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In Italia erogati 78 milioni in due anni

Boom del microcredito

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In Italia erogati 78 milioni in due anni

Boom del microcredito

Gli 11 milioni di euro spesi dal gruppo Benetton per la campagna di comunicazione aziendale e sociale che promuove “Microcredit Africa Works”, il progetto che il gruppo italiano ha lanciato col cantante senegalese Youssou N’Dour, riporta sotto la luce dei riflettori il fenomeno del microcredito. Che anche in Italia sembra avere successo.

(Redattore Sociale)

Tra il 2005 e il 2006 sono stati erogati in Italia sotto forma di microcredito o prestiti d’onore quasi 78 milioni di euro, per la precisione 77.883.181. In campo ci sono le banche tradizionali commerciali – anche grossi istituti – ma soprattutto Banca Popolare Etica, la Banca di credito cooperativo e le tante Mag (mutue autogestite, in genere cooperative) che sono sparse ormai in molte regioni d’Italia.

Tra il 2005 e il 2006 si è verificata anche nel nostro paese una vera e propria esplosione dello strumento del microcredito. I motivi, secondo il Terzo Rapporto annuale sul microcredito in Italia (Borgomeo), ma anche secondo altre fonti, sono legati prima di tutto alla celebrazione dell’anno del microcredito che c’è stata appunto nel 2005 in concomitanza con l’attribuzione del Nobel all’economista Yunus, ma anche all’aumento esponenziale della domanda di credito a bassi tassi di interesse. In netta controtendenza rispetto ad altri paesi europei, si nota nello stesso periodo una flessione molto consistente dell’attività di credito agli studenti universitari. Quello che risulta in forte crescita dunque non è il classico prestito d’onore o gli incentivi alla formazione: aumenta anche in Italia, paese sviluppato, il microcredito per poter lavorare o spesso per vivere, in concomitanza all’aumento della povertà relativa e assoluta.

Le banche si stanno organizzando anche per rispondere a questa nuova domanda, ma sono in forte crescita le attività delle Mag, le cooperative di mutue autogestite. Per quanto riguarda i promotori del microcredito spiccano associazioni come la Caritas, affiancate da qualche tempo anche da vari enti locali, soprattutto dalle regioni. Tra le principali banche che oggi lavorano invece come gestori dei prestiti e dei flussi finanziari legati al microcredito sono Banca Etica di Padova, la Bcc, Banca Intesa, Monte dei Paschi di Siena, Unicredit, Banca San Paolo, oltre naturalmente a molte importanti fondazioni.

Nell’ultimo rapporto nazionale sono state censite 103 nuove iniziative di microcredito, che hanno 77 programmi operativi. Molto importanti e ormai ripetute negli anni le convenzioni tra Caritas nazionale e Banca Etica. Entrano in gioco anche Casse di risparmio, mentre è recente l’ingresso della Regione Lazio nel campo del microcredito. Il Lazio ha istituito comunque un Fondo per il microcredito e i progetti varati sono di una entità notevole. E’ interessante capire anche a chi ci si rivolge con il microcredito, ovvero quali sono i principali destinatari dei prestiti e a quali interessi vengono erogati i fondi.

Il microcredito, però, in Italia ha due facce. Ci sono i prestiti erogati dalle banche che si stanno adeguando alle nuove tendenze e ci sono i prestiti erogati dal circuito originario di base del microcredito e della microfinanza. Ai programmi promossi da fondazioni non bancarie, diocesi o altri enti religiosi, associazioni e Mag, le Mutue autogestite, fanno capo ormai circa il 55 % dei prestiti totali erogati sotto forma di microcredito. Quasi il 70% del valore erogato in prestiti (anche se risulta un po’ in calo rispetto alle ultime rilevazioni) dipende dal mondo dell’associazionismo religioso e laico. In campo, oltre a questi due soggetti prioritari, ci sono anche gli enti locali e le università.

Un altro dato interessante nell’analisi generale dei progetti di microcredito avviati in Italia riguarda la tipologia dei richiedenti. La maggior parte dei prestiti in microcredito è destinata tuttora a persone singole (il 57,1% dei casi). In genere le persone che cercando un prestito di questo genere hanno tre tipi di bisogni ricorrenti: o si chiede un prestito d’onore per completare il ciclo di studi, oppure si chiede un prestito per avviare un’attività imprenditoriale. Ci sono però sempre più casi di persone che si rivolgono ai soggetti che si occupano di microcredito per esigenze finanziarie generiche. Il microcredito rischia insomma di crescere in modo distorto o comunque in modo molto diverso dalla sua filosofia di base che era basata appunto sull’avvio di attività di impresa. Esiste insomma una forma di microcredito in Italia che diventa una sorta di credito al consumo. Si tratta di un fenomeno che si cerca comunque di contenere in limiti precisi proprio per non snaturare lo strumento generale del microcredito che non nasce come ennesima forma di indebitamento consumistico.

Un altro dei problemi sul tappeto, che viene ormai discusso apertamente anche nei convegni e nei seminari di studio, riguarda il ruolo delle grandi banche. C’è chi pensa che il microcredito debba diventare un prodotto ordinario delle banche e che i promotori debbano avere un ruolo di promozione appunto e non di sostituzione del sistema del credito. Secondo questa impostazione, le associazioni promotrici (come gli enti religiosi, le Onlus, ma anche le Mag), devono esclusivamente fare il loro mestiere di promotori sociali contro il disagio, mentre alle banche spetterebbe fare le banche. In ogni caso – dibattiti a parte – le Mag e le associazioni di base che si occupano di microcredito si stanno organizzando. Cresce molto la loro attività in termini di progetti e finanziamenti erogati e aumenta la capillarità della loro presenza sul territorio nazionale. Di recente è nata anche la rete nazionale del microcredito "Ritmi", che raccoglie le principali Mag.

(www.rassegna.it, 28 marzo 2008)

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