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Rom, Sinti

In Italia 150 mila nomadi

Intervista
a Zygmunt Bauman

Nativi contro migranti.
La guerra che non deve scoppiare

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Rom, Sinti, Camminanti nelle periferie d’Europa

In Italia 150 mila nomadi

di Paolo Andruccioli

Abbiamo stampate nella mente quelle immagini dei roghi dei campi “zingari “ di Napoli e le scene di aggressioni organizzate da squadre di privati cittadini contro donne e bambini innocenti. Sono episodi che squalificano la nostra convivenza civile: il segno preoccupante del malessere profondo nelle periferie dove va in scena la “guerra tra poveri”. I nomadi possono essere facilmente considerati i “diversi tra i diversi”: non solo sono stranieri (anche se poi, qui da noi, moltissimi sono italiani da varie generazioni), ma sono soprattutto “quelli che rubano”, “che violentano le nostre donne”, “che trafficano nel campo delle droghe”, “che non vogliono lavorare e integrarsi”, “che rubano i bambini”. Dal punto di vista elettorale, quando si attaccano i Rom si va sul sicuro; non solo in Italia, ma anche in altri paesi europei, nonostante l’alto livello di protezione dei diritti umani fondamentali di cui troviamo traccia nei documenti ufficiali e nelle direttive dell’Unione europea.

Per questi motivi, è utile dare un sguardo più analitico alla cronaca della difficile convivenza tra “zingari” e “gagi”, e alle politiche di esclusione o di inclusione che si sono sviluppate negli ultimi anni. Una sintesi generale non è però agevole, perché di questa minoranza abbiamo una percezione più emotiva e mediatica che scientifica. Non tutti sanno, per esempio, che i nomadi sono tali per le politiche di esclusione che vengono praticate e per il rifiuto della convivenza da parte delle popolazioni locali. I vari gruppi nomadi sarebbero (e sono) sedentari all’80 per cento come sostiene Leonardo Piasere, uno degli studiosi più attenti del fenomeno. Sui dati c’è molta confusione.

In Italia, per esempio, gli studi più recenti e le varie stime effettuate parlano di una presenza che varia dai 120 mila ai 150 mila “nomadi” (usiamo il termine tra virgolette perché la maggioranza di queste popolazioni è ormai stanziale): poca cosa, dunque, in confronto alle cifre complessive dell’immigrazione che ormai ha raggiunto quota 4 milioni. I nomadi in Italia sono pochi se prendiamo in considerazione altri paesi (la Spagna per esempio) o l’intera Europa allargata, dove, con oltre 10 milioni di presenze, rappresentano la più grande minoranza che vive perlopiù ai margini della società e in condizioni spesso estreme. E questo nonostante che il gruppo eterogeneo degli zingari – la minoranza comprende infatti, oltre ai Rom e ai Sinti (giostrai), anche i Karakhané, i Daxikhané, i Kalderasha, i Manus, i Gitani, gli Gypsies, i Rudari, i Travellers (o Camminanti) – sia presente nel Continente sin dal 1.100 e in Italia almeno dal XIV secolo.

La discriminazione degli zingari è diffusa in tutta Europa. In diversi rapporti europei sui diritti umani si può leggere che i tassi di mortalità infantile tra la popolazione Rom della Bulgaria toccano il 280 per cento. In Slovacchia sarebbero state praticate diverse sterilizzazioni di donne Rom senza il loro consenso. Casi di aggressioni da parte di skinheads sono state registrate in vari paesi, mentre il Belgio è stato il primo paese a concedere asilo politico ai familiari di una donna Rom uccisa in Slovacchia da un gruppo di fanatici. Perfino nella civilissima Svezia l’Ufficio nazionale contro le discriminazioni ha dovuto registrare casi di discriminazione razziale nei confronti di bambini Rom. In un rapporto contro la discriminazione “antiGypsy” in Francia risultano vari casi di violenza istituzionale contro la comunità Rom, costretta a spostarsi continuamente da un campo provvisorio all’altro. Eppure in questo quadro desolante ci sono anche dei casi e delle scelte politiche che vanno in controtendenza.

Nel panorama europeo, dal punto di vista delle politiche d’inclusione, spicca per ora la Spagna. Il governo Zapatero è infatti tanto duro contro gli immigrati clandestini (tra il 2004 e il 2007 le espulsioni sono state più di 370.000) quanto aperto alla sperimentazione di politiche di inserimento sociale per la minoranza Rom. In Spagna le baraccopoli di romeni di etnia zingara sono quasi inesistenti e non si hanno notizie di episodi di razzismo. Rispetto ai Rom, il governo socialista di Zapatero si comporta come con tutte le altre componenti della società, vale a dire offrendo tutti gli strumenti per l’integrazione sociale, ma rimanendo inflessibile nel contrasto alla criminalità. Solo in base a uno dei vari progetti di integrazione, ben 25.000 posti di lavoro sono stati creati dal 2000 al 2007 per gli zingari autoctoni. Qualche esempio positivo si registra anche in Italia. Nel Lazio si è puntato molto sulla scolarizzazione dei bambini Rom: la prima legge regionale con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale dei Rom risale al 1985 (legge regionale n. 82). Più recenti le esperienze toscane e calabresi.

A Reggio Calabria va ricordata l’esperienza realizzata dal sindaco del centrodestra Scopelliti che, senza il consenso dei prefetti, ha deciso di “bonificare” intere zone della città, demolendo tra l’altro la caserma ghetto 2008, dove da oltre trent’anni abitavano almeno 80 famiglie Rom cui è stata data la possibilità di iscriversi nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Un’esperienza che naturalmente ha avuto diverse interpretazioni e ha suscitato opinioni contrastanti. Le contraddizioni attraversano però in modo trasversale gli schieramenti politici. Basta ricordare l’esempio di Pisa dove, con il progetto “Città sottili”, sono stati chiusi cinque dei sei campi presenti in città; 77 nuclei familiari su un totale di 96 (310 persone su 459) hanno avuto finalmente un alloggio e per 179 bambini è stato possibile andare a scuola. Eppure, nonostante l’evidente carattere positivo dell’esperienza, le polemiche, anche all’interno dello schieramento della sinistra radicale, sono state molte. Gli assessori che hanno gestito il progetto “Città sottili” hanno dovuto rispondere a molte proteste di cittadini italiani che lamentavano una discriminazione al contrario: si dà agli zingari per togliere agli italiani. Discorsi simili si possono sentire sui pullman che portano i bambini Rom nelle scuole della periferia romana insieme a tutti gli altri bambini. Negli anni le esperienze di scolarizzazione si sono consolidate e stanno dando i primi frutti. Ma non è raro sentire gli operatori delle cooperative sociali raccontare che “quando arriviamo a scuola la mattina per accompagnare in classe i bambini Rom, ci sono genitori che ci guardano male. Una volta un genitore mi ha detto: non ti rendi conto che porti il nemico in classe?”.

(www.rassegna.it, Il Mese, giugno 2008)

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