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Lavori usuranti, la Commissione non approva il decreto

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Il lavoro dopo il Protocollo

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Senato / Manca il numero legale, voto rinviato al dopo elezioni

Lavori usuranti, la Commissione
non approva il decreto

Pessima notizia per i lavoratori sottoposti a mansioni usuranti. La normativa che li esenta da aumenti dell'età pensionabile rischia di passare nelle mani del prossimo governo. L'iter del parere al decreto legislativo sui lavori usuranti si è infatti bloccato perché in Commissione Lavoro al Senato non c'era il numero legale. A questo punto, è probabile che il parere di Palazzo Madama arrivi dopo le elezioni, come ha spiegato il presidente della Commissione Tiziano Treu: 'L'ufficio di presidenza ha convenuto che non è realistico pensare di poter dare il parere entro la prossima settimana'. Tutto rinviato, dunque, a dopo le elezioni del 13 e 14 aprile prossimo. A questo punto potrebbe essere il nuovo governo a decidere se dare o no il via libera definitivo al decreto approvato dall'esecutivo Prodi.

Il Consiglio dei ministri aveva dato via libera al provvedimento il 19 marzo. Si tratta di un testo attuativo del Protocollo del welfare che riguarda il pensionamento anticipato dei lavoratori che svolgono attività usuranti. Per arrivare all'approvazione definitiva, è però necessario il passaggio per la Conferenza Stato-regioni e per il vaglio delle commissioni parlamentari. La commissione Lavoro della Camera (ieri) ha approvato il dl. Ma in Senato è arrivato lo stop.

La segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, giudica quanto avvenuto un fatto "gravissimo". "Considero immotivato e inaccettabile - dice Piccinini -l'atteggiamento di coloro che, soprattutto se facenti parte dell'attuale maggioranza, con la loro assenza, si assumono la responsabilità di impedire che un provvedimento dovuto, già concordato con le parti sociali e già finanziato anche per gli anni a venire, non trovi la sua naturale conclusione prima delle elezioni".

Ma la Cgil non si rassegna all'idea che si dovrà attendere il prossimo esecutivo. Secondo la segretaria è "altrettanto grave far discendere da ciò che ora non si possa più fare nulla e che il tutto passi nelle competenze del nuovo Governo". Piccinini osserva che questo "significherebbe affermare che si è lavorato e contrattato mesi e mesi per nulla e, inoltre, significa anche privare i lavoratori interessati di un loro legittimo diritto, da tempo molto atteso, al riconoscimento della gravosità del lavoro che stanno svolgendo. Pertanto - conclude Piccinini -sollecitiamo la commissione parlamentare a esprimere il parere dovuto e il governo a rendere attuativo il provvedimento".

Il varo del provvedimento sui lavori usuranti, in attuazione del Protocollo sul Welfare siglato nel 2007, non è stato affatto semplice. C’era da affrontare e superare molti ostacoli. Prima di tutto lo scontro politico si è sviluppato sulla definizione stessa di lavoro usurante.

Come è noto il decreto stabilisce il diritto all'anticipo di tre anni per l'età o di quota pari a tre, per i lavoratori impegnati in lavori notturni, un diritto che verrà scaglionato su tre fasce. E’ prevista la possibilità di andare in pensione un anno prima per coloro che lavorano fra 64 e 71 notti l'anno; due anni di anticipo per chi lavora fra le 72 e le 77 notti l'anno e tre anni di anticipo per chi lavora oltre 77 notti l'anno. La decorrenza sarà dal primo luglio 2009. Il beneficio interessa quattro categorie di lavoratori: lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti come da decreto Salvi; lavoratori notturni impegnati in lavori a turni, o per l’intero anno lavorativo; lavoratori addetti alle linee a catena; conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a nove posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

Ne dovrebbero beneficiare oltre 7.300 persone nel 2008, numero destinato a crescere fino a superare gli 8.800 lavoratori dal 2013 in poi.

(www.rassegna.it, 2 aprile 2008)

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