ATTUALITA'

WWW.RASSEGNA.IT

Alitalia

Un accordo è ancora possibile

di Nicoletta Rocchi
Segretaria confederale Cgil

La trattativa con Air France-Klm si è interrotta, il 2 aprile, con un colpo di scena da parte dell'amministratore delegato della compagnia aerea franco-olandese che, dichiarando di non condividere le proposte di modifica del suo piano formulate dai sindacati, ha abbandonato il tavolo del confronto ed è precipitosamente rientrato a Parigi. Per contro, la posizione sindacale, che prevedeva un ruolo attivo, limitato nel tempo, di Fintecna nel capitale e nella governance della nuova Alitalia era stata condivisa dai responsabili dell’Alitalia e di Fintecna, che si erano espressi favorevolmente proprio durante la sessione di trattativa conclusasi con il brusco gesto di diniego di Spinetta.

Eravamo dunque alla conferma del diktat, all’indisponibilità a sviluppare una trattativa di merito in cui si confrontano proposte e controproposte, fino alla mediazione finale, di comune soddisfazione. Come se il manager francese si fosse trovato di fronte a una situazione che non era quella su cui aveva avuto assicurazioni da contraenti diversi e occulti. Era la riprova del fatto che al sindacato era lasciato solo il “prendere o lasciare”, per di più in una situazione resa incerta e confusa dal pesante gioco politico della campagna elettorale. Invece la responsabilità dell’impasse è stata prontamente riversata su di noi, come risulta dalle dichiarazioni di importanti esponenti della maggioranza, in primo luogo del presidente del Consiglio, con uno scaricabarile che cercava nel sindacato il capro espiatorio dell’incresciosa vicenda, avviata male e condotta peggio negli ultimi anni di vita della compagnia di bandiera proprio dai responsabili della politica economica del governo.

Da quel momento è cominciato un gioco al massacro, specie da parte delle maggiori testate giornalistiche e di commentatori più o meno in buona fede che hanno allargato il tiro, tentando di trasformare la vertenza in un capo d’accusa verso le confederazioni, incapaci di evitare la propria Caporetto. Ma le cose non stanno così. Le nostre perplessità partono da lontano e non riguardano l’ultimo atto, cioè l’offerta di acquisizione di Alitalia da parte di Air France-Klm. Senza diritto di parola, senza cioè uno straccio di confronto, continuamente richiesto e mai ottenuto, noi non abbiamo condiviso gli ultimi tre anni. A partire da quando il governo ha continuato, a nostro avviso immotivatamente, a sostenere la gestione di Cimoli, iniziata nel 2004 all’insegna di un piano industriale che doveva essere di risanamento e che, invece, malgrado gli efficientamenti che furono realizzati con il nostro concorso – gestimmo all’epoca circa 4.000 esuberi – comportò il rapido ulteriore aggravamento delle condizio-ni dell'impresa.

Già allora Alitalia perdeva un milione di euro al giorno, a dimostrazione del fatto che i suoi problemi derivavano non dai costi bensì da incapacità reddituale e che la gestione accentuava, piuttosto che aggredire, le disfunzioni organizzative. Successivamente, la scelta della gara internazionale ci è apparsa, fin dal primo momento, come un modo disinvolto di disfarsi di scelte che invece avrebbero dovuto essere di squisita competenza governativa. Un finto ricorso al mercato per aggirare le difficoltà politiche nella maggioranza, in cui si misuravano opzioni molto diverse tra di loro.

Un altro anno di distruzione di risorse. Infine la trattativa in esclusiva con Air France-Klm, la due diligence che va avanti dalla fine dello scorso anno, per arrivare all’ultimatum “prendere o lasciare entro il 31 marzo”, pena il fallimento della compagnia. Anche in tale frangente, pur continuando a insistere sulla necessità di conoscere gli accordi politici intercorsi con i franco-olandesi, che, data la rilevanza dell’infrastruttura, fondamentale per l’industria del trasporto aereo in Italia, ritenevamo non essere di esclusiva competenza del board della compagnia di bandiera, la nostra posizione non è stata quella di respingere il confronto, ma semplicemente quella di chiedere il tempo necessario a sviluppare una trattativa di merito, riproponendo le nostre priorità: investimenti nella flotta più ravvicinati di quelli previsti dal progetto di Air France-Klm, con particolare riferimento al lungo raggio; gradualità nella riduzione dell’attività su Malpensa; integrità del perimetro aziendale, con la disponibilità ad affrontare la riorganizzazione necessaria.

Da qui a essere rappresentati come i carnefici dell’Alitalia passa una distanza abissale. E caricaturali, se non fossero soprattutto preoccupanti, risultano le analisi sui ritardi e le incongruenze del sindacato profuse a piene mani in questi giorni. Ma su tutto ciò occorrerà una riflessione più ampia che esula da questo articolo. Piuttosto occorre evidenziare l’esigenza di un chiaro indirizzo nella politica economica e industriale del paese, che, anche nella vicenda Alitalia fatica a emergere. Come finirà?

Mentre scriviamo è ancora in forse la riapertura del confronto con Air France il cui consiglio di amministrazione ha confermato rigidamente le sue posizioni. Continuiamo a puntare su un accordo che, al netto delle turbative della campagna elettorale, non solo è possibile ma anche relativamente semplice. Il nostro obiettivo resta il mantenimento della speranza di sopravvivenza di un’industria del trasporto aereo in Italia, anche all’interno di un’alleanza internazionale, senza la quale siamo i primi a ritenere che non sia possibile garantire la continuità dell’Alitalia. Con questo intento affronteremo i prossimi impegnativi giorni, a partire dal confronto in azienda e all’incontro già previsto con il governo. Se ciascuno farà la sua parte con onestà intellettuale, non ci sarà bisogno di portare i libri in tribunale.

(www.rassegna.it, 9 aprile 2008)

LINK

Alitalia

Cgil

Cisl

Uil