadini nel "regime leghista" tratteggiato dalla bozza del ministro Calderoli. Per la segretaria confederale della Cgil, Vera Lamonica, quella del governo è “un’operazione propagandistica volta a rispondere a sole esigenze di carattere politico, e agli equilibri della coalizione di governo, e non alle concrete esigenze del Paese”. Per la sindacalista dalle prime notizie diffuse sulla bozza di disegno di legge “resta forte il timore su alcuni passaggi”. Tra questi, dice la segretaria confederale Cgil, “permane l’assenza di un quadro preciso e certo di finanza pubblica, così come non è ancora chiaro se e come verranno garantiti i diritti fondamentali su tutto il territorio sanciti dalla Costituzione. Infine, non sappiamo ancora come si risponderà al problema del ritardo del Mezzogiorno e della dualità del Paese”.

Per questo il collega di Lamonica in segreteria Cgil, Agostino Megale, ritiene che "se si vuole veramente parlare di federalismo, dovremo lavorare per una grande alleanza tra sindacati e Comuni". "L'idea di cittadinanza sociale di cui il sindacato si fa portatore - spiega il segretario confederale - deve essere al centro anche dell'azione dei Comuni, ai quali il governo con la finanziaria 2009-2013 sta producendo tagli rilevanti e, attraverso il superamento dell'Ici, mancate entrate".  Il dirigente sindacale propone dunque "un patto o un'alleanza con i Comuni per produrre dei cambiamenti, e questo non può non essere presente anche nel dibattito sul federalismo fiscale".


Il VII Rapporto Spi Cgil-Osservatorio welfare locale, Comuni coi conti in rosso
Sempre oggi (11 settembre) lo Spi Cgil (sindacato pensionati), nel presentare il suo VII Rapporto elaborato con l'Osservatorio welfare locale (scarica una sintesi), ha lanciato l'allarme sulla bozza del governo, che, si legge nel rapporto, "mette a rischio l’erogazione dei servizi pubblici locali al Sud e allo stesso tempo mette a nudo i problemi organizzativi e di amministrazione che riguardano il livello di governo locale più vicino al cittadino, il Comune".

"La bozza di Federalismo di fiscale - ricorda lo Spi - prevede che tutti i trasferimenti statali, attualmente destinati al finanziamento di funzioni comunali, siano sostituiti dai gettiti di una o più imposte comunali, ancora da definire, probabilmente collegate al patrimonio immobiliare. La posizione del Governo sul tema non è ancora chiara. Tuttavia le stime suggeriscono che numerosi Comuni, soprattutto al Sud, potrebbero soffrire perdite non irrilevanti, mentre altri potrebbero avere risorse in eccesso".

In base all’analisi effettuata dallo SPI il su un campione significativo costituito dai 174 Comuni italiani più grandi (capoluoghi di provincia e altri comuni con una popolazione superiore ai 50.000 abitanti), risulta evidente che, mettendo a confronto le entrate proprie (entrate tributarie ed extratributarie) e i trasferimenti statali, si ha un saldo negativo di 7,1 miliardi di euro. Calcolando il saldo medio nazionale per Comune si ha un deficit di 1 milione e 250 mila euro.
Ciò significa che le spese correnti sono coperte dalle entrate proprie solo in misura del 69%.

Un saldo negativo importante emerge anche mettendo a confronto le entrate proprie (entrate tributarie ed extratributarie) e i trasferimenti regionali da una parte e le spese correnti dall’altra, in base all’ipotesi che prevede l’abolizione dei soli trasferimenti statali, in quanto i trasferimenti regionali sarebbero collegati al processo di decentramento amministrativo ancora in corso e alle nuove competenze legislative e di indirizzo affidate alle Regioni dalla legge Costituzionale n. 3 del 2001.
In questo caso, infatti, il deficit complessivo ammonta a 4,7 miliardi di euro, e si traduce in un saldo medio nazionale di 620 mila euro, con un grado di copertura delle spese correnti pari al 79%.

Un parametro nazionale che però si abbassa notevolmente al Sud, dove i Comuni appartenenti alle regioni Calabria, Campania e Sicilia non riescono a coprire - attraverso le entrate proprie e i trasferimenti regionali e da altre enti pubblici nazionali e internazionali – almeno il 38% delle spese correnti.
Per lo Spi il Governo deve dunque "indicare regole chiare per la redistribuzione e definire un periodo di transizione. I forti divari strutturali che caratterizzano il nostro paese (il reddito imponibile Irpef della Calabria è il 42 per cento di quello della Lombardia) rendono l'attuazione del federalismo fiscale esercizio certamente arduo e complesso e pongono a centro del dibattito il ruolo della perequazione interregionale e a livello comunale".

(www.rassegna.it, 11 settembre 2008)

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